Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CARROZZINA
Proprietario
Riccardo Dal Ferro, lettore


Prezzo

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1 €
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A proposito di questo oggetto...
La Morte in vacanza #2

Ghigni di furibonda ferinità mi circondano, cammino tra chiazze di sangue e corpi simili a cadaveri, non fosse per quell’assurda risatina isterica. Un passo dopo l’altro, la piazza si lascia scorrere come un nastro sotto di me, ed io osservo, inquieto.
Stanotte la Morte sembra essersi presa una pausa, una vacanza, forse. Immagino sia un’occupazione stressante, tra le lamentele (non sono ancora pronto; dammi ancora qualche giorno) e le offese inevitabili che si collezionano soffiando la vita fuor delle membra. La Morte ha deciso di darci una notte di tregua, ed io cammino tra gli immortali respiri di una città impazzita.
Colpi d’arma da fuoco si susseguono sull’imbrunire di questa sera tiepida, una sera che avrebbe un che di magico, non fosse per la follia che imperversa. Un ragazzino di non più di sette anni viene crivellato da una vecchietta che imbraccia alla perfezione una Uzi 340, arma di precisione letale; la gente sembra non chiedersi che cazzo ci faccia una vecchietta armata in quel modo, è più divertita a vedere il ragazzino bucato da un centinaio di colpi, al volto, al collo, allo stomaco, stramazzato sul marciapiede, rialzatosi con la velocità della risata che prorompe dalle bocche dei presenti. Il ragazzino è praticamente dissanguato, e l’anima non s’è staccata dal corpo. Lo spavento iniziale è seguito da una risata, io mi sento in bisogno d’andarmene.
Due colpi mi sfiorano la spalla destra, d’istinto mi scanso, anche se so che nulla potrebbe nuocere alla mia salute.
Una carrozzina che vola giù dal terzo piano di una palazzina, il pianto del bambino all’interno mi raggiunge distorto da un effetto doppler che non riesco a decifrare. Schianto, sangue, ancora pianto. Dalla palazzina urla: -Che cazzo hai fatto, puttana?-, urla in risposta: -Piangeva, cazzo, piangeva fino a uccidermi! Ho dovuto sfogarmi, tanto la Morte stanotte se l’è data a gambe!- Dalla carrozzina esce un neonato tumefatto e sanguinante, a carponi. Indossa un completino blu mare inframmezzato da chiazze rosso vivo. I bambini hanno il sangue così puro…
L’umanità trasforma sempre il dono in abominio, ne muta le fattezze fino a farne un giocattolo di distruzione. La Morte esiste per permetterci d’amare, e la esorcizziamo con ogni imprecazione e bestemmia possibili; la Morte scompare, fugace, per una notte, e in quella notte l’uomo si fa beffe della Natura, disintegra invece di dare un nuovo senso, si appallottola nel suo guscio di carne con un “me ne fotto” gigantesco stampato sul ghigno animalesco.
In una notte così, potrebbero cessare tutte le guerre, ci si potrebbe riconciliare, liberi dalla paura della Fine, liberi dalle superstizioni che bloccano le nostre membra. In una notte come questa, ecco che potrebbero splendere nuove speranze, si potrebbero progettare giorni nuovi, un vero futuro. Ma l’uomo non vuole ciò. L’uomo brama la propria devastazione, con ogni mezzo possibile.
Due uomini di mezza età si colpiscono ripetutamente con violenza inaudita con una mazza da baseball, a turno. -Dai dai, tocca a te!!- E giù una mazzata che stacca di netto orecchio destro e un po’ di cranio. -Ok, ora ti faccio vedere io!- E Slam! un colpo che apre in due la faccia del tizio biondo. Il tizio moro ride a crepapelle.
Vaffanculo.
Se un Dio c’è, me l’immagino crudele, a ridere di questi poveri pazzi, creati appositamente per la parodia. Dio ne ride, di questa umanità, la Morte stanotte siede accanto a lui, e beve lo stesso veleno somministrato di giorno in giorno a noi tutti, a me, a questi uomini: la follia.
Un gruppo di sei turisti giapponesi si lancia urlante e tremante d’emozione contro un muretto basso, di testa. I crani e le colonne vertebrali si spezzano, alcune ossa escono dalla schiena, i brividi al rumore dello strapparsi delle carni e dello spaccarsi delle ossa mi percorrono tutto il corpo.
Siamo liberi dalla Morte, stanotte, non dal sentimento della decenza.
La serata per me finisce con la preghiera al Dio umorista: di sovvertire, solo per me, solo per un momento, le leggi naturali. Mi piazzo di fronte ad un naziskin tutto tumefatto e senza un braccio, lo prego di spararmi con la pistola che tiene in mano. Prego il mio Dio di darmi la morte, adesso.
I sei colpi forano il mio petto, sangue fuoriesce a fiotti.
Respiro ancora.
Le preghiere degli uomini sono sempre rivolte a sovvertire l’ordine naturale delle cose, sia esso quello classico o uno diverso.
La regola è che il Dio umorista non t’ascolta. Ride più forte…


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