Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
GIORNALE
Proprietario
Fabio Centamore, lettore.


Prezzo

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194000 €
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A proposito di questo oggetto...
IL GIORNALE
di Fabio Centamore


Uscì dalla stazione. La piazza era vuota, immobile, silenziosa. Si fermò compiaciuto dopo appena quindici passi, giusto in mezzo. Non un'automobile, non un passante e nemmeno la coda al bus. Palazzi dalla facciata indifferente, il monumento a Garibaldi che scoccava vuote occhiate al nulla. Respirò l'aria stantia a pieni polmoni, come balsamica brezza montana. Davvero non era male lavorare il quindici. Niente folla, ressa o confusione. Tutti via il quindici. Attraversò la piazza lento e misurato. Che fretta c'era? Era ancora presto e poi, il quindici, nessun fornitore poteva mai avere urgenze. A metà percorso si accorse dell'intoppo. Il giornale era proprio lì, piantato alla fermata. Seminascosta dal colonnato, la macchinetta infernale lanciava luci sfavillanti. Si bloccò. Che fare? Non c'era modo di prendere il bus senza subire la tortura tibetana del giornale. L'infernale scatoletta luccicante l'avrebbe incalzato, infastidito, insistito. Non si poteva ragionare con una macchina, men che meno con un giornale. Un'occhiata all'orologio, quindici minuti. Rinunciando alla seconda colazione, poteva arrivare in ufficio anche a piedi. Arretrò di qualche passo e si infilò sotto il portico della via principale. Dopotutto, perché non godersi quattro passi per la città così calma, tranquilla e silenziosa? La giornata si preannunciava molto calda, il sole era già alto in cielo ma Urano sarebbe sorto soltanto fra un'ora. Ancora una bella oretta di fresco dunque. Insegne spente e serrande chiuse, macchine immobili, parcheggiate alla rinfusa. L'eco dei passi rimbalzava timido fra gli ampi marciapiedi bicolore e le basse volute dei portici. Si disse che, con una certa dose di fortuna, avrebbe trovato un bar aperto. Magari riusciva a farla questa benedetta seconda colazione! Si guardò intorno. Il baretto del vecchio Franco era forse lì vicino. Qualcuno, tempo fa, gli aveva detto che il vecchio stava aperto anche il quindici. Ma da che parte infilarsi? Ne era sicuro, stava in un vicoletto della prossima piazzetta. Accelerò il passo. E lì, poco prima di sbucare, fu preso dal panico. Proprio alla fine del portico, all'angolo con la piazza, scorse un altro giornale. Troppo tardi. Lo vide sfavillare, gli venne incontro vomitando i maledetti titoli in stereovisione. QUINDICESIMO GIORNO DI GUERRA! Dopo il “gran ritiro” dalle colonie di Urano, l'esercito terrestre prepara l'offensiva. Arretrò schiacciato da tutti quei caratteri multicolore. Ci provavano ad ogni giorno, da quando tutti l'avevano lasciato solo laggiù. Ma perché non gli permettevano di illudersi? Non c'era nessuna guerra, si ripeté tentando di infilare un portone deserto. Nessuno aveva abbandonato Urano, nessuno. Chiuse gli occhi per non vedere i caratteri danzanti nell'aria tersa. Era solo il quindici, continuava a ripetere, e tutti erano in vacanza.

FINE


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