Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
APPARTAMENTO
Proprietario
Matteo Poropat, ingegnere, fondatore della fanzine Memorie dal Buio e The Arkam Gazette


Prezzo

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A proposito di questo oggetto...
Risucchia l'attenzione, non c'è che dire. I bordi sono quasi perfetti, lisci, liquidi come una bocca calda. La vernice dal colore della sabbia non presenta alcuna imperfezione. Ed è senz’altro notevole il fatto che non ci siano cocci, nemmeno la più fine polvere di mattoni per terra. Niente che si possa collegare alla presenza di quel fastidioso Buco nel muro della mia stanza.

Non so da quanto tempo fosse la dietro, in attesa. La casa è vecchia ed il grosso armadio di legno era già là quando sono venuto ad abitarci. E non l'avrei mai scoperto se non fosse stato per la Penna.

Dovete sapere che ho sempre avuto una certo talento nello smarrire le cose. Gli occhiali, l'orologio, il portafoglio... ecco alcune delle mie vittime preferite. È incredibile come un oggetto possa essere nelle tue mani un momento, per poi essere appoggiato da qualche parte, senza che tu abbia la più pallida idea di come ci sia arrivato.
Se avete un appuntamento questa abitudine è la migliore, per arrivare puntualmente in ritardo.

La ricerca che portò, quasi una settimana fa, alla scoperta del Buco fu quella della mia Penna. La Penna è uno strumento fondamentale e sembra non ce ne siano mai abbastanza. Spariscono nei cassetti, risucchiate in qualche mondo parallelo, una sorta d’inferno dove tutti gli oggetti persi ci attendono, per punirci alla fine dei nostri giorni, forse.
La mia Penna è uno di questi. Bellissima, in legno ed oro, mi fu regalata tempo fa per una ricorrenza di cui non ricordo granché. Il fatto importante è che da allora non ho perso occasione per usarla. E’ venuta con me dappertutto, senza che riuscissi mai a perderla. Come una compagna fedele, che sa ritrovare sempre la strada verso il cassetto giusto, e ci ritorna prima che venga il padrone a sbirciare per controllare, la Penna era sempre presente.
Fino a quasi una settimana fa.

Mi accorsi della sua mancanza una mattina, prima di andare in ufficio. Ero stanchissimo, distrutto da una serata con pochi amici scatenati, la testa ridotta ad un pallone con cui ogni stimolo esterno si faceva qualche tiro. E nella frettolosa turbolenza con cui avevo preparato, oramai già in ritardo, le cose indispensabili per il lavoro, me l’ero scordata sul comodino accanto il letto.
Ci avevo fatto caso solo un paio di volte, durante il lavoro, quando ero stato costretto a firmare alcuni documenti, senza la fida Penna.
Al ritorno, mentre la cena si scongelava lentamente nel microonde, mi ero precipitato in camera da letto per rimediare alla mia dimenticanza. Ma sul comodino la Penna non c’era.
Fortuna che il forno è dotato di quella meraviglia chiamata timer, poiché dopo più di mezz’ora ero ancora in giro per la casa a mettere sottosopra i mobili, spostandone il contenuto, guardando da lontano, per poi esaminare il minimo particolare di ogni stanza.
Nonostante tutto non la trovai quella sera, e nemmeno la mattina dopo, alle sei scarse, quando iniziai una nuova ricerca.
Tuttora non so bene dove sia.

Il giorno seguente, disperato dalla scomparsa della Penna, mi accorsi che nemmeno il mio orologio rispondeva all’appello. Persi diverse ore, immerso nella ricerca ed alla fine lo trovai sotto il vecchio armadio dove tengo i vestiti. Tra le quattro zampe in legno massiccio, immerso in ciuffi di polvere grigiastra, scintillava debolmente il suo quadrante.
Felice per il ritrovamento, mi ripromisi di stare più attento d'ora in poi, a dove appoggiavo gli oggetti e dimenticai gli ultimi giorni, archiviandoli tra quelli forniti di una dose supplementare di sfortuna.
Probabilmente, se non fosse sparito anche l’assegno, non avrei nemmeno spostato l’armadio.

Nelle settimane seguenti la sparizione dell'orologio, diversi altri oggetti presero la strada della Penna, scomparendo misteriosamente. Un'altra penna, un accendino, un piccolo elefante in argento, che era sempre stato sul mio comodino, con la proboscide ovviamente verso nord, tutti se n'erano andati, abbandonando il comodino per chissà quali scomodi lidi.
Ma l’assegno, quello proprio no, non sarebbe dovuto sparire. Tutti quei soldi in un solo colpo. Potevo mandare al diavolo la Penna o l’orologio, ma quell’assegno…
Nel cataclisma che in seguito si riversò sulla mia casa venne fuori di tutto. Spostando i mobili, vuotando i cassetti per terra, sfogliando ogni singolo libro o rivista, trovai cose che avevo addirittura dimenticato di aver perso.
Ma su di esse mi soffermavo non più di un istante, desideroso com'ero di mettere fine a quella assurda ricerca.
Dopo aver rivoltato come un calzino il soggiorno, calpestando i fogli sparsi sul pavimento mi ero diretto alla stanza da letto. Avevo iniziato le ricerche nell'armadio quando una camicia era finita a terra. Chinandomi per raccoglierla e buttarla sul letto assieme alle altre, avevo dato un’occhiata al pavimento. La prima cosa che avevo notato era stato il fievole scintillio di un oggetto metallico, addossato alla parete. Immergendo la mano nella debole penombra la estrassi, un po’ più impolverata di prima.
Tra le dita, pesante e sporco, stringevo l’elefantino d'argento.
Spinto da un'improvvisa curiosità mi spostai sulla sinistra del mobile, appoggiai la schiena al muro e con le mani feci leva sul legno massiccio. All'inizio nulla si mosse e stavo già pensando di dover ricorrere all'aiuto di qualcuno, quando con uno scricchiolio riuscii a staccarlo dalla parete, spostandolo di diversi centimetri. Ci vollero numerosi tentativi ma, alla fine, tra l’armadio ed il muro c’era quasi mezzo metro e, sorpresa delle sorprese, c’erano anche un buco sul muro ed il mio assegno.
Il foro era notevole, con i suoi dieci e più centimetri di diametro, ed era perfettamente rotondo, ma sul momento non ci avevo dedicato che uno sguardo poiché, mentre il mobile si spostava, avevo visto scivolare l'obiettivo della mia ricerca sul pavimento. Ritenevo che fosse rimasto incastrato, per qualche strana ragione, tra il legno ed il muro. Ma qualche secondo dopo scoprii che non era così.
Quando mi stavo chinando per raccoglierlo, l'assegno era scivolato lentamente verso la parete.
Sbalordito da quel movimento inconsueto ed inaspettato, mi ero bloccato un istante. Tenendo gli occhi fissi sul muro avevo allungato le mani verso l'assegno. Quando le mie dita erano ormai a pochi centimetri, tese e fameliche, l’assegno si era agitato, come scosso da un debole alito di vento e poi, davanti ai miei occhi attoniti, si era alzato in aria, finendo dentro il Buco.
Passato qualche secondo, mi ero avvicinato lentamente, avevo appoggiato le mani sulla parete, accostando il viso, gettando un’occhiata nella penombra densa ed impenetrabile del grosso foro.
La prima cosa che mi colpì fu lo spessore del muro. Sembrava misurare diverse decine di centimetri e, lungo il percorso perfettamente cilindrico, mattoni e calce sembravano fusi. La parte interna era di uno strano colore, una strana mistura tra il rosso dei mattoni ed il grigio della calce.
Dell’assegno nessuna traccia.
Decisi di utilizzare una torcia tascabile per osservare cosa c'era al di là del muro, ma non servì a niente. Misurai lo spessore, immergendo la mano nel buio. 40 cm. Dopodiché il nulla; la luce passava al di là del foro e poi si perdeva, in quello che sembrava essere un ambiente vuoto, dalle dimensioni davvero notevoli.
Visto l’accaduto valeva la pena di indagare sulla misteriosa stanza. Così ero sceso in strada, con l'intenzione di determinare la posizione esatta del locale.
Ma non ero andato oltre al marciapiede.
Poggiando il piede sui gradini dell’ingresso spostai lo sguardo verso l’alto, verso le finestre della mia camera. Quest’ultima stava sul lato nord della casa, che faceva angolo con il muro bucato.
Folgorato da un'idea improvvisa, corsi verso sinistra svoltando di colpo nella prima laterale. Sopra di me, davanti ai rami della quercia che spuntava da una stinta aiuola ci doveva essere un foro grosso come un pugno, giacché la parete incriminata dava proprio su quel lato della strada. Per accertare le mie teorie rientrai velocemente, salii i gradini a due a due, correndo fino alla stanza da letto. Guardai dalla finestra ad ovest della stanza accanto, che dava sul viale di querce. Il muro era proprio quel che, qualche metro più in la doveva essere bucato.
Presi la scopa che mi aspettava in cucina e passai il manico attraverso il foro. Non c’erano pareti per un metro e mezzo. Eppure, osservando la casa dall’esterno e dall’interno, quella stanza buia e vuota non poteva proprio esserci.
Nonostante l’attrazione per quel mistero, mi riproposi di non pensarci. Avevo diverse cose da sbrigare ed il giorno dopo mi aspettava, come sempre, il lavoro.

Ma la mattina non portò nessuna buona nuova. Al mio risveglio trovai il comodino completamente spoglio, mentre sul pavimento c’erano alcuni dei vestiti che avevo appoggiato in fondo al letto la sera prima. Per di più, gettando uno sguardo al Buco, mi accordi che il suo diametro era aumentato di diversi centimetri.
Non mi recai al lavoro quel giorno e non ci sono andato nemmeno nei giorni scorsi.
Passai la mattinata del primo giorno a cercare di tappare il foro, senza risultato. Qualsiasi cosa vi appoggiassi per otturarlo veniva rapidamente risucchiata. Ma il peggio era che, ad ogni "risucchio", il diametro del foro aumentava di alcuni centimetri.

Del secondo giorno non riserbo un ricordo chiarissimo. Dopo la nottata passata senza quasi dormire ad ogni cosa che cercavo di pensare la mente mi ritornava sempre a quel maledetto Buco.
Quello che ricordo meglio è stato lo stupore nel trovare, appena sveglio, tutti i mobili spostati, anche se solo di qualche centimetro, verso il muro.

Da ieri sono qui, sul letto.

Osservo.

La mia camera è spoglia di qualsiasi oggetto che passasse per il foro, e poco fa il vaso che stava sul tavolo del soggiorno deve essersi schiantato a terra. Almeno a giudicare dal botto, senza contare i cocci di terracotta che si stanno rapidamente dirigendo verso il muro.

Il Buco avrà più di mezzo metro di diametro. Sono diverse ore che sto qui e non riesco a guardare nient'altro. Qualche ora fa ho provato ad osservarlo con la torcia ma non ho visto quasi niente.
Quasi.
Perché forse c’erano delle ombre che si contorcevano nell’ombra, simili ad anguille nell’acqua scura.
Forse ho visto quelle ombre in lontananza e forse erano proprio dei volti.
Forse. Non ricordo bene.
La torcia è stata risucchiata. L’ho seguita con lo sguardo per qualche secondo, mentre il fascio si perdeva nel buio ingordo illuminando il nulla. Poi la luce è scomparsa di colpo, senza alcun rumore.
Il phon è appena passato di qua, scivolando sul pavimento.
É arrivato a metà della stanza dove ha spiccato un salto, finendo diretto nel canestro. Dall'altra parte del campo c’erano le voci dei tifosi che urlavano...
...vogliono altri oggetti...altro...cibo?
...altri punti per la Banda del Buco...
non cresce più da qualche ora la casa deve essere vuota ma qui a dieci centimetri dal muro mi è impossibile girare la testa l’unico suono che mi arriva è quello della strada... le auto che passano... ma sotto c'è anche lo scricchiolio deve essere proprio uno scricchiolio... la porta del bagno... quella che sta di fronte alla camera da letto... da qualche parte un telefono suona... una macchina frena ad un incrocio... il muro è liscio... la pietra tiepida ed invitante... piccole imbarcazioni che ondeggiano in mare rispondono al vento forte che si è alzato viene a Lui viene dal mare e scuote tutta la città... peccato che non riesca a vedere nient’altro che il nulla ma ormai é arrivato a quasi due metri di diametro... dietro di me legno che si muove... e Lui davanti... davanti... chissà che fame dopo tanti tanti anni chissà che fame...


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