Antologia - Orbite vuote

Antologia

Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CAGNOLINO
Proprietario
Gemma Gaetani, autrice di "Colazione al Fiorucci Store (Milano)" (Fazi, 2005)


Prezzo

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1000 €
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A proposito di questo oggetto...
Angel

«Pronto, si può mettere in vendita qualsiasi oggetto, vero? Bene, la prego mi aiuti, non posso parlare a voce più alta, cerchi di comprendere quanto dico seppure stia bisbigliando, mi creda non posso a voce più alta… Si tratta di un animale, un cane, un cane toy, un chihuahua toy, una chihuahua toy, il suo nome è Angel, il colore bianco, l’avevo chiamata così perché le mancavano soltanto le ali e poi invece… La vendo ad 1 centesimo, anzi scriva a mezzo centesimo, devo liberarmene, il suo valore di mercato si aggira intorno ai 1000 euro, ha il pedigree, è di razza purissima, nella mia vita era sempre stato tutto così pasticciato che almeno per lei avevo deciso di concedermi la perfezione assoluta, il massimo, e poi invece… Metta mezzo centesimo, in questo momento è di là e non può sentirmi, se solo accadesse chissà cosa accadrebbe… Chissà cosa mi accadrebbe… Ho chiamato il 113 ma non mi hanno creduta… Io credo che non m’abbiano creduta, ho sentito la comunicazione interrompersi… Non è facile spiegare, comprendo possa esserlo ancor meno credere, a tratti pare inverosimile anche a me eppure è tutto reale… Scriva anche che la venditrice richiede velocità nella transazione… Il mio numero telefonico… È… Aspetti, non ricordo bene… Aspetti… Sì, è treduetre… Diciassetteventidue… Zeroquarantaquattro... Mezzo centesimo, ha scritto? Io non sopportavo più la mia solitudine in casa, entrai in quel negozio di animali soltanto per vedere, poi ne uscii con lei tra le braccia… Era così dolce, e tenera e indifesa, abbarbicata a me come se avesse incominciato a vivere in quel momento, per mano mia, per merito mio… Sì lo so, avrei l’età per avere un figlio, un figlio mio, in casa e nella vita, ma non ce l’ho e non ho neanche un compagno, avevo diritto ad una presenza almeno animale in questa casa?, o no?, o no? Chi avrebbe mai potuto immaginare… Quando me la stringevo al petto i primi tempi mi sembrava davvero d’abbracciare un pargolo umano, non dico mio, no, non sono di quelle pazze che dicono ai propri cani o gatti «Vieni dalla mamma, ubbidisci alla tua mamma», no, questo no, ma è vero che un cagnolino non si tiene in braccio diversamente da come ci si terrebbe un neonato… Era questo il mio atteggiamento all’inizio, comprende? Di grande affetto, di sostentamento, mi rendevo conto del fatto che quella creatura sarebbe dipesa completamente da me… I primi mesi sono stati così… Poi ora lei è diventata un mostro… È successo di notte… Mi sono svegliata d’improvviso, sentivo caldo, avevo la bocca secca, la mia brutta abitudine d’addormentarmi col riscaldamento acceso… Mi sono alzata per andare a spegnerlo, ho acceso la luce e… E l’anta del mio armadio bianco era aperta, e Angel che ci stava davanti si teneva in piedi da sola… Le due zampe posteriori calzavano il paio di scarpe più alte che ho, e intorno al collo le pendeva la mia lunga collana di perle, l’unico ricordo che possiedo di mia madre, l’aveva rigirata non so quante volte… Io ho pensato ad un sogno, ad un incubo, ma non lo erano… Così ho cominciato ad urlare spaventata e lei… Lei a quel punto si è accorta che io… E ha cominciato a parlare… «Credete veramente che siamo cose in mano a voi? Pensate di poterci umanizzare, ma soltanto fin dove fa comodo a voi? Tu credi davvero che mi piacciano quegli orrendi cappottini che mi metti? Sono sintetici, mi danno prurito alla pelle, non sono di un colore che mi sta bene, il mio manto è bianco come neve, i colori chiari gli darebbero maggiore risalto! Sei così penosamente insicura di te, dai sempre ascolto agli altri, il negoziante insisteva che sembrassero fatti apposta per me perché erano gli ultimi che gli erano rimasti e voleva liberarsene, sei sempre così fiduciosa nel prossimo, tu non capisci niente!». Non potevo credere ai miei orecchi, quella che mi stava parlando era la voce tipica di un cane, quella che siamo abituati a sentire abbaiare, eppure parlava, con le parole nostre, umane… Terrorizzata iniziai a scappare verso la porta d’ingresso, ma lei mi corse dietro, e io non riuscivo quasi a credere nemmeno ai miei occhi mentre correvo con la testa voltata a guardarla e la vedevo inseguirmi, correre appresso a me, su due zampe, su due zampe avviluppate dentro i legacci di paio di sandali dal tacco a spillo e altissimo, urlava, al solo ricordare quella voce, le parole che diceva, provo un’angoscia terrorizzante: «Hai paura? Sei patetica! Dove credi di poter andare? Hai mai permesso a me di correre dove volessi, di potermene andare da questa casa? Ti sei mai chiesta se io volevo te? Ti sei mai chiesta se io volevo te? TI SEI MAI CHIESTA SE IO VOLEVO TE?»… A quel punto sono caduta a terra svenuta… Mi sono risvegliata pochi minuti più tardi, di nuovo nel mio letto, doveva avermici portato lei, che mi grattava sulle guance con le unghie com’era solita fare sul tappeto all’ingresso quando voleva attirare la mia attenzione oppure era nervosa: «Troppe emozioni poco belle per il tuo cuoricino da protagonista femminile d’operetta? Quanto sei patetica! Ecco qua, quelle donnette alle quali somigli troppo hanno sempre le guance rosse, te le arrosso io come si deve!, nessun’acqua potrà sciogliere questo maquillage!»... Ero legata mani e piedi e lo sono ancora, non si può raccontare la fatica di afferrare un telefono e digitare un numero in queste condizioni, con la paura che lei possa scoprirmi… Lei. È. Un mostro… Credo che abbia staccato la presa del telefono di casa, perché non squilla mai, da quella notte sono passati quattro giorni ed è impossibile che in ufficio non abbiano provato a contattarmi… Angel non sapeva che avessi un cellulare in carica sotto il cuscino… Lei non ha idea di quanto mi brucino questi graffi sul viso… Viene a fare i suoi bisogni qui sul letto, mette qui sopra i tappetini assorbenti che le lasciavo in cucina, dove dormiva, nel caso le passeggiate che riuscivo a portarla a fare in strada non le fossero state sufficienti… Lascia sempre il vecchio quando è pieno di pipì e pupù, il nuovo, quello pulito, lo mette sopra, ma questo non è naturalmente sufficiente a coprire gli odori, credo che lo faccia apposta… Io non comprendo tanto accanimento… Non mangio, non bevo da quattro giorni, quattro giorni! Due volte al giorno porta piatti pieni di pietanze fumanti, li porta camminando su due zampe, con quei miei tacchi, indossa sempre quelli, li porta e li consuma davanti a me, seduta qui sul letto, con la schiena diritta, come una persona a tavola… E quando ha finito mi infila in bocca i suoi croccantini, dice: «Mangiala tu quest’immondizia industriale»… Io fingo di ingerirli, li tengo nascosti sotto la lingua finché lei non lascia la stanza, poi li sputo e li spingo pian piano sotto il cuscino con la spalla, o il moncone delle due mani legate, come posso, come riesco… Non ho nessun numero su questo cellulare, l’avevo comperato il pomeriggio di quella stessa notte, non avevo mai voluto averne uno e poi mi ero convinta, non ricordo a memoria nessun numero, li avevo memorizzati tutti sul fisso… È arrivato il vostro messaggino pubblicitario e io ho pensato che… È soltanto quando lei è di là in bagno che posso arrischiarmi a provare a… Fa il bagno nella mia vasca a idromassaggio, ogni giorno, dalle cinque alle sei… Il resto del tempo lo passa qui con me, a controllarmi… Sento che nell’acqua dell’idromassaggio mette il mio olio essenziale di lavanda, almeno in quell’ora posso respirare un profumo più gradevole di questo… Quanto maleodorino i suoi escrementi su questi tappetini lei non può immaginare… Hai un oggetto maledetto di cui vuoi disfarti prima che sia troppo tardi? diceva il vostro messaggino… E sì che ce l’ho, sì che Angel è diventata davvero una cosa, un oggetto, ormai, per me… E sì che è maledetto!, sì che è maledetto… Allora è questo che riceviamo in cambio quando diamo amore?, maledizione e male?, è questo? Ha scritto l’annuncio? Dica, lo ha scritto?».


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