Antologia - Orbite vuote

Antologia

Orbite vuote
17 storie selezionate dal sito!








 

Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
ORSACCHIOTTO
Proprietario
Matteo Poropat, ingegnere, fondatore della fanzine Memorie dal Buio e The Arkam Gazette


Prezzo

Acquista ora!


23 €
scarica racconto pdf

A proposito di questo oggetto...
Orsacchiotto
di Matteo Poropat

Gli occhi del pupazzo brillano, accesi dagli ultimi raggi del tramonto.

Il sole è già basso sull'orizzonte e la luce entra dalle finestre, rossa ed accecante. Un fiume di dardi incantati, scagliati dall'orizzonte incoronato di nuvole, si sciolgono sugli oggetti più disparati, trasformando la polvere sospesa in una miriade di microscopiche lucciole.
Da sotto una sedia, accostata al vecchio muro di mattoni, il naso del topo fa capolino, mentre il resto del corpo è ancora immerso nell'ombra. I baffi, corti e bianchi come la neve del nord, si agitano, raccogliendo informazioni su ciò che lo circonda. Il muso a punta, ricoperto da brevi peli color nebbia, si muove a destra ed a sinistra, seguendo piste di odori vaghi ed indistinti.
Scatoloni ed oggetti di un tempo passato e morto si sono accumulati lassù, nella soffitta dimenticata di quella casa. Bambole dagli occhi di vetro, con la pelle sbiadita dall’incessante scorrere dei giorni, osservano immobili il soffitto ammuffito. Appoggiata sopra alcuni pacchi di giornali ce n’è una con i capelli rossicci e le braccia aperte, che attende un lontano ed irripetibile abbraccio. Ha ancora addosso un bel vestitino, cucito da qualcuno che non ricorda più, per qualcuno che non ha memoria.

Il topolino è uscito dal suo nascondiglio. Si dirige verso una bicicletta arrugginita, inclinata su un lato, come un cetaceo giunto fin lì da chissà quali mari sconosciuti. Passa sotto i pedali arrugginiti, accanto alla catena che pende dagli ingranaggi anneriti ed inutilizzabili. Arrivato alla ruota anteriore si ferma, senza mai smettere di annusare.
Ha scoperto la casa diverso tempo fa, ma gli ci sono voluti alcuni giorni per trovare un pertugio in cui infilarsi. Da allora la sta esplorando, curioso di tutto.
Nonostante l’evidente abbandono sente che ci sono ancora presenze, tracce di pericoli, trappole mai scattate. Per di più da mezzogiorno il vento scuote la costruzione e non è per niente piacevole: oltrepassando le finestre infrante, si getta nella casa, respirando attraverso essa, con dei gemiti che si alzano all’improvviso, accompagnati dallo sbattere violento di qualche porta.
Acquattato sotto la bici, attende che un improvviso refolo di vento si spenga, lasciandosi dietro solo l’eco lugubre della sua voce. Allora si sporge un po’, osservando gli oggetti che lo circondano.
Giornali sparsi sul pavimento.
Un diario seminascosto da alcuni vestiti, ambasciatore senza meta di storie, avvenimenti, sensazioni.
Un grande specchio, con la cornice in ferro lavorato è rimasto miracolosamente appeso alla parete. Nei raggi insistenti del tramonto il metallo sembra ancora caldo, pronto per essere riplasmato in forme che eludono i sigilli della mente, scivolando fino a ciò che ingenera solo sensazioni. Il vetro è sporco e non riflette quasi per niente.
Davanti c’è una vecchia gruccia in legno, che sostiene un abito. Vista dall'ingresso sembra una persona; si potrebbe trattenere il respiro, attendendo che quella magra figura si volti verso chi entra, alzando il viso dal riflesso sudicio del volto in lacrime.
L’abito è di un colore caldo, vicino a quello delle labbra di una bella donna. La stoffa, bucherellata qua e la dagli insetti, è punteggiata da infinite, piccolissime viole, che danzano al ritmo del vento incessante. Tra lo specchio e l’abito c’è un piccolo mobile in legno, dal colore scuro e venato di nero. Poggiata sulla sua sommità giace, apparentemente ancora chiusa, una lettera ingiallita.

Rassicurato dal silenzio, s’incammina verso il centro della soffitta, a pochi metri dalle assi del soffitto spiovente.
C’è un unico oggetto sul pavimento.
Un grande orsacchiotto, che guarda verso lo specchio.
Sulle prime il topolino ne è impaurito: il pupazzo è fatto davvero molto bene, ma non emana nessun odore particolare, nessuno degli odori che seguono un essere vivente. Sul lato destro, in ombra, l’orsacchiotto ha una ferita. Un orribile squarcio dalle labbra frastagliate si apre nella stoffa, lasciando visibili ciuffi di cotone.
L’ombra del pupazzo si allunga sul pavimento, mentre il tempo passa. Il topolino esplora ogni angolo, disturbato un po’ dalla penombra in cui è oramai immersa la stanza. Spinto da un innato stimolo di curiosità, si avvicina all’orsacchiotto per vederlo meglio. Gli gira attorno, lo osserva attentamente da ogni lato, nella fioca luce del giorno morente.
Gli spifferi di vento alzano ogni tanto sbuffi di polvere grigiastra muovendo gli oggetti, scuotendo la figura che lo sovrasta.
Con non poca difficoltà riesce a salirgli sopra. Le zampette scivolano sul finto pelo, ma alla fine riesce a tirarsi fino in cima, in grembo al peloso giocattolo.
Arrivato fin lì, prova a morderlo, si muove sulle zampe, poi si azzarda a salire lungo il petto marrone, facendo oscillare pericolosamente l'orso. Decide allora di osservare meglio la ferita, ci sbircia nell'interno, tira con i dentini aguzzi alcuni ciuffi di cotone, li fa scivolare, estraendoli dal corpo. Mentre si appresta a ritornare sul pavimento non si accorge che l'espressione del pupazzo è cambiata, si è fatta ghignante. I dentini di stoffa sembrano essersi irrigiditi in un sorriso di compiacimento, le zampine non si sono forse allargate, dirigendosi verso il topolino che non comprende quello che accade?
Ma è il tempo di un respiro, e le unghie che erano di stoffa solcano il ventre del topo, alzandolo da terra e portandolo alla bocca che s’apre sul volto tenero di un orsacchiotto di peluche, incorniciata di dentini aguzzi che straziano la pelle, masticano la carne, sgranocchiando le piccole ossa ed inghiottendo ciò che resta, senza emettere alcun suono.

Nella soffitta, abbandonata da tempo, il vento parla con la voce della notte incombente, soffiando attraverso le finestre, alzando piccole nubi di polvere.

Gli occhi del pupazzo sono spenti, in quella notte tiepida e silenziosa.


altri articoli horror
acquista oggetto horror