Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CARTOLINA
Proprietario
Mary Zarbo, lettrice


Prezzo

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70 €
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A proposito di questo oggetto...
La cartolina stregata
di Mary Zarbo

Quella mattina mi ero alzata come al solito alle 7, avevo fatto colazione con marmellata e burro spalmati su una fetta di pane tostato ed ero uscita presto per andare a comprare il giornale.
Stavo percorrendo la solita strada per andare all’edicola con la mia bicicletta un po’ vecchiotta, quando ad un tratto, guardando le vetrine, mi accorsi di un negozietto mai visto fino ad allora.
Era una rivendita di tabacchi, esponeva pipe di ogni tipo e l’interno era buio. Mi fermai incuriosita, appoggiai al muro la bicicletta (chi mai avrebbe rubato il mio catorcio?) ed entrai, come attratta da una forza misteriosa.
All’interno le pareti erano coperte da scaffali pieni di pacchetti di sigarette delle più svariate marche, il bancone era sgombro, tranne per la presenza di un registratore di cassa.
Vicino alla porta notai un espositore di cartoline. Il negoziante non si faceva vivo, anche se il campanellino posto sopra la porta aveva annunciato la mia presenza.
Decisi di dare un’occhiata alle cartoline: volevo spedirne una ad un mio amico irlandese, così cercai quella che potesse ben illustrare le bellezze del mio paesino.
La mia attenzione si posò su una cartolina che non era altro che la fotografia dell’interno del teatro comunale, chiuso da tanti anni per restauro.
La presi, chiamai per poterla pagare, ma nessuno comparve, così decisi di lasciare i soldi sul bancone e andar via.
Infilai la cartolina nello zainetto, uscii e mi recai in edicola con la mia bici. Comprato il giornale, tornai a casa. Era sabato e avevo deciso di sbrigare le faccende domestiche prima di andare a pranzo dai miei genitori. Loro abitavano in città: io avevo deciso di vivere da sola dopo l’assunzione in banca, ma vederli almeno una volta a settimana per me era vitale.
Dopo aver fatto il bucato, spazzato a terra e spolverato in giro mi ricordai della cartolina: l’estrassi dallo zainetto, mi sedetti alla scrivania e l’osservai attentamente: l’interno del teatro, benchè illuminato dal lampadario enorme che veniva giù dal centro del soffitto e dalle lampade poste sopra ogni palco, rimaneva buio; la platea si distingueva a malapena, con le sue poltrone rosse che in foto risultavano marroni.
Il fondo del teatro era intervallato da tre grandi porte; il palcoscenico (da dove era stata scattata la foto), non si vedeva. Guardai più attentamente: tutti i palchi erano vuoti ad eccezione di uno, in basso sulla destra... In un punto notai una macchia, ma no, non era una macchia, era una figura umana quella!
Presi la lente d’ingrandimento dal cassetto e la posizionai sopra l’omino: potei osservare che indossava un completo nero, dal taglio ottocentesco; era senza cappello, la mano destra alzata, nell’atto di invitare qualcuno a raggiungerlo; il volto era triangolare, ornato di un paio di baffetti; i capelli erano arruffati, lunghi, neri....

Rimasi a fissare quel signorotto d’altri tempi per qualche minuto, come ipnotizzata. Ad un certo punto cominciai ad udire, prima piano e poi a volume sempre crescente, una musica, sembrava un valzer, insieme a voci di donne, di uomini, risate, tintinnio di bicchieri. Pensai si trattasse di un film, che i suoni provenissero dal televisore dei vicini...
Mi feci forza, staccai lo sguardo dalla cartolina e mi alzai. Avvicinatami al muro non percepii nulla, anzi, il suono era diminuito e aumentò solo quando mi sedetti nuovamente alla scrivania.
In mezzo alla musica potei distinguere la voce dell’uomo: “Vieni! Che aspetti?”. Terrorizzata balzai in piedi e mi allontanai dalla scrivania. Pensai che la cartolina fosse stregata, non potei darmi una spiegazione razionale, e l’unica soluzione che trovai per sbarazzarmene fu di bruciarla.
Cercai la scatola dei fiammiferi in cucina e tornai svelta nello studio. Presi la cartolina e l’avvicinai al fiammifero acceso, ma non ottenni l’effetto desiderato! La foto mi sfuggì di mano e divenne grande a tal punto da superare la mia altezza. L’omino coi baffetti si animò e continuò a dirmi “Vieni... vieni...”, allungandomi la mano. Mi sovvenne un video musicale degli anni ’80, quello di Take on me degli A-ha! Non potei resistere oltre, mi sentii attratta da una forza sconosciuta e mi avvicinai alla cartolina gigante. A quel punto fui come risucchiata dentro il teatro che pian piano si stava trasformando in una sontuosa sala da ballo.

Mi guardai attorno impaurita ma nello stesso elettrizzata: non capita tutti i giorni un’esperienza del genere!
Cominciai a danzare da sola, non per mia volontà, ma guidata dalla stessa forza che mi aveva spinto dentro quel mondo parallelo, se così si può dire.
Volteggiavo leggiadra in quell’immensa sala e dal nulla vidi materializzarsi, prima come ombre poi con un corpo definito, delle persone, anch’esse danzanti e in abiti da ballo, tipo quelli che avevo visto nel film Il Gattopardo...
Sempre dal nulla vidi comparire dinanzi a me il signorotto che avevo visto nel palco: mi afferrò per la vita e poi prese la mia mano con tocco delicato. Cominciammo a danzare insieme, prima dolcemente, poi in modo vorticoso finchè caddi e persi i sensi.

Mi svegliai nel mio letto, e pensai di aver solo sognato... ma addosso avevo gli indumenti messi la mattina e sulla scrivania c’erano il giornale e la cartolina!
La guardai attentamente e nel palco non c’era più la figura dell’omino ma di una donna... ma sì, quella ero io!

Memore del fallito tentativo di bruciare la cartolina, decisi di riportarla subito al negozietto.

Dentro non c’era anima viva. Rimisi la cartolina al suo posto e mi girai per andarmene quando fui attratta da un’altra, raffigurante l’antico faro...

Sono passate alcune settimane da quell’avventura. Non ho voluto parlarne con nessuno, non vorrei essere presa per matta. Ogni tanto passo davanti a quella rivendita di tabacchi, ma tiro dritto.
Adesso sono di nuovo seduta alla mia scrivania e ho tirato fuori dal cassetto la cartolina: non la guardo da quel giorno...
Eccolo, ecco l’omino coi capelli lunghi che mi invita con la mano ad andare da lui! Stavolta indossa una maglia a righe e dei pantaloni blu...



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