Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CHADOR
Proprietario
Alessandro Gabriele, lettore


Prezzo

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3 €
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A proposito di questo oggetto...
EUTANASY GIRL

E’ successo tutto all’improvviso.
Stavo immaginando la nudità possibile tra il fianco e la linea della vita di quella ragazza col chador nero che mi dava il profilo.
Il vagone ha avuto uno scossone violentissimo e le luci si sono spente di colpo, in mezzo alle grida della gente che sciabordava a destra e sinistra.
Della confusione che ne è seguita non sono riuscito ad agitarmi, non chiedetemi il perchè.
Nonostante tutte le urla disumane e le gomitate, le spinte, i piedi schiacciati, ho avvertito il sapore del sangue, forte, tra le gengive, e mi è parso cosa buona.
Ho pensato al sottosuolo buio dove tutto ciò stava avvenendo, al fatto che il sapore della ferrovia è incredibilmente simile a quello del sangue, se gli aggiungi un grado di fuliggine.
Nel buio più totale, come un automa, ho cominciato a seguire il chador nero della ragazza che mi sembrava emettere una tenue luminescenza, o forse è stata lei a prendermi una mano.
Abbiamo attraversato una densità di corpi ossuti e malamente scomposti nei gesti, abbiamo camminato sul dolore degli altri come fossimo oscuri redentori, fino a una porticina di servizio dove la ragazza m’ha introdotto con un piccolo cenno di cortesia.
All’interno di quell’ambiente dalle vastità insondabili splendeva una luce densa, crepuscolare, che faceva pensare ai rimpianti di un autunno.
Al centro del locale troneggiava un macchinario immenso, impossibile da raccogliere in uno sguardo solo.
- E’ la scatola del tempo – m’ha annunciato la ragazza col chador nero, mentre con un ambivalente sorriso da fiera passava lo sguardo sulla mia pelle ferita.
E poi, abbassando leggermente il tono, in un soffio di malinconia:
- Se è il mio corpo che vuoi io non ti fermerò, ogni cosa ti sarà concessa in virtù della follia che ti benedice.
- E’ strano, il mio desiderio per te è più grande d’ogni altra cosa, anche della mia stessa vita, e non ho paura che tu possa rifiutarmi. – Questo m'è venuto di dirle. E poi:
- Che ne è stato dell’incidente, del sangue, delle urla, dei morti e dei feriti...
- Nessuno, nessuno ce l’ha fatta a morire, ognuno è condannato a un eterno di veglia infelice, solo tu sei stato scelto, solo tu, amore mio.
La ragazza ha preso a sfilarsi il chador nero, lentamente, e poi la lunga veste che ne occultava le forme morbide.
Dietro il suo corpo, la macchina tossiva e ansimava.
Allora mi sono abbandonato, senza ulteriore pena, al vallo tiepido tra i grandi capezzoli neri che, dolcemente, cominciavano a stringermi la gola.


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