Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
TETTE
Proprietario
Marco Candida, autore del romanzo "La mania per l'alfabeto" (Sironi, 2007) e "Il diario dei sogni" (Las Vegas, 2008)


Prezzo

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174000 €
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A proposito di questo oggetto...
Tette
di Marco Candida


Conobbi Manlio nel 1999 e prima che venisse ricoverato all’ospedale psichiatrico di Genova dopo essere stato a letto con Maria Luna – anche se i medici diagnosticarono un semplice esaurimento nervoso che aveva portato a galla una sindrome psicotica latente – continuai a frequentarlo per dieci anni circa. Lo conobbi all’Università. Ero iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza di Genova e il nostro primo incontro avvenne subito nella prima settimana del primo anno sui banchi del corso di Economia Politica. Manlio era il classico ragazzo bravo in tutto. Era uscito dal liceo scientifico con il massimo dei voti. Studiava con il sussidio di una borsa di studio. Da sette anni giocava a palla nuoto con risultati molto brillanti. Se non ricordo errato terminò il corso di studi laureandosi in soli tre anni e mezzo. L’anno successivo la sua tesi universitaria fu pubblicata dall’editore Laterza e venne chiamato da un paio di atenei universitari a discutere alcune delle tesi contenute nel libro. A ventisei anni superò l’esame di avvocatura e entrò in uno studio legale molto importante in Via XX Settembre. L’anno seguente acquistò una Mercedes-Benz Cabriolet. Le ragazze, sembrava gli piovessero da tutte le parti. Non era difficile accettarlo. Oltre a essere bravo, Manlio era anche molto bello, e molto popolare: una specie di eroe. In un Paese come l’Italia dove più o meno tutti quanti sembravano stentare Manlio invece non aveva mai incontrato nessun problema. Manlio però aveva un segreto: io. Non so come mai avesse cominciato a sviluppare questa strana ossessione nei miei confronti ma dopo tanto riflettere sono arrivato alla conclusione che la spiegazione migliore sia la più semplice ossia che Manlio si fosse accorto di stimarmi moltissimo. Aveva sviluppato una specie di credenza superstiziosa circa le mie capacità. In realtà io avevo sempre ottenuto risultati molto inferiori rispetto a lui; eppure più ci penso e più mi convinco che il mio caro amico fraterno credesse in me a tal punto che ogni cosa che dicevo, facevo, possedevo venisse immediatamente avvolta da una accecante luce di verità definitiva. Del resto il caso di Maria Luna sta lì a dimostrarlo, come tra pochi momenti racconterò. Bisogna dire che ho impiegato circa quattro anni per accorgermi di questa ossessione del mio migliore amico nei miei confronti, anche perché per almeno quattro anni, e poi nei quattro successivi, prima degli ultimi due, pareva proprio l’opposto ossia che fossi io ad avere una venerazione incondizionata nei suoi confronti. Negli ultimi due anni, però, dopo aver scoperto che Manlio si frequentava con Stella di nascosto da me mi risvegliai bruscamente dall’incanto. Come prima cosa dentro di me decisi di ribattezzare Manlio Maglio. Infatti mi resi conto di colpo con un’amarissima illuminazione – più simile però a un tetro cono di tenebra calato su di me all’improvviso – che in effetti Maglio avesse avuto sulla mia vita esattamente lo stesso effetto di uno di quei grossi martelli di legno a due teste che serve per battere su pali, scalpelli, cerchi di botte o forse ancora di più come una di quelle pesanti mazze di ferro che usano i fabbri, se non proprio come una di quelle macchine che si usano nelle ferriere e che deformano solidi blocchi di metallo tra mazza e incudine. Maglio aveva distrutto la mia vita. Gli esempi di come Manlio avesse eroso la mia vita sono infiniti e potrebbero dopotutto risultare tediosi. Però non mi tirerò indietro dal farne almeno qualcuno. Se compravo un paio di scarpe un mese più tardi Maglio si presentava con lo stesso paio di scarpe ai piedi, magari di un colore diverso. Durante una banale conversazione affermavo più e più volte che l’automobile dei miei sogni era da sempre una Mercedes-Benz Cabriolet rosso fiammante e tre o quattro anni più tardi ecco che Maglio acquistava con i primi soldi guadagnati proprio quello stesso modello d’automobile. Gli esempi sono infiniti, veramente. Da quelli molto banali a quelli decisamente molto più importanti. Indossavo gli occhiali da vista? Anche se ci vedeva benissimo Maglio indossava gli occhiali da vista. Mi piaceva un gusto particolare di gelato? Dopo qualche tempo Maglio correggeva i suoi gusti e mi copiava. Mi volevo laureare con una tesi sul diritto tributario? Lo faceva Maglio e io ripiegavo su una banalissima tesi di diritto penale. Sognavo a occhi aperti di vedere la mia tesi pubblicata da un editore importante? Maglio riusciva a realizzare il mio sogno. Mi esprimevo con parole positive per le collane di volumi pubblicati dall’editore Laterza? Maglio pubblicava la sua tesi universitaria proprio con quello stesso editore. Guardavo con occhi sognanti un certo studio legale in Via XX settembre? Maglio trovava modo di lavorare proprio in quello stesso studio. Come ho già detto io non facevo per niente caso a dettagli come questi. Dentro di me pensavo soltanto che fossimo amici fraterni e che al limite quello fosse soltanto il modo che Maglio aveva di piacermi e di rendermi il suo omaggio come amico. Ancora non vedevo nel suo comportamento niente di morboso, di patologico e ancora meno di malvagio. Almeno fino a quando due anni fa non presentai a Maglio la mia ragazza. A differenza del mio migliore amico io non ho mai avuto ragazze che mi piovessero da tutte le parti. A differenza sua, invece, passavo la maggior parte dei miei pomeriggi in casa o nello studiolo di avvocato che dopo molte faticose contrattazioni ero riuscito ad aprirmi e che spesso gestivo navigando in acque parecchio agitate. Qualche volta durante notti insonni dove venivo aggredito da cattivi pensieri credevo che il mio destino sarebbe sempre stato di restare in casa a farmi venire le idee che poi Maglio avrebbe utilizzato per se stesso e per tagliare i suoi traguardi e viversi la sua vita felice. Quello che si dice limitarsi a fare gli ultimi dieci metri. Poi non appena superavo la notte ricacciavo questi pensieri che giudicavo solamente stupidi in fondo alla coscienza e tornavo a vedere Maglio solo come un amico fraterno col quale, a dire il vero, mi frequentavo purtroppo sempre più saltuariamente. Poi due anni fa capitò che riuscissi a trovare l’amore durante il pranzo di nozze di un mio vecchio compagno di Liceo. Due mesi più tardi, però, commisi l’errore imperdonabile di presentare il mio amore a Maglio. Quattro mesi dopo scoprii un messaggio sul cellulare di Stella e la settimana successiva – il 19 ottobre 2007 – scoprii che Maglio e Stella si vedevano a mia insaputa nell’appartamento di quest’ultima. In effetti non venni mai a sapere se Stella e Maglio fossero effettivamente andati a letto assieme e non volli nemmeno appurarlo. Non seguii più Stella né tantomeno Maglio. Non dissi niente né all’uno né all’altra. Semplicemente mi limitai a non toccare più nemmeno con un dito Stella e successivamente circa cinque mesi più tardi – il 4 marzo 2008 – a lasciare a lei la decisione di far finire la storia. Quanto a Maglio l’episodio ebbe almeno il merito di chiarirmi ogni cosa. Ogni tessera del mosaico finì al suo posto. Per una strana forma di ossessione nei miei confronti Maglio avrebbe fatto qualunque cosa avessi fatto io. Inizialmente la cosa mi fece sentire piuttosto braccato. Qualsiasi cosa avessi provato a fare Maglio l’avrebbe fatta a un livello mille volte superiore distruggendo probabilmente ogni possibilità per me di affermarmi realmente qualora lo avessi desiderato. Quello che avevo da sempre giudicato come un amico fraterno si era dimostrato in realtà una specie di mostro pronto a portarmi via tutto. Proprio da questa considerazione, però, nacque il piano sottile che architettai per lui dopo aver conosciuto Maria Luna. Conobbi Maria Luna a una festa di coscritti circa nove mesi dopo aver scoperto le oscure manovre perpetrate da Maglio e Stella ai miei danni e quattro mesi dopo essere stato lasciato da Stella. Maria Luna aveva la mia stessa età. Ci frequentammo come amici per due mesi. Poi – il 12 settembre 2008 – finimmo a letto assieme. Per la verità consumammo il nostro primo rapporto (o i brandelli di ciò che era) nella cabina di una doccia di uno stabilimento balneare di Corso Italia a Genova. Ricordo di aver passato il pomeriggio a bere birra per cercare il coraggio di allungare le mani su Maria Luna. Mi scolai sette lattine di birra e una bottiglia di vino bianco ghiacciato. Forse e' questa la ragione per cui a differenza di Maglio attualmente non mi trovo ospite dell’ospedale psichiatrico di Genova. Maria Luna era una donna molto piacevole. Anche fisicamente non sembrava avere niente che non andasse. Almeno fino a quando nella cabina della doccia non si tolse il costume intero che indossava. Allora cominciai a strillare di brutto. Per poco quasi non mi si staccò la testa dal collo tanto forte avevo gridato. Maria Luna non aveva strane deformità o cose che non andavano. Semplicemente era brutta. I suoi muscoli, la sua pelle, la sua carne nell’insieme facevano un effetto brutto. Orribilmente brutto. A parte il fatto che non sono molto bravo a entrare nei dettagli credo comunque che anche una descrizione dettagliata della bruttezza del corpo di Maria Luna non renderebbe davvero nessuna idea. Dopo averci riflettuto a lungo posso solo ipotizzare che si tratti della qualità della pelle o del modo come i seni scendono o delle dimensioni dei capezzoli. Ancora oggi in verità non saprei dire. Comunque quando vidi quelle forme urlai, urlai e urlai. Due giorni dopo, però, cominciai a pensare di poter sfruttare questa situazione per riprendermi la mia vendetta nei confronti di Maglio. Bisogna dire che già avevo cominciato a vendicarmi di lui con qualche piccola punzecchiatura. Ad esempio gli raccontavo di essere stato al cinema a vedere film che in realtà non ero stato a vedere perché sapevo essere in tutta evidenza orrendi oppure mi presentavo con accoppiamenti di colori di evidente cattivo gusto. Mi costringevo a scegliere gusti di gelato cattivi. Bevevo intrugli alcolici disgustosi. Ciononostante Maglio trovava ogni volta il modo di copiarmi. Adesso era tutto così chiaro e lapalissiano che quel povero individuo così superstizioso e ossessionato che aveva basato tutta la sua esistenza sulla mia quasi mi faceva tenerezza. Se prima ero stato io a sentirmi braccato, adesso ai miei occhi il topolino in gabbia era diventato lui. Avevo capito il suo segreto e potevo servirmene in qualsiasi momento per fare di lui ciò che più mi sarebbe piaciuto. Maria Luna e io non avevamo rotto dopo l’incidente occorso al nostro primo incontro intimo alla spiaggia. Avevamo invece seguitato a frequentarci. Solo che quando proprio non potevo evitarlo preferivo fare l’amore con lei chiedendole di tenere addosso almeno reggiseno e mutandine. Per quanto imbarazzante ammetterlo al solo scopo di farla scoprire il meno possibile mi inventavo anche di essere un appassionato di giochi erotici con foulard e indumenti in lattice. Maria Luna accettava tutto quanto perché come mi aveva confessato da almeno una decina d’anni non aveva più avuto rapporti sessuali con nessuno cosa che non stentai a credere nemmeno per un momento. Due settimane più tardi da quello che era successo in spiaggia portai Maria Luna con me. La presentai a Maglio. Poi passammo altre serate insieme e altri pomeriggi. Così come aveva fatto Stella Maria Luna cominciò a poco a poco a parlarmi in termini sempre più positivi di Maglio. Nel frattempo il mio amico fraterno non aveva perso tempo per prendere alcuni accorgimenti al fine di sottrarmi ciò che mi apparteneva senza che potessi davvero accorgermene. Ad esempio si faceva crescere la barba visto che durante una conversazione Maria Luna aveva lasciato intendere di preferirmi con la barba oppure accoglieva me e Maria Luna in casa sua senza la maglietta chiedendo subito scusa e rimettendosela oppure ci informava candidamente riguardo i suoi lauti guadagni allo studio legale o ai costi sostenuti per acquistarsi l’appartamento. Piccole abili mosse condotte con la solita maestria che adesso forte della mia nuova consapevolezza mi limitavo tutto sommato ad ammirare senza temere più. Poi due mesi fa – il 14 agosto 2009; ho scritto questa data su un foglio, l’ho fatto incorniciare da un mio amico che di mestiere fa l’intagliatore e adesso il quadretto sta appeso sulla parete del mio ufficio accanto agli attestati di laurea e di avvocatura – Maria Luna, Maglio e io andammo in vacanza assieme a Nizza in Francia. Si trattò soltanto di un week-end lungo. Passammo qualche buona ora tutti assieme mentre osservavo Maria Luna mangiarsi con gli occhi Maglio sempre di più via via che il tempo trascorreva. Ormai capivo che entrambi fossero cotti a puntino, anche se il vero e proprio tocco finale arrivò quando confessai a Maglio che Maria Luna e io presto ci saremmo ufficialmente fidanzati e ci saremmo sposati da lì a due o tre mesi aggiungendo che a quel punto Maria Luna sarebbe stata definitivamente e incontrovertibilmente mia. Nella psiche morbosa di Maglio quest’ultimo particolare dovette probabilmente convincerlo del tutto a correre il rischio di possedere Maria Luna quel giorno stesso e per quanto sinistro possa apparire questo era esattamente ciò di cui andavo in cerca. Infatti avevo già organizzato ogni cosa appunto perché il morboso desiderio del mio ex-amico fraterno fosse esaudito e io potessi in qualche modo godermi lo spettacolo che ne sarebbe derivato. Nell’albergo mi ero premurato di ottenere due stanze vicine. Poi durante le ore trascorse assieme fino a quel momento avevo cercato di tenere Maglio il più possibile alla larga dagli alcolici – e questo non fu particolarmente difficile farlo perché bastò tenere me stesso alla larga dagli alcolici. Infine non appena sentii che l’intesa tra i due era arrivata ormai alle stelle con una scusa banale – volevo tornare a dare un’occhiata alla deliziosa chiesa russa che avevamo visitato nel pomeriggio – lasciai la mia vittima e il suo destino da soli. Invece di allontanarmi, però, li seguii senza farmi accorgere. Poco meno di dieci minuti dopo essermi “allontanato” Maglio e Maria Luna scapparono in albergo. Salirono nella stanza di Maglio. Io tornai velocemente nella mia stanza. Mi versai da bere prendendo il vino dal piccolo frigorifero e quando Maglio cominciò a urlare alzai il calice e brindai alla mia vendetta. Dopo cinque minuti di urla disumane Maglio uscì dalla stanza con i capelli bianchi. Gli occhi spiritati. Sembrava di colpo invecchiato di cento anni. Gli mancava anche un canino. Non ne sono proprio sicuro ma credo che Maglio avesse perso quel dente dallo spavento. La camicia era mezzo fuori dai pantaloni slacciati. Cominciò a sbandare per il corridoio e picchiò i pugni sulla porta della mia stanza. Io aprii la porta sorridendogli e alzando il calice verso di lui. Avanzando con gli occhi fuori dalle orbite e i capelli bianchi che ondeggiavano sinistramente davanti alla fronte e dietro la nuca Maglio si mise a farfugliare qualcosa di quasi incomprensibile.
«Le… tette… Le… Come… hai… fare… a… me… questo? Le… tette… Io… non… ho… mai… Come… Lei… È brutta… Brutta… Oh, mio DioBrutta…»


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