Antologia - Orbite vuote

Antologia

Orbite vuote
17 storie selezionate dal sito!








 

Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
LAMIERE
Proprietario
Adriano Barone, L'era dei titani (Ed. BD; 2009)


Prezzo

Acquista ora!


100 €

A proposito di questo oggetto...
TIPOLOGIE DI UN AMORE FANTASMA: NELLO SCRIPTORIUM
(A Ghost Story)

Forse è sempre stato in questo luogo; forse ci vive dal giorno della sua nascita. Sa soltanto di avere il cuore gonfio per un implacabile senso di colpa. E nel contempo non riesce ad allontanare l’idea di essere vittima di una terribile ingiustizia.
[…]
“Giro per il mondo come un fantasma, e a volte mi domando se esisto veramente. Anzi, se sono mai esistito”.
Paul Auster, Viaggi nello scriptorium

1. ROOM
È estate, ma fa molto freddo. In realtà è questa stanza a essere fredda.
Fissi il documento di word completamente bianco. Le parole non vogliono scorrere tra le dita. Incolpi la presenza. Le presenze.
Non le puoi vedere. Non potrai vederle mai. Sono nascoste dietro le tende che si agitano al vento notturno. Sono il rumore improvviso che arriva da un punto della casa dove non c’è nulla che possa produrre alcun suono. Sono quel movimento indistinto colto solo con la coda dell’occhio. Senti che c’è qualcosa. Qualcuno.
Un altro suono. Giri la testa all’improvviso.
Niente.
Non ci sarà mai niente. Non si faranno scoprire mai.
Sai solo che ci sono, perché la presenza è così opprimente, il male che provi è qualcosa di fisico, di così concreto…
È un periodo della tua vita in cui mangi con le bacchette direttamente dalla padella, bevi direttamente dalla bottiglia, alla mattina ti ritrovi la bocca piena di sangue la cui provenienza non comprendi, se dalle gengive o da qualche organo interno in lento ma inesorabile disfacimento. Se sei malato, non sai di che malattia si tratti. Stai male e basta.
Ti chiami Adriano Barone. Non è il tuo vero nome.

2. WORDS
Sei convinto che se riuscirai a riempire quel documento, potrai finalmente uscire. Non vedere loro. Loro non si faranno mai prendere. No, potrai uscire dalla stanza. Potrai smettere di avere freddo.
Provi timidamente a digitare qualcosa. Forse è la volta buona. Forse.
Un cazzo. Non va bene. Non vanno bene. Non possono essere parole qualsiasi. Devono essere quelle giuste. Anche le virgole contano. Un segno di punteggiatura fuori posto e diventa tutto inutile.
Riprovi. Cancelli. Ricominci.
Niente.
Non sono quelle giuste.
Le parole scritte nel modo giusto sono un rituale con cui congelare il tempo, congelare il ricordo. Congelare il fantasma e renderlo inerte. In modo che non ti faccia più paura. Ma fino a quel momento sarai sempre preda della paura.
Le parole sono scritte nel modo giusto solo se parlano di quello che è successo fuori dalla stanza.

Ti rendi conto del passare del tempo.
Non dovresti avere fame?
Non ricordi da quanto tempo non hai fame.
O sete.
O sonno.

Giri di scatto la testa.
L’immagine di una figura (femminile. Non la vedi distintamente, anzi, non la vedi proprio, ti limiti a intuire un contorno e una macchia di colore, ma hai la certezza – no, la consapevolezza – che sia femminile).
Nessuno.
In un certo senso, è un sollievo. Perché la volta in cui vedrai qualcuno che ti fissa, gli occhi vuoti, dovrai ridefinire il tuo mondo. Capirai che della stanza sei prigioniero. Che dalla stanza non vuoi uscire. Che ti chiami Adriano Barone, ma che non è il tuo vero nome. Che non sei tu. Che non sei “io”. Che non c’è “io”.

3. CRASH
Fuori dalla stanza.
Stavi guidando.
Acqua sulla curva.
Auto lanciata.
L’auto procede in linea retta.
Sterzi per riprenderla.
Hai sterzato troppo.
Controsterzi.
L’auto ormai è fuori controllo.
Colpisce il guardrail.
Gira su sé stessa.
Si ferma solo quando colpisce il guardrail dal lato opposto della strada.

Non eri solo nell’auto.
Eva era con te.
Il ricordo di lei è insopportabile.
Un altro fantasma che ti perseguita.

Quando il carrozziere guarda l’auto e poi guarda voi, si limita a chiedere: “Voi eravate lì dentro?”

Non sei morto.
Avresti potuto essere morto.
Dovevi essere morto.
Cosa te ne farai di questo tempo che non ti spettava?
Ti meriti questo tempo in più?
Ma poi, è davvero un pezzo di tempo in più che ti è stato dato?
Forse sei morto e non riesci ad accettarlo e stai immaginando, da morto, di essere ancora vivo.
Il pensiero ti fa impazzire.
Come si fa a capire se si è vivi o se lo si sta solo immaginando?

4. GHOST(S?)
Lo schermo del computer che stai fissando è bianco. Bianco come la stanza fredda. Ti rendi conto che hai sempre scritto di quello. Della stanza. Poi, per la prima volta, sei riuscito invece a descrivere il dolore che hai provato quando eri là fuori. In questo modo pensavi di esserti liberato del dolore che provavi quando ti trovavi nella stanza. Invece i fantasmi non se ne vanno mai. Tenti di congelarli, perché restino immobili, perché diventino innocui, perché non possano più farti male, ma tornano sempre. Puoi solo crearne copie inerti che vagano per il mondo. Ma i fantasmi ci saranno sempre finché ci sarai anche tu. Ogni volta che tornerai nella stanza, e anche quando sarai là fuori.
Ma non sai se ti trovi nella stanza o no.
Non sai chi sia la persona nella stanza, chi ci sia lì dentro.
Una presenza. Presenze.
Ti chiami Adriano Barone, ma non è il tuo vero nome.
Non sei tu.
Non sei “io”.
Non c’è “io”.


altri articoli horror
acquista oggetto horror