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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
MASCHERINA "SONNI TRANQUILLI"
Proprietario
Monica Marina, lettrice


Prezzo

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549 €
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A proposito di questo oggetto...
Mascherina "sonni tranquilli"

Avete presente quelle mascherine che si mettono sugli occhi per creare un artificiale effetto-buiototale in modo da conciliare il sonno anche ai più insonni tra gli insonni? Che poi son più o meno le stesse che si usano anche in aereo nelle lunghe traversate transoceaniche. Beh, l'oggetto in questione è esattamente una di quelle.
Molto carina, davvero, l'ho acquistata come souvenir di viaggio a Berlino.
Viaggi ne ho fatti tanti. La mia casa è piena di ricordini e suppellettili tipiche varie, e allora arriva un certo punto in cui, non è che lo decidi, ma gradualmente viene naturale cominciare a comprare altro per ricordarsi dei luoghi. Un vestito anziché una palla di vetro con la neve, un paio di scarpe invece che una tazza, una borsa al posto di un poster con veduta della città. Insomma cose in qualche modo utili e funzionali invece che semplicemente decorative.
E dunque, ero a Berlino per la prima volta, e lì - come in tutti i posti dove c'è qualcuno che ci crede - era Natale. Un freddo assurdo, quello di quando non ci sono cappotti e strati e controstrati di vestiario che tengano.
Due cose importanti da sapere per inquadrare questa storia sono: che a Berlino a Natale ci sono i mercatini detti appunto "di Natale"; e che io soffro di insonnia da quando ero bambina.
Allora, girando per un mercatino di Natale di quelli con ingresso a pagamento molto suggestivi e turistici e radical chic in una bella piazza con dei fiocchi di neve che sembravano sparati finti di tanto in tanto, girando, dicevo, ho trovato la bancarella di una ragazza che vendeva vari manufatti in tessuto realizzati con materiali di recupero. Che poi oddio, di recupero, erano belle stoffette.
L'effetto visivo d'insieme era retro e attuale al tempo stesso, tipo vintage ma con un nonsoché di groovy. Trovando il tutto molto cool, mi sono decisa a cercare qualcosa di specifico da acquistare: un copri-boule, una tovaglietta all'americana, un portamonete di cotone troppo fragile... Niente mi convinceva al 100% fino a quando non ho visto loro, quelle colorate e tenere mascherine oscuranti che mi sembrava facessero proprio al caso mio, e, dopo molti tentennamenti ho scelto la fantasia che mi sembrava più originale e consona alla mia persona.
Se l'anima è inquieta, si sa, non riusciamo ad addormentarci. E queste mascherine sono paraocchi per esseri umani, che aiutano gli occhi a non vedere quello che sta intorno e di cui l'anima ha paura.
O almeno questo dovrebbero fare. Ma nel mio caso non è stato così.
La giovane berlinese che ha confezionato questa particolare mascherina, armata di tecnica e di una buona macchina per cucire o forse solo delle sue mani esperte e del suo piglio teutonico, deve aver senz'altro usato un tessuto stregato. Ne sono convinta. O almeno questo è quello che immagino, visto che - e questo è un dato di fatto, non sono chiacchiere - da quando ho iniziato a usarla non ho più avuto sonni tranquilli.
Una volta indossata, la mascherina crea un immediato effetto notte che fa cadere chi la indossa in un sonno pieno, tondo, sodo. Un sonno che per i primi minuti (o forse ore) è innocuo, un sonno regolare insomma. La perniciosità della mascherina si rivela solo più tardi, quando le immagini e i suoni e gli odori e le sensazioni tattili delle visioni oniriche cominciano a manifestarsi in maniera preoccupantemente vivida. Il fatto è che per qualcuno questi sogni potrebbero anche essere piacevoli, perché quello che capita non è altro che sognare ripetutamente il proprio ex.
Lo sognavo ogni notte, in un alternarsi di momenti belli e terribili, proprio come nella vita vera. Un attimo prima mi abbracciava, mi accarezzava sotto le coperte facendomi il solletico su quella schiena solida e quelle spalle larghe che amava tanto; un attimo dopo era lì con la sua nuova fidanzata turca a far cosacce in un romantico San Valentino in Sicilia, ricorrenza che con me aveva sempre disprezzato come squallida e commerciale, e che ora festeggiava con gran dispendio di fondi ed energie. Un momento era al telefono con me e mi sussurrava frasi sconce ed erotiche che mi facevano diventare tutta una gelatina, prima di rincasare e fare all'amore; quello dopo sbraitava, mi insultava senza motivo per i miei amici sbagliati, le mie scelte sbagliate, il mio lavoro sbagliato, i miei vestiti sbagliati e insomma la mia testa sbagliata. Mi lanciava occhiate complici in mezzo a una tavolata di amici al bar per farmi sentire unica, in quel corteggiamento impeccabile con cui mi aveva conquistata; e un istante dopo lo vedevo vergognarsi di me, e con quegli stessi occhi disprezzarmi, davanti ai suoi, di amici, se non ero sufficientemente brillante rispetto alle aspettative.
Tutto questo era spaventosamente vivido, vero. Con i colori, gli odori, i brividi dentro per la felicità e gli spasmi della colite e i conati di vomito dei momenti brutti. Mi sentivo continuamente catapultata con una violenza inaudita dal settimo cielo a non so quale girone infernale, e non erano tanto le singole situazioni a farmi male, quanto lo sbalzo dall'una all'altra.
Vorrei precisare però, che l'oggetto è in ottime condizioni, dal momento che è stato utilizzato solo per una settimana.
Più di sette giorni io non sono riuscita a reggere quegli incubi terribili che mi facevano svegliare spossata quanto un minatore o un operaio o un bambino che cuce palloni in un sottoscala per 20 ore al giorno. La prima notte non ho pensato nemmeno lontanamente che il problema potesse essere lei, quel delicatissimo oggettino con decorazione floreale. La seconda notte la cosa ha cominciato a sembrarmi strana: e va bene soffrire cronicamente di insonnia, ma di sognacci a ripetizione di solito non ne facevo. La terza notte ho cominciato a insospettirmi, la cosa era quantomeno bizzarra. La quarta notte mi sono svegliata sudata e palpitante, e ho provato a riaddormentarmi senza mascherina: non è stato facile ma alla fine ci sono riuscita e non ho sognato niente di male, o forse non ho proprio sognato niente. La quinta notte di nuovo mascherina e di nuovo incubi. Ormai non avevo dubbi. La sesta e la settima ho voluto insistere, riprovarci, avere la conferma assoluta, quasi scientifica, del maleficio attaccato a quel pezzo di stoffa.
In effetti il colmo è stata l'ultima notte, quella in cui ho deciso di sbarazzarmi definitivamente della mascherina. È stato allora che il dualismo del sogno ha raggiunto la divaricazione più insopportabile.
Io con te voglio fare una famiglia, diceva, andiamo a vivere insieme, diceva mentre mi baciava e mi accarezzava la schiena. Tu mi hai cambiato la vita, tu mi hai salvato, diceva, io senza te non saprei più come fare, diceva, io voglio stare con te perché mi fai ridere e mi fai sentire una persona migliore, solo tu puoi essere la madre dei miei figli, diceva mentre mi baciava il seno e la pancia e giù giù giù. Con te mi sento tranquillo, mi plachi le ansie, mi tocchi dove fa male dentro e sei come un balsamo sulle ferite, diceva, tu mi calmi e mi fai sentire vivo. Io con te sto andando da qualche parte, diceva, facciamo questa strada insieme perché senza te non avrebbe senso. E mi abbracciava fino a stritolarmi e farmi fondere con lui, con un impeto che forse è paragonabile solo a quello dei bambini che rivedono la mamma dopo aver trascorso un periodo di separazione da lei. Io senza parole, perché che potevo dire di fronte a tutta quella felicità insieme, lo stringevo a mia volta.
Subito dopo mollavamo la presa dell'abbraccio ed eravamo vestiti, all'improvviso, io con la faccia gonfia, i capelli sporchi legati e il naso pieno di muco, non riuscivo a respirare e singhiozzavo. Mi sembrava di soffocare, e per poco non lo facevo mentre lui mi guardava freddo, come se fossi una sconosciuta e mi diceva parole che per me non avevano senso. Aveva deciso di andarsene, lo stava facendo nel peggiore dei modi, e se non mi fossi accorta da sola, grazie alle mie paranoie, di quello che stava succedendo, lui probabilmente non me l'avrebbe nemmeno detto, non mi avrebbe dato spigazioni. Andava via con la mia collega Aurelia, a dispetto del brutto nome una bella ragazzona prosperosa e intelligente, a volte anche divertente; andava via con Aurelia che io gli avevo presentato e che gli era subito stata simpatica, con i suoi modi misurati e la sua sicurezza. Tutto il contrario di me. Piangevo e le budella si contorcevano, ero tutta intasata dal muco, non riuscivo a pronunciare bene nemmeno un fonema. Ed è così che lui se n'è andato, senza farsi troppi problemi.
Erano passati due anni e questi ricordi non mi tormentavano più, fino a quando non sono tornati nei miei sogni post-berlinesi.
E ora, se volete, la mascherina è tutta vostra. Io me ne devo sbarazzare. Mi direte che svendendola perdo un ricordo di viaggio, ma a volte nella vita è così: certi ricordi meglio cancellarli ché averli intorno è pericoloso, e il prezzo da pagare per continuare ad accarezzarli e gingillarcisi è decisamente troppo alto. Qui invece il prezzo è giusto. Ma che dico giusto, è proprio basso.
Venghino, signori, venghino: speciale per voi, mascherina “sonni tranquilli” a solo un euro...


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