Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
SOLDATINO
Proprietario
Gaia Conventi, lettrice.


Prezzo

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196 €
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A proposito di questo oggetto...
(scritto con Stefano Borghi)

Caro signor Franco


Caro signor Franco, spero lei sia in forma come l'ultima volta che ci siamo visti alla Fiera del Soldatino di Ferrara.
Volevo ringraziarla per la splendida giornata passata insieme e, visto la nostra comune passione per i figurini medioevali, mi sono permesso di inviarle questa miniatura.

La miniatura che troverà all'interno del pacco raffigura un nobile del Trecento, intento a combattere una delle tante guerre di quel periodo. Io lo trovo delizioso e spero che anche lei sarà di quest'avviso. Non è mia intenzione annoiarla con particolari e aneddoti storici circa questo figurino, credo invece le interesserà molto di più sapere come ne sono venuto in possesso.

Anni or sono, ciondolando annoiato al mercatino delle pulci della mia città, tra bancarelle dell'usato, libri sgualciti e pezzi di mobilio, l’occhio mi cadde su questo soldatino. Questo minuscolo puntino colorato spiccava su di una bancarella colma di ogni genere di cianfrusaglie. Se ne stava ritto con lo spadone sguainato, tra una vecchia caffettiera ed un nostalgico carillon. Mi sono avvicinato per osservarlo meglio e mentre ero chino su di lui mi sono sentito afferrare per un braccio.
Era il proprietario della bancarella, un ometto curvo, vestito di nero dalle scarpe al cappello. Una figura gracile con lunghi capelli bianchi ed il viso segnato da un milione di rughe tra cui spiccavano occhi incredibilmente azzurri e vivaci.
“Le piace?” mi disse, artigliando il mio braccio con forza.
“Si, è dipinto bene, con notevole maestria” risposi mentre cercavo di divincolarmi da quella morsa.
“Questo non è un soldatino comune, è un personaggio particolare, molto particolare...”
Cercai di sottrarmi a quelle ciance ma il vecchio parve accorgersi delle mie intenzioni ed aumentò la stretta.
“Giovanotto, mi ascolti, non ho intenzione di venderle il soldatino, è suo, glielo regalo; però deve prestare attenzione...”
“A cosa dovrei prestare attenzione?“ chiesi in tono divertito, il vecchio ormai mi aveva incuriosito.
“Se prenderà questo piccolo guerriero e lo riporrà su di una mensola, in una scatola o in un cassetto, non ci saranno problemi; se, invece, lo terrà tra le dita e l'osserverà contando fino a cento, questi riprenderà vita per sfogare la sua rabbia. Tornerà a dimensione umana e farà scempio di coloro che si troverà di fronte, come fosse su di un campo di battaglia, poi placata la sua ira, tornerà ad essere la miniatura che può ammirare”.
Ricordo che non riuscii a trattenere una risata, questa storia mi sembrò folle. Guardai il vecchio venditore per capire se fosse pazzo, lui ricambiò il mio sguardo con assoluta serietà. Con un gesto veloce agguantò la miniatura e me la fece scivolare in tasca.
“Vada giovanotto, vada, e mi raccomando, non conti fino a cento tenendo in mano il soldatino!”
Il vecchio mi voltò le spalle tornando dietro alla bancarella, si sistemò su di una vecchia sedia sbilenca e chiuse gli occhi. Sembrava un pupazzo a cui avevano tolto le pile.

Ripresi la mia strada ma dopo pochi minuti tornai sui miei passi, volevo dare qualche soldo a quel vecchio strambo, non mi sembrava giusto portare a casa il soldatino senza pagare. So riconoscere quando una miniatura è ben fatta, e ne conosco il prezzo, questa doveva valere parecchio, mi sentivo in debito.

Franco, le sembrerà incredibile, ma tornato alla bancarella e al suo quintale di chincaglierie, il vecchio non c’era più. Seduta su quella seggiola se ne stava ora una procace ragazzetta a cui chiesi dove si fosse cacciato l'anziano venditore. Questa mi guardò per qualche secondo, forse pensò che volessi attaccar bottone, poi giurò e spergiurò che quella bancarella era sua e la gestiva da sola. Nessuno oltre a lei si era seduto su quella seggiola. Non insistetti oltre perché la ragazza pareva piuttosto convinta e i passanti avevano preso a squadrarmi come se fossi pazzo. Rifeci il giro del mercatino e dovetti constatare che non c'era ombra di quello strano individuo.

Tornai a casa ripensando al vecchio; riposi il soldatino sulla mensola insieme a molti altri e con il passare dei giorni me ne dimenticai, lasciandolo dormiente alla polvere del tempo.

Tre anni dopo, però, accadde un fatto strano. All'epoca dividevo la mia dimora con una signorina che mi dava parecchi problemi; dopo un periodo di tranquilla e piacevole convivenza, la ragazza iniziò a divenire insofferente alle mie piccole manie. Non perdeva occasione di rimbrottarmi per qualcosa .Aveva persino da ridire sulle mie frequentazioni ai mercatini e sulla mia collezione di soldatini e diorami. Sosteneva che la mia era una passione infantile e che era ora di disfarmi di tutta quella robaccia o, quantomeno, che avrei dovuto togliere i miei ridicoli tesori dai mobili e rinchiuderli in cantina.
Per quanto avessi cercato di sopportare ed ammaestrare queste sue pesanti pretese, arrivai al punto di non poterne più.

Così, una sera in cui non avevo assolutamente voglia di litigare, decisi di concedermi una passeggiata solitaria che mi permettesse di rimettere ordine nei miei pensieri e ritrovare un po' di quiete.
Prendendo le chiavi di casa dal tavolino accanto alla porta, l’occhio mi cadde sul soldatino e ripensai alle parole del vecchio venditore.
Presi in mano la miniatura e la fissai, poi, quasi a sfidare la sorte, me ne rimasi immobile e contai mentalmente fino a cento. Non sapevo esattamente cosa mi aspettassi da quell'assurdo gesto, forse speravo che qualcuno mettesse fine alla mia problematica convivenza. Non sono mai stato bravo ad esprimere i miei sentimenti e ad imporre la mia volontà, pensai che non c'era nulla di male a sperare che tutto tornasse come prima. Avrei tanto voluto dirle “Marta, levati di torno e lasciami vivere!” ma me ne mancava la forza; quando lei mi guardava mettendosi le mani ai fianchi e sollevando un sopracciglio, cacciavo giù il nodo che avevo in gola, augurandomi che tutto tornasse com'era prima che lei mettesse piede nel mio angolo di mondo.

Caro Franco, si tenga forte, quando rincasai un’ora dopo, davanti alla palazzina in cui abito trovai un gran viavai. Lampeggianti blu illuminavano la via, la polizia e un'ambulanza sostavano davanti al mio numero civico. Chiesi cosa fosse accaduto e mi informarono che qualcuno in mia assenza era entrato in casa ed aveva ucciso la mia compagna in modo orribile. Avevano sentito la poveretta urlare disperata.
All’arrivo della polizia, dall’interno dell'appartamento proveniva ancora un gran trambusto, ma quando gli agenti sfondarono la porta non trovarono nessuno. Nessuna impronta, nessun indizio. Non si riusciva a capire come il malintenzionato fosse entrato ed uscito senza essere visto. Un fantasma, così lo definirono i giornali.
L'assassino, dopo aver ucciso la mia signora, si era sfogato sui mobili e le pareti di casa con gran foga, ricordo che il particolare non mi lasciò indifferente, soprattutto quando dovetti pagare il conto del mobiliere e le opere di muratura.
La scientifica trovò solo un indizio, un frammento di metallo molto antico, probabilmente appartenente ad un arma medievale. I giornalisti ci sguazzarono per mesi mentre i poliziotti non sapevano che pesci pigliare. Io passai lunghe ore al commissariato ma il mio alibi era inattaccabile, in molti mi avevano visto uscire e passeggiare per strada. Inoltre tutti i miei vicini mi definirono più e più volte come una persona irreprensibile. Alla fine si spensero le luci della ribalta e io potei tornare alle mie miniature e alla polvere di casa mia, tutto era tornato sereno e tranquillo come un tempo.

Ho pensato di spedirle questo figurino sapendola amante, come me, di questo genere di collezionismo. Alla Fiera del Soldatino è stato davvero amabile conversare con lei della nostra passione. Mi dispiace che sua moglie non condivida il nostro comune interesse; l’ho vista sbuffare spesso, spero non si sia annoiata troppo in nostra compagnia. Per certi versi la sua signora mi ha ricordato la mia defunta compagna.

Immagino che lei non crederà ad una sola parola di quanto ha letto in questa lettera; del resto a suo tempo io avevo fatto lo stesso. Ho pensato fosse inutile tenere con me il soldatino, vista la mia intenzione di rimanere single. Non voglio rifare lo stesso errore.
Valuti quindi se posizionare il soldatino tra i tanti altri della sua collezione e dimenticare del tutto questa mia lettera o se servirsene in altro modo. Immagino sarà curioso di scoprire se quanto le ho rivelato corrisponda a verità, se decidesse di fissare il soldatino contando fino a cento, la prego di uscire di casa immediatamente dopo.

A questo punto sta a lei decidere se mettere al corrente anche la sua signora di questo strano prodigio o se far finta di nulla ed uscire per una solitaria e tranquilla passeggiata.



Care cose

Stefano


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