Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
ARACHIDI
Proprietario
Marco Candida, autore del romanzo "La mania per l'alfabeto" (Sironi, 2007) e "Il diario dei sogni" (Las Vegas, 2008)


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A proposito di questo oggetto...
La migliore ragazza pom pom del campus era un licantropo


In buona sostanza questa è la storia di un vampiro che durante una notte di luna piena succhia il sangue a un licantropo, ma come sempre c'è molto di più, e come sappiamo bene a noi che stiamo qui radunati intorno al fuoco di un campo estivo a due passi dal lago Manitoba in Canada nella mezzanotte di ogni giovedì della sostanza di una storia non è che ci importi troppo. A noialtri anche se ci piacciono ossa, zanne, teschi, quando si tratta di una storia, in realtà, preferiamo che ci sia sempre parecchia carne attorno alle ossa, che ci sia ancora tutta la buccia sui teschi, e ci siano anche occhi, capelli, e che si possa distinguere chiaramente il maggior numero di dettagli possibile dell'animale molto grosso che sappiamo prima o poi a un certo punto della nostra storia si solleverà per mostrarci le zanne.
Lasciatemi dire subito chiaro, però, che il licantropo in questione si chiamava Patti Emerson. Patti era la miglior ragazza pom pom alla University of North Dakota giù a Grand Forks nello Stato del North Dakota. Almeno lo è stata senz'altro nel 1987 e in verità lo è ancora a tutt'oggi, anche se non si può negare che forse aver fatto parte dei Lupi Mannari Struccati almeno in questo l'abbia aiutata. Insomma, chi sarebbe stato il pazzo che avrebbe osato contraddire quella gente? Nessuno. A quei tempi se qualcuno di loro diceva: “Oggi dal cielo pioverà piscio” avrebbe anche potuto mettersi a piovere chardonnay, ma quel giorno, potete stare certi, sarebbe passato alla storia come Il Giorno Del Piscio Che Veniva Giù Dal Cielo di Grand Forks.
Io l'ho conosciuta molto da vicino, quella gente. Nel '87 da Boco Raton nella contea di Palm Beach in Florida ero finito nel North Dakota per prendermi un PHD in scrittura creativa. Si diceva che ci fosse gente in gamba a insegnare laggiù, a parte le tempeste di neve, il sole che calava alle quattro del pomeriggio per cinque mesi di fila e la temperatura a venti gradi fahrenheit sotto zero per due e alle volte anche tre mesi l'anno. Del resto, mi ero proprio stancato di fare surf nelle spiagge della Florida e di sognare con tutti gli altri ragazzi di andare a prendere le onde da qualche parte a sud dell'Australia. Sole. Mare. Falò. Sembrerà incredibile ma non ne potevo più. Volevo la neve. Il freddo. L'inverno. Il tepore. Ancora oggi la stanza da bagno dei miei genitori a Boco Raton esplode letteralmente di riviste sul surf. Figurarsi vent'anni fa... Un giorno o l'altro le assi del pavimento di legno cederanno e le riviste finiranno nello scantinato sottostante oppure uno dei muri a causa della pressione esercitata dalle pile e pile di riviste si spezzerà in due e il soffitto crollerà. A casa mia si sono prodotte tonnellate della migliore merda di tutta la Florida leggendo quella roba: tavole, onde, spiagge, california, australia. Insomma, dovevo fuggire. Trovare me stesso. Che cazzo, a ripensarci ora, non lo so nemmeno più.
Comunque, nel 1987 eccomi a Grand Forks, nel North Dakota. A quei tempi la cosa più interessante della terza città in ordine di grandezza dello Stato del North Dakota erano le basi missilistiche. Con i Lupi Mannari Struccati un paio di volte le abbiamo anche visitate – ossia ci siamo avvicinati di un bel po', che è quanto basta in casi come questi per usare il verbo visitare. Adesso credo che tutto quel ferro sia stato in gran parte smantellato. Per il resto, c'era poco più che niente. La maggior parte del tempo la si passava al campus. Io la passavo sulle gradinate dello stadio che ancora oggi si trova in 2th Avenue. Non so oggi, ma negli anni '80 era frequentato da un numero impressionante di ragazze e quelli erano ancora tempi in cui le ragazze avevano un po' di rispetto per noi maschietti e non si ingozzavano di panini con le polpette come dei camionisti, ma cercavano di controllare la circonferenza dei loro sederi e di piacerci, perdio. Così bazzicavo quei posti.
Bisogna dire che i ragazzi del Grand Forks Central Football ci davano dentro da morire. A volte le prendevano. A volte le suonavano. L'importante, però, era non sfigurare con quelli di Red River. Perdere con loro praticamente era perdere l'intera posta – se mi spiego. Li ho conosciuti tutti, i migliori. Non proprio grandi amiconi, no di certo, ma con alcuni mi sono fatto una birra o due o una partita a freccette giù nell'unico locale decente della downtown a due passi dal ponte che ti porta diritto nel Minnesota. Mike McKay, ad esempio. Che tipo! Adesso è sposato con tre figli. Vive ad Arden Hills, in Minnesota. Ha passato il ponte, il vecchio Mike, anche se non si può dire esattamente che sia andato troppo lontano da quel dannato frigorifero che è Grand Forks. Un altro che ricordo bene è Vaughn L. Gerken, Jr. Lui s'è sistemato a Holmen, nel Winsconsin. Roger Burris, invece, adesso sta a Lincoln nello Stato del Nebraska. Rob Jacobson. Scot Erickson. Eh, ce ne sono parecchi... Stanno tutti nel sito che hanno messo nell'Internet da non so quanto. Basta digitare Grand Forks Central Football, e lì li trovate tutti.
Frequentando lo stadio ho conosciuto i Lupi Mannari. In quel periodo a Grand Forks andavano le confraternite. Bande. Sette. Ce n'era per tutti i gusti. Oggi credo che di tutto quel fermento siano rimasti soltanto i gruppi meno facinorosi come i Pi Kappa Ki al 407 di Cambridge Street e i Sigma Nu al 2808 di University Avenue. Però a quei tempi le due confraternite più agguerrite erano i Lupi Mannari Struccati e i Vampiri Con I Denti Rotti. Perché diavolo si chiamassero con quei nomi, non sono proprio in grado di dirlo. Non lo sono mai venuto a sapere e per la verità nemmeno mi è mai interessato troppo. Comunque, ciò che importa è che nell'agosto del 1987 ne sono entrato a far parte, e se per caso vi state chiedendo come ci sia riuscito, la risposta è molto semplice: ho tirato un sacchetto di noccioline tostate Sunny Nut in faccia a un tizio che si credeva di fare lo sbruffone con Patti Emerson.
Non so esattamente perché l'abbia fatto. Io non avevo mai fatto niente del genere prima di allora. Qualche pestaggio in riva al mare al chiaro di luna e dei falò sulle spiagge di Boca Raton – come quella volta con Minnie Lo Schivo allo Spanish River Park. Una volta al Red Reef Park ricordo di aver dato sul muso la mia tavola da surf a un autentico bestione. Mai lanciato sacchetti di noccioline tostate a nessuno prima di allora, però. Probabilmente doveva essere successo per il fatto che quelle noccioline oltre a essere tostate erano salate. Il sale mi fa alzare la pressione terribilmente, sapete. A parte le stronzate, però, quel ciccione, quel perfetto perdente col cappellino Deere calcato in testa, quel giorno stava proprio esagerando con Patti Emerson. Aveva allungato le manacce e non solo la stava palpando ma vi giuro che gli ho visto mezzo metro di lingua fuori dalla bocca, a quel porco. Così gli ho buttato addosso il sacchetto di arachidi. Il sacchetto gli ha colpito la faccia. Subito il ciccione s'è staccato da Patti, ha fatto due passi indietro e ha alzato le mani al viso. Poi ha cominciato a diventare viola. La cosa davvero agghiacciante è che nemmeno tossiva. Stava lì con la bocca spalancata e non faceva un verso, non emetteva un suono. Una nocciolina doveva avergli ostruito proprio del tutto una corda vocale. Gli ostruiva sangue, respiro, suoni. Tutto quanto. Il ciccione è crollato sulle ginocchia. A quel punto sia io che Patti ci siamo precipitati a prenderlo a pugni sulla schiena lardosa, fin quando il cappellino Deere non gli è volato dalla testa e si è posato capovolto sul cemento della gradinata dello stadio proprio a un passo davanti a lui e subito dopo la nocciolina che lo stava facendo morire soffocato gli è schizzata di bocca andandosi a depositare giusto dentro al cappellino. Mentre lo aiutavo a rialzarsi, afferrandolo da sotto un'ascella sudata, ricordo di avergli anche detto: “Hai fatto canestro, campione”.
Patti era rimasta talmente impressionata – un surfer della Florida che la salva da un maniaco ciccione il tutto concludendosi con il canestro di una nocciolina Sunny Nut in un cappellino Deere – che non soltanto quella sera ho avuto con lei una cena a base di hamburger vegetariani (io li chiamo hamburger con la carne di fagioli) e coca cola light, non soltanto mi ha stampato un bacio sulle labbra poco prima di sgambettare nel suo appartamento studentesco nel complesso residenziale messo a disposizione dall'università (Patti veniva da Denver, e se male non ricordo studiava Chimica), cosa che avrebbe onorato uno qualsiasi dei tredicimila studenti iscritti ai corsi della University of North Dakota di Grand Forks, ma due sere più tardi addirittura mi ha proposto di entrare a far parte della confraternita dei Lupi Mannari Struccati.
All'epoca non sospettavo minimamente che la storia che circolava sul conto di Patti Emerson fosse reale. Adesso, invece, mi rendo conto che fosse tanto più reale quanto più circolasse. Evidentemente Patti e i ragazzi avevano scelto di nascondere il loro segreto gridandolo ai quattro venti. Per farla breve si diceva che Patti fosse un licantropo. Si diceva che nelle notti di luna piena le tette di Patti da palloni da basket che erano diventassero due canotti, che la sua zazzera bionda crescesse a dismisura e che l'organo genitale le si allargasse e... sì, se ne raccontavano parecchie, e come è ovvio, trattandosi della migliore ragazza pom pom della storia dell'università quasi tutti i racconti viravano invariabilmente molto presto sul quasi pornografico.
C'erano, però, anche storie più assurde. Si diceva ad esempio che la razzia di barbabietole avvenuta nei tre anni precedenti nelle fattorie di Grand Forks fosse opera di Patti Emerson. In effetti, però, questa era solo una cavolata immensa: primo perché un licantropo che mangia quintali di barbabietole è una cavolata e basta e secondo perché almeno stando alle mie ricerche da nessun giornale dell'epoca e da nessun'altra fonte scritta o filmata è possibile ricavare notizie di razzie di barbabietole nelle fattorie che si trovano nel perimetro di Grand Forks. C'era stato il caso di un paio di bisonti travolti da un autocarro Iveco 109 che trasportava legname sulla strada per Fargo. Dopo lo scontro con i due bisonti l'autocarro è diventato un groviglio di ferraglia e il conducente è venuto via dall'abitacolo poco prima che lì cominciasse ad arrostire tutto in seguito a una esplosione che dovevano aver sentito anche gli antenati dei nativi Sioux. Il fatto che ho appena raccontato sinteticamente risale al 1983 e tuttavia giustifica solo in piccolissima parte le storie che circolavano attorno a Patti e che la volevano una mangiatrice di carcasse d'animali. Non appena un gatto o un cane scomparivano, si diceva che fosse stata Patti La Lincatropa a mangiarseli. Se, invece, si trattava di qualche marito bell'imbusto che dall'oggi al domani decideva di abbandonare moglie e figli per scomparire nel nulla, la storia che attribuiva a Patti la responsabilità della scomparsa si ingrandiva di volta in volta di un numero incalcolabile di dettagli di genere sessuale. Tutte soltanto dicerie, però, senza un briciolo di reale fondamento.
D'altra parte, se parliamo di questo, il mito del nostro Paese baluardo di libertà, democrazia e capitalismo è alimentato in gran parte dalle dicerie. Cosa dire ad esempio del numero di leggende, storie e storielle che circolano attorno alle confraternite? La realtà è che tutti noi che abbiamo frequentato le università americane sappiamo di essere entrati a far parte pressoché automaticamente di una o molto più spesso più confraternite. A livello universitario le confraternite sono soltanto un modo per poter contare su una famiglia in mancanza di quella biologica: per poter contare sempre e comunque su qualcuno. Per quanto riguarda la mia iniziazione ecco quello che posso testimoniare: ho dovuto, tra le altre cose, impararmi a memoria una sfilza di nomi e cognomi dei membri più importanti con il relativo anno di ingresso nella confraternita. Oltre a questo ho dovuto rivolgere una sorta di intervista a un membro più anziano (a me era stato assegnato Michael Keankate, che adesso insegna non so più quale materia nell'università di Champaign-Urbana nell'Illinois) della quale ho dovuto poi render conto per iscritto. Ho dovuto preparare un saggio sul perché abbia voluto entrare a far parte del gruppo – e io sono stato quasi tentato di intitolare il saggio direttamente Patti Emerson. Poco altro. Non mi sono mai dovuto stendere su un binario in attesa di scansare un treno all'ultimo momento. Non ho dovuto bere pozioni magiche. Niente di tutto questo. Voglio dire, forse le altre confraternite fanno cose da società segrete, e non voglio salire in cattedra e sostenere il contrario. Voglio, però, far notare che nella mia confraternita uno dei suoi membri era affetto da una evidentissima forma di licantropia cosa che ho potuto verificare io stesso con i miei occhi. La mia conclusione quindi è: se certe cazzate non le facevano i Lupi Mannari Struccati, perché avrebbero dovuto farle, tanto per dire, gli Skulls&Bones da dove tra l'altro sono usciti personaggi di tutto rispetto come George Bush o John Kerry? Adesso ci scommetto che vi starete chiedendo se sono repubblicano... Bene, vi dirò che lo sono stato. Fino a George W. Bush, ovviamente. Forse ai suoi tempi negli Skulls&Bones giù a Yale si deve essere davvero cominciato a praticare qualche rito strano... Non è del tutto incredibile, pensarlo... Non se si pensa a un tipo come George W. Bush.
Certo, le dicerie che circolavano sull'altra confraternita più importante di Grand Forks – i Vampiri Con I Denti Rotti - erano cento volte peggiori. Riti orgiastici. Pentacoli. Teschi. Espliciti richiami a riti esoterici e satanisti. I simboli dei Lupi Mannari Struccati al massimo erano i pom pom, una palla da football e l'icona di Michel J. Fox nel film Voglia di Vincere che più o meno tutti quanti noi della confraternita all'epoca portavamo nel portafogli assieme a dollari in contanti (pochi di noi potevano permettersi una autentica carta di credito) e preservativi. I Vampiri Con I Denti Rotti, invece, erano assai più feroci. Però, quelli che avevano più potere restavamo pur sempre noi. Immagino anche perché: sarebbe bastato uno sguardo con gli occhi rossi o con le zanne bene in mostra da parte di Patti Emerson per indurti a pensare che il potere era nostro e che contro di noi era meglio non mettersi. Oh, sissignore, credetemi. A dire la verità, non mi è mai capitato alle riunioni dell'appartamento di Demers Avenue che l'università aveva messo a nostra disposizione e dove Patti Emerson (e, a dire il vero, Brian LoBay, Simon Takarowski e Brigitte Samuelson) spendeva gran parte del tempo (e di questo tempo ne passava la maggior parte sotto le lenzuola con Simon Takarowski, come Eddie Slaveman mi aveva confidato più volte) ecco, non mi era mai capitato durante nessuna di queste riunioni di vedere strane manifestazioni di licantropia da parte di Patti né di nessun altro. Però, per quello che racconterò tra poco, mi ci potrei giocare l'anima che Patti Emerson fosse un vero lupo mannaro.
La cosa ancora più sconvolgente era che nessuno di noi avrebbe mai sospettato che uno dei membri dei Vampiri Con I Denti Rotti potesse essere per davvero un vampiro. Nessuno ne aveva mai sentito parlare nelle aule o nei bar dell'università. D'altra parte in questi anni mi sono convinto che ogni confraternita ha qualche genere di segreto al suo interno – anche se non proprio quel genere di segreti che si vedono nei pop-corns movies confezionati per il cinema: e se alcuni tendono a esibire altri si limitano in maniera meno subdola e più tradizionale a nascondere. I Vampiri Con I Denti Rotti avevano nascosto. Avevano camuffato. Avevano usato i riti satanici per camuffare che uno o più tra i loro membri - questo non sono proprio in grado di dirlo - bevessero sangue umano e potessero vivere solo la notte perché per loro farlo non era soltanto una perversione ma una assoluta necessità biologica. Così la penso. Così anzi la raccontano i miei occhi e quelli dei ragazzi con me quella notte alla Grande Festa del Grand Forks Central Football allo stadio in 2th Avenue.
Per dirla tutta la Grande Festa inizialmente avrebbe dovuto svolgersi nello stadio di hockey a due passi da quello di football. Menziono questo particolare, perché mi fa piacere ricordare il luogo dove ho vinto ben due dei memorabili tornei di shuffle board che lì venivano periodicamente organizzati. In ogni caso nel 1996 lo stadio in 2th Avenue è stato chiuso. Adesso il solo stadio di hockey è quello che si trova nel complesso che comprende la libreria universitaria – il quale anche se non c'è proprio da andarci orgogliosi ad ammetterlo appartiene alla potente e ramificata catena Barnes&Nobel. Essendo rimasto a Grand Forks soltanto per un anno – e se pensate che sia andato via a causa del freddo o perché sentivo mancanza del mare, vi sbagliate – devo precisare che tutte queste informazioni sono soltanto di seconda mano e probabilmente non sono nemmeno così attendibili. E' Jimmy DeLuca a passarmele. Ogni tanto sento per e-mail Jimmy che oggi è felicemente scapolo nella cittadina di St. Louis nel Missouri. Jimmy e io siamo rimasti amici, ed è naturale dopo quello che ha visto assieme a me e Sabine Robertson alla Grande Festa nell'ormai lontano 1987. Cose come queste creano un legame di ferro e cemento – se mi spiego.
Ciò che abbiamo visto quella sera è stato un lupo mannaro e un vampiro accoppiarsi davanti ai nostri occhi. Del resto, che accadesse era nell'aria. Mai visto una ragazza far ballare così tanto le tette davanti a un uomo come quella sera - a partire dalla mezzanotte - Patti Emerson aveva fatto con Pete Jameson. Diavolo, avrebbe potuto rimettere a lucido un grattacielo in un paio d'ore tanto muoveva velocemente quelle dannate poppe. Avrebbe incantato una squadra di serpenti a sonagli con il suo toppino arancione e i pom pom fucsia. Altro che qualche alcolizzato studente universitario. Patti aveva preso di mira Pete dall'inizio, non appena questi si era materializzato alla festa come al suo solito intorno alla mezzanotte. Pete Jamenson era noto all'intera università non soltanto per le sue doti di leader all'interno della sua confraternita, ma anche perché in pratica proprio come ogni vero vampiro si faceva vedere soltanto al calar delle tenebre – e come facesse con gli esami, questo rimane a tutt'oggi un mistero irrisolto.
Comunque, Patti si era messa a strusciarsi sulla casacca di Pete quasi da subito. Noi eravamo completamente scandalizzati dal suo comportamento. Qualcuno di noi glielo aveva anche detto di piantarla. Quello era uno dei membri dei Vampiri Con I Denti Rotti, che cazzo! Cosa le prendeva? Erano i nostri diretti concorrenti. Patti, però, era andata avanti ugualmente. Quella sera persino Simon Takarowski s'era preso un manrovescio quando aveva cercato di dissuaderla dal persistere in quell'atteggiamento. Simon non aveva fatto una piega e si era allontanato dalla festa. Inizialmente mi ero chiesto come fosse possibile che Simon Takarowski avesse assunto un atteggiamento tanto deferente. Solo dopo aver scoperto chi davvero fosse Patti Emerson, mi sono reso conto del perché. Simon non era succube di Patti, come senz'altro devo aver concluso in un primo momento. Semplicemente era a conoscenza dei suoi poteri e per questo la temeva.
Non sono in grado di dire se tra Patti e Pete ci fosse stato qualche precedente prima di quella sera. Se c'è stato qualche incontro tra loro due, allora credo di poter affermare con sicurezza che nessuno nella confraternita ne fosse a conoscenza. D'altra parte mi riesce difficile ipotizzare che Patti e Pete potessero essersi incrociati casualmente per i corridoi dell'edificio universitario o in qualche aula. Non soltanto perché Patti studiava Chimica e Pete studiava Diritto e questo riduceva al minimo la possibilità di incrociarsi casualmente, ma anche perché come ho già detto Pete Jameson era uno dei tipi più invisibili ed enigmatici dell'intero campus universitario. Si diceva che Jamenson fosse tanto più popolare quanto più impalpabile. Tanto per dare un'idea vaga di che cosa fosse stato capace di fare quel tizio, Pete aveva vinto una borsa di studio pazzesca. Inoltre cosa che lo rendeva assai odioso ai miei occhi era riuscito a vincere un premio letterario nello Stato del Minnesota dell'importo di quindicimila dollari: il MidKnight Fellowship. Se Pete Jameson non era una specie di leggenda, poco ci mancava. Lo stesso si può dire per Patti. All'inizio di questa storia sono stato abbastanza ingiusto con lei. Ho detto infatti che la sua popolarità fosse dovuta in gran parte all'appartenenza alla confraternita dei Lupi Mannari Struccati, ma questa suona più che altro come una malignità. Innanzitutto perché Patti costituiva l'anima stessa della confraternita, anche se, di fatto, lei non ne faceva ufficialmente parte, ma l'appoggiava dall'esterno. Poi perché prima di approdare allo sport di cheerleading quella ragazza aveva ottenuto risultati invidiabili nelle discipline della danza e della ginnastica. Non so dirlo più precisamente di così, perché non sono diventato maniaco di Patti Emerson al punto da arrivare a creare una specie di dossier su di lei e anzi devo ammettere che dopo la faccenda capitata alla Grande Festa del Grand Forks Central Football ho cercato in gran parte di dimenticare e soltanto ultimamente mi sono messo a fare un po' di ricerche nel tentativo di capire meglio se quella sera abbia avuto soltanto allucinazioni oppure al contrario fosse stato tutto reale, in ogni caso di Patti Emerson si diceva che fosse una specie di maestra nella disciplina del trampolino elastico – cosa che indubbiamente all'epoca deve avere alimentato anche le più torbide fantasie attorno alle sue straordinarie abilità sessuali. Comunque, a dirla tutta Patti aveva anche partecipato come stunt a un paio di pellicole per il cinema: un paio di college-movies girati in economia a Sacramento, in California che credo siano finiti soprattutto nei circuiti alternativi delle pellicole trasmesse per i cinema estivi all'aperto. Insomma con tutto questo voglio soltanto suggerire che è possibile che i due cavalli di razza si tenessero d'occhio già da tempo e che in pratica fosse scritto nelle stelle che prima o poi dovessero incontrarsi e fare scintille.
La Grande Festa del Grand Forks Central Football si svolgeva sull'immenso tappeto verde del campo. Succedeva proprio di tutto. Tanto per rendere l'idea a un'estremità venivano sparati razzi artificiali, mentre dall'altra parte un gruppo di studenti vestiti ancora con le divise del Grand Forks Central Football cantavano a squarciagola l'inno della scuola e si riempivano lo stomaco di birra, fritos e tartine alla senape. Più o meno ovunque volavano pop-corn in continuazione. Fate conto di vedere un ballo in maschera solo con manciate di pop-corn al posto dei coriandoli. In effetti tutti quei pop-corn che cascavano da tutte le parti in una cittadina come Grand Forks ti facevano quasi pensare che fosse tornata la neve, anche se si era ancora in pieno agosto. Ululi. Starnazzi. Musica a tutto volume. Le solite cose. Un paio di ragazze con costumi verde chiaro venivano ricoperte di panna e marmellata alla fragola al centro del campo da una dozzina di studenti con i volti pitturati da indiani. Ricordo anche che verso le dieci di sera mentre un sole arancione si abbassava sulla linea piatta dell'orizzonte era stata spinta su un lato del campo una Chevrolet del '76 verdone militare e quattro ragazze con idranti che sparavano acqua a velocità folli, secchi pieni di sapone e spugne hanno cominciato a lavarla per bene sotto gli occhi increduli di una marea di studenti. Successo di tutto. Davvero. Gli sbirri che circondavano lo stadio avevano il loro bel daffare a tenere gli occhi bene aperti. Non che ci fosse niente in particolare che giustificasse realmente tutto quel rischioso putiferio. Era così e basta. Era la festa di fine anno del Grand Forks Central Football. Al binario che si trovava proprio a qualche metro dal campo da football e sul quale da quando ero arrivato in città stazionava sempre lo stesso lungo treno merci con la scritta SANTA FE bene in vista su ogni vagone, gli studenti si ritrovavano per fumare erba, pipette di crack e per fare sesso. Alcuni saltavano dentro i vagoni scoperti che trasportavano tubi di ferro, copertoni o grosse pietre. Altri si stendevano sul prato. La zona era relativamente a riparo dagli sbirri e alcuni sembravano proprio infischiarsene del pericolo di venire scoperti con qualche sostanza illegale o mentre commettevano atti che avrebbero offeso il senso del pudore di un rinoceronte. Io, Jimmy DeLuca e Sabine Robertson avevamo deciso per una specie di compromesso e così ci eravamo appoggiati a uno dei vagoni del treno merci e è stato da quella posizione che abbiamo visto Patti Ermerson e Pete Jameson fare quello che hanno fatto.
Ci eravamo appena fatti una pipetta di crack. A onor del vero in fondo questo dettaglio lo rendo noto solo per non passare completamente per pazzo. Insomma, adesso voi che siete qui in questo campo estivo a un passo dal lago Manitoba in questa meravigliosa terra che è il Canada potete pensare quello che vi pare: che io Jimmy e Sabine siamo stati vittime di una allucinazione collettiva o che quella sera il crack ci deve aver bruciato le cellule cerebrali sbagliate. Nessuno, in ogni caso, mi toglierà dalla testa di aver visto Patti trasformarsi in lupo mannaro. Ho visto con questi occhi i peli spuntarle dal corpo liscio, levigato, da sballo, le ossa torcersi e curvarsi, il viso cambiare conformazione ossea, la schiena inarcarsi. Patti si era trasformata in un lupo mannaro col pelo argenteo – quasi biondo come i suoi capelli ossigenati. Come se non bastasse pochi momenti dopo Jimmy, Sabine e io abbiamo visto un pipistrello spuntare dal buio infilandosi tra i vagoni del treno merci e cominciare a svolazzare attorno al lupo mannaro. Credo che Jimmy abbia anche sussurrato in latino a che genere il pipistrello appartenesse: Barbastellas Bastellus. Non c'è da sorprendersi troppo che Jimmy sapesse queste cose: quel ragazzo era e rimane una specie di tuttologo. Nel giro di pochi secondi abbiamo visto il pipistrello ingrossare le membrane sottili delle ali, gonfiarle come enormi sanguisughe, ingrossare vasi sanguigni, filamenti elastici, strati di pelle fino a prendere forma di Pete Jameson.
Poi abbiamo visto Pete e Patti unirsi. Abbracciarsi. Baciarsi. Fondersi in un'unica entità mostruosa. Stendersi e rotolare selvaggiamente sul terreno erboso al di là delle rotaie dove si trovava il lungo treno merci. Non ci arrivavano i rumori che producevano. Eravamo troppo lontani. Però anche così, anche senza rumori, era senz'altro una visione che avrebbe potuto rivoltarci il cervello come un guanto. Soprattutto quando abbiamo visto Pete allungare la bocca sul collo del lupo argenteo e addentarlo. Abbiamo visto staccarle brani di peli e pelle dal collo e lo zampillo del sangue finire subito nella bocca mostruosa del vampiro Pete Jamenson. Il terrorizzante amplesso davanti ai nostri occhi è durato una decina di minuti. Poi Jameson si è allontanato con la bocca coperta di sangue e a un certo punto si è come smaterializzato nella notte.
Dopo cinque minuti di paralisi completa ci siamo precipitati attorno al corpo steso sul prato di Patti Emerson. Non c'eravamo soltanto noi. Naturalmente anche qualcun altro aveva assistito alla scena e attorno al corpo di Patti dovevamo esserci radunati in almeno sei o sette. Non posso dimenticare il tizio a torso nudo con un cappello da indiano sulla testa e un paio di pantaloni legati attorno alla vita a coprire ciò che altrimenti sarebbe stato ben visibile. Nemmeno posso scordare quella che doveva essere la sua ragazza con un sottilissimo reggiseno di raso appeso alle tette e un paio di shorts pants rosa non smettere un secondo di strillare dall'orrore. Patti era tornata alle sue sembianze. Il top era saltato. Sul lato destro del collo aveva due tagli e da quelli sgorgava ancora sangue. Sotto la luce della luna e dei faretti che trapelavano dai vagoni del treno merci la carne del viso e del corpo di Patti probabilmente risultava ancora più bianca di quel che in realtà era. Quando l'abbiamo scossa ci siamo resi conto che era ancora viva. Così abbiamo chiamato l'ambulanza e da lì a qualche minuto Patti è stata trasportata al reparto rianimazione del pronto soccorso.
A questo punto quello che so si ferma qui. Certo, c'è tutta la carta che si è prodotta sui giornali dopo quell'incidente, comprese due malinconiche interviste a un paio di sbirri che dopo quella sera hanno dovuto dire addio alla loro carriera. In realtà, però, nessuno ha avuto il coraggio di raccontare sul Grand Forks Herald o sul The Dakota Student né da nessun'altra parte che un licantropo e un vampiro avevano avuto un amplesso furioso, e non soltanto perché sarebbe stato ridicolo farlo, ma anche perché probabilmente chiunque era terrorizzato all'idea di mettersi contro due tipi come Pete Jameson e Patti Emerson. Comunque sia una settimana più tardi ho preso la decisione di andare via da Grand Forks. A quel che so, invece, Patti è stata dimessa dall'ospedale due settimane più tardi. Solo in seguito Jimmy DeLuca mi ha scritto che Simon Tarakowski gli aveva riferito di alcune farneticazioni di Patti. Quella povera ragazza aveva continuato a ripetere sul letto d'ospedale e poi nel sonno le volte che avevano dormito insieme nell'appartamento di Demers Avenue (e Simon aveva confidato a Jimmy che Patti a letto ormai non fosse più la stessa), per mesi e per mesi, che Pete Jamenson le aveva succhiato via tutti i poteri, che non poteva più essere quella che era stata prima, che adesso lei era come tutti gli altri e che non era più un lupo mannaro. Se vi chiedete che fine abbia fatto, invece, Pete Jameson, se per caso anche lui abbia smesso di essere un vampiro per tornare come gli altri o se invece si sia trasformato a sua volta in lupo mannaro o in qualche entità ancora più mostruosa, sanguinaria e solitaria questo né io, né Jimmy DeLuca, né Sabine Robertson siamo in grado a tutt'oggi di dirlo. Di lui abbiamo perso completamente ogni traccia.


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