Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CIABATTE
Proprietario
Gaia Conventi, lettrice.


Prezzo

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1000 €
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A proposito di questo oggetto...
Golem


Osservi con stupore quasi mistico i suoi denti.
L'acciaio risplende e sembra che quei denti ti rivolgano uno sguaiato ghigno di sfida.
Le tue pupille roteano nelle orbite, impreparate alla vista di quel metallo tagliente, e risalgono al corpo da cui spuntano quelle zanne; tozzo e scuro, simile a quello di un rottweiler, pare pronto a saltarti addosso, infilandoti nelle viscere quei denti e quella lama dalla pancia piatta e tagliente.
La mano di lui impugna il “cane coltello” con poca sicurezza, trema e i denti metallici sembrano imitare quelli di una dentiera che gracchia.
Le tue pupille, strette a capocchie di spillo, risalgono ad osservare il polso, abbronzato, che esce dalla giacca del pigiama di cotone e brandisce l'arma che potrebbe squartarti tra poco meno di un attimo.
Guardando il coltello e la mano puoi scorgere il blu delle sue ciabatte.
Ti chiedi perché il tuo vicino, prima di vestirsi per andare al lavoro, abbia deciso di ucciderti.
In un flashback vedi le tue budella sul prato di casa, in mezzo alle giunchiglie, a far compagnia ai vermi che infestano quella terra grassa, concimata all'occorrenza ed acquistata al garden qualche giorno prima.
Ti chiedi perché quel mercoledì mattina sia cominciato così.
Perché il tuo vicino impugna quell'arma da taglio con zanne da tigre?
Lui sbava come un cane, come quel cane, dalla dentatura d'acciaio al cobalto, che fende l'aria anche senza muoversi.
«La radio!»
Dice lui rauco, con stizza, con un odio trattenuto a stento.
Una voglia matta di tagliarti a pezzi, gliela leggi in quello sguardo torvo.
Vorresti chiedergli di ripetere, forse non hai capito bene.
La radio? Gli chiederesti quale radio ma temi di fare una gaffe inappropriata e questo non è il momento di commettere errori.
Lo chiedi a te stesso. Quale radio sarà? Credi di capire che il tuo vicino, impazzito all'improvviso, voglia derubarti di una radio, forse l'autoradio o forse lo stereo di casa, armato di quell'orribile Golem appuntito e dai denti di belva.
Rimani zitto, sai che arriverà il fendente, arriverà al tuo stomaco e tu cadrai sul prato, con aria stupefatta. Perché stamattina devi crepare nel giardino della tua bifamiliare?
Lui continua a chiederti di questa fantomatica radio ma, vedendo che non spiaccichi parola, passa ad altro astruso argomento.
«La tua auto!»
E questo già ti è più chiaro, in famiglia ne avete soltanto una, la vecchia Fiat Uno bianca che tira a campare finché non deciderai di accollarti l'ennesimo debito.
La tua auto.
Cosa ci vorrà fare il tuo vicino con quella Fiat decrepita? A stento va ancora in moto, è un catorcio che chiede a gran voce l'estrema unzione.
Immagini, mentre osservi le sue ginocchia che tremano quanto le tue, che la tua macchina venga buona per farci una rapina. Nonostante la vetustà del mezzo, sono ancora molte le Uno in circolazione. Auto adatte a non dare nell'occhio, anche se tu, visto che i tempi cambiano, avresti optato per una Punto grigia.
Ma lui insiste, addirittura gira il busto di tre quarti e indica la tua macchina con la punta della feroce “bestia coltello”.
Potrebbe essere il momento buono per buttarsi a terra, fare una capriola atletica e saltargli addosso. Disarmarlo, atterrare lui e il suo maledetto pigiama, tenergli la lama a far ombra alla carotide per chiedergli, finalmente, di cosa diamine sta parlando.
Ma non lo fai, tu non sei Rambo e lui è un marcantonio.
Il coltello, cane che ringhia, è ancora lì, ora rivolge a te la sua massima attenzione e il polso di lui non trema più così tanto.
Il tuo vicino, nel giro di qualche minuto, armato ed alterato, ti ha chiesto la radio e l'auto.
Si sa che ai matti bisogna dare ragione e quindi non ti sogni nemmeno di chiedere spiegazioni o, ancora meglio, di fargli notare che sta facendo la parte del pazzo furioso.
Potresti chiamare a gran voce, potresti chiedere aiuto.
Le tue orbite, che ospitano quegli spilli d'occhi che rimangono incollati al feroce “mostro coltello”, ordinano alle pupille di guardarsi attorno e di cercare aiuto.
Nella dimensione temporale di stamani, di un giorno come un altro da passare in ufficio, da passare alla mensa aziendale e da passare su quella Fiat Uno per far ritorno a casa, il tuo vicino in pigiama è l'unica anima, oltre alla tua, che spunta all'orizzonte.
Sono le sei di mattina.
Per qualche motivo che non conosci, non credi d'essere stato tu ad avvicinarti d'un passo, il becco nasuto della “bestia coltello” si è fatto più vicino ai tuoi organi vitali.
Le tue pupille, assorte nel non vedere nulla di vivo attorno a voi, hanno scordato di prestare attenzione alle ciabatte blu e queste si sono mosse nella tua direzione.
Lo ritieni un pessimo segno.
Più il “cane coltello” ti è vicino e minori sono le tue probabilità di scansarne il morso.
Sei al punto di partenza. La radio, la tua auto. Sono due richieste che non comprendi.
Le tue sinapsi sono alla spasmodica ricerca di altri dati con cui comparare questi, altre informazioni che possano rendere intellegibili quelle che, ancora, ti sembrano richieste prive di senso.
La mano è spazientita, così come il polso, le ciabatte e la bestia d'acciaio mordace.
Lui esclama, di nuovo, serio e con decisione:
«Tua moglie!»
Questo però non puoi accettarlo.
Il tuo vicino è impazzito, fin qui non ci sono dubbi.
Stamattina ha deciso che prima d'andare al lavoro deve derubarti, a mano armata, di una qualche radio, forse una vale l'altra, e della tua auto. Ma tua moglie?
Possibile ritenga che gli darai anche la tua donna in cambio della salvezza delle tue viscere?
Flashback su tua moglie. Tua moglie non sopporta quel vicino che si lamenta del batti e ribatti dei tacchi alti sul marmo di casa vostra. Il tuo vicino, come logica vuole, odia tua moglie e i suoi tacchi. Odia tua moglie che stende in giardino e deturpa la skyline delle villette, la odia anche quando canticchia durante i lavori di casa o quando accende la radio che, in tua assenza, le tiene compagnia.
Il tuo vicino e tua moglie si odiano; tu, fino ad ora, non avevi mai valutato d'odiare o meno quell'uomo. Al momento, visto le richieste assurde e pressanti, ti senti di dire che sì, lo detesti.
Sì, gli pianteresti in gola la dentatura dello “squalo coltello” e sì, rimarresti lì a guardare che i suoi polmoni, svuotati d'ossigeno come palloncini da fiera, si accartoccino emettendo un rauco gorgoglio.
«Se sento ancora la radio fino alle due di notte...»
Inizia a dire con cautela, come se avesse un lungo elenco da snocciolare e non volesse scordare alcun punto della lista.
«Se ti azzardi ancora a parcheggiare la tua dannata auto sfatta davanti al mio passo carraio...»
Guardi l'orizzonte e vedi che la tua Uno è davanti al suo cancello, il cancello porta al suo garage, nel garage c'è la sua auto.
«Se tua moglie si azzarda ancora a stendere quei suoi mutandoni a fiori in giardino...»
Mentre tu valuti che forse la lingerie della tua donna non è all'ultimo grido.
«Lo vedi questo coltello?» e te lo rotea vicino alle nari che quasi puoi sentire il profumo maligno dell'acciaio.
«Con questo coltello ti taglio i fili da bucato e ti ci impicco!»
Le ciabatte girano su se stesse seguite dalle ginocchia e dal resto del pigiama.
Te ne rimani lì, con le budella intatte, le viscere al loro posto, la gola arsa dalla polvere che lascia la paura.
Non è facile avere rapporti di buon vicinato, il Golem si annida in ognuno di noi; forse basta impugnare un coltello, indossare un pigiama e delle ciabatte blu per trasformarsi in un mostro.
I fili da bucato ondeggiano nella brezza della mattinata che sta per iniziare, assapori l'idea di cambiare casa. Ti guardi intorno, le giunchiglie ti accarezzano i piedi. Peccato cambiare casa, ma puoi sempre decidere di cambiare vicino.
Anche tu, nella scarpiera del ripostiglio, hai un paio di ciabatte blu.


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