Antologia - Orbite vuote

Antologia

Orbite vuote
17 storie selezionate dal sito!








 

Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
REGISTRO
Proprietario
Fabio Izzo, autore del romanzo "Eco a perdere" (Il Foglio, 2005)


Prezzo

Acquista ora!


73 €
scarica racconto pdf

A proposito di questo oggetto...
Il moschettiere Greepweed

L’universo ci tiene a distanziare gli avvenimenti e a collegarli tra di loro, apparentemente in maniera inusuale, e bisogna dire che questa è una prassi a cui tiene molto davvero. Come è anche vero che le forze in grado di spostare a loro piacimento il decalogo cosmico dell’Universo, non sono poi molte...
Si va dai guardiani di Ao, ai pittori ciechi di Smirnodonte, passando per le divinità dimenticate delle paludi di Antimede...insomma, erano tutte ma proprio tutte iscritte nell’elenco delle Forze anti decalogo.
Il moschettiere Greepweed lo sapeva benissimo e di fronte a lui si stendeva un’unica lunga e noiosa strada. Doveva chiamare tutti i numeri presenti sull’elenco delle Forze Anti Decalogo e chiedere se era stato un loro intervento inaspettato, visto che sapeva come e quando ma non chi e perché.
“Latte non bollito nel universo, o verso uno, alle ore sette e quarantaquattro locali” faceva nota il rapporto. A questo punto doveva riuscire ad attribuire l’evento a chi di competenza, chiamando la responsabilità oggettiva motivandone le casualità di questa violazione non autorizzata del Decalogo.
L’elenco era lungo e incredibilmente vario ma nessuno degli interpellati reclamò la paternità dell’attentato, anche se in cuor loro, quali agenti del disordine strutturato, avrebbero voluto farlo.
Il moschettiere Greepweed si era così ritrovato a interpellare tutti i nominativi presenti nel succitato elenco senza trovare risultato alcuno.
Strabuzzò gli occhi, vuoi per la stanchezza nel dover scorrere lettere e numeri di alfabeti a volte troppo sfuggenti per la mente umana, vuoi per la meraviglia di non essere riuscito a trovare il colpevole.
Non sapeva cosa fare, nessuna procedura standard prevedeva un caso simile e nessun comma integrava l’imprevedibilità del caso, in quanto le varie forze anti decalogo, in passato, erano sempre state solerti e fiere delle loro rivendicazioni ma ora tutte si dichiaravano estranee ai fatti.
La burocrazia assillante per la prima volta non era venuta in soccorso al solerte moschettiere Greepweed che si trovò unico essere solo e presente lì al centro del tetraverso.
Il tetraverso, per chi si è distratto, è il luogo di controllo del universo, del duoverso e del triverso.
Per le teorie tetraversali e trasversali si supponeva che Nulla potesse esistere oltre il tetraverso, o a esso adiacente, chiamato con disprezzo dagli abitanti del triverso con l’appellativo poco lusinghiero di quadriverso.
Quadriverso perché era come un quadro, nulla succedeva, a parte i soliti controlli burocratici di routine e quelli tempestivi di emergenza.
Ma ora qualcosa stava succedendo anche nel quadro...ehm...nel tetraverso, quando la burocrazia si dimostrò fallibile e per la prima volta suonò l’allarme Anarchia ai quattro angoli di un mai stato così tetro tetraverso.
È bene ricontare per sicurezza, pensa Greepweed, uno, due, tre, il quattro c’è, il cinque pure, il sei con il sette e con l’otto, e il nove, ecco fatto...ci sono tutti? Quanti sono?
Nove? E no, impossibile!
E devono essere dieci!!!
Lo sa Greepweed che devono essere dieci ma il numero dieci gli sfugge, rintanato in qualche angolo della sua mente e in giro per i Verso a farsi rispettare.
Greepweed era un umanoide senziente, dai capelli corti e da una divisa simil militare che poteva ricordare l’abbigliamento dei soldati inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale (questo è quello che ricordava ai terrestri, mentre per Greepweed e i moschettieri tutto ciò era solamente la loro divisa in ordine di ordinanza), inoltre portava sopra la forma del naso un paio di visori in simil corno, un orpello che era obbligatorio portare e che classificava l’ordine dei moschettieri nel disordine dei corpi controllori.
Esistevano a dire il vero più corpi controllori dell’ordine dei Verso, ognuno dedito a svolgere compitamente il proprio dovere, intralciandosi a volte e portando vario disordine nei Verso tutti.

Greepweed per ignoranza gerarchica non sa davvero quale ordine dei controllori sia al primo posto e in aggiunta, non ricorda nemmeno il decimo passo del Decalogo, passo perché il decalogo venne concepito come un lungo cammino iniziatico che avrebbe portato i versi tutti oltre. Già oltre, non si sa dove ma oltre; e compone un numero di telefono dove a vigilare sui Verso si rivela esserci solo una “S.T.P. Segreteria Telefonica di Periferia”e allora si mise a scrivere una lettera alla sua compagna in pieno codice Decalogo, dove una rilettura avrebbe portato sempre a nuove altre scoperte ma questo, al contrario di molti, la sua compagna lo sapeva da sempre e ne avrebbe dedotto molto da subito.
Segue la lettera nelle parole del moschettiere Greepweed che in intimità si faceva chiamare tricheco dalla sua amata assegnata e nei loro giochi di amore, dove le uova venivano rotte sul ventre della vita...

Il moschettiere Grepweed era riuscito ad avere delle ottime informazione dal barbiere Bioletti di Penna Lana.
Tutto quel chiacchiericcio e quel vociare di fondo aveva aperto una pista vera e concreta.
Il barbiere Bioletti di Penna Lana grazie al consiglio dell’amico del giardiniere dello stalliere dello stagno riuscì a mettere le mani su un una lettera del dottor Sussurro.
La lettera fu poi messa in vendita all’asta olo-virtuale nella popolare case d’aste “Ibei” .Dopo averla esaminata attentamente l’acquistò con i fondi d’emergenza dei moschettieri perché questa era un’emergenza bella e buona.
“Indicibilmente trattasi di questo. Senza poter ufficialmente officiare la contestazione nella constatazione dei progressi ometto o tolgo la giuria sindacabile su quelle e nota bene dico quelle e non queste affermate già da tempo affermazioni”.

Greepweed si aggiustò gli occhiali sul naso estrapolando il testo dal suo contesto.
Che il dottor Sussurro avesse usato un codice?
Un codice? Sì ma quale? O forse due. O un codice più un verso?
Tutto ciò faceva quattro codici. Apparentemente indecifrabili a tre dimensioni, la quarta, quella dell’inconscio aveva capito tutto.
Semplicemente erano guai, immensi guai.
Schiaccia quindi l’allarme perché ci sono quattromila buche sulle strade di Blackburn nel Lancashire, ovvero un ventiseiesimo di buca ogni abitante, secondo uno studio del consiglio di contea.

Poi la soluzione in uno scoppio mentale e singolo: “Con un piccolo aiuto da parte dei miei amici si potrebbe fare”
- Hmmm si potrebbe fare. Disse deformando il labbro accanto ad un pianoforte accordato male, lì forse trovarono un accordo decisivo e universale che avrebbe fermato la Deriva dei Verso.
Un accordo a prima vista, si potrebbe dire ma non lo si dice, come se fosse amore.
E c’era bisogno di qualcun altro?
O di qualcosa altro.


altri articoli horror
acquista oggetto horror