Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
MARTINI
Proprietario
Valter Binaghi, autore di L'ultimo gioco (Mursia; 1999), I tre giorni all'inferno di Enrico Bonetti (Sironi; 2007)


Prezzo

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1000 €

A proposito di questo oggetto...
CHI HA UCCISO LO SCRITTORE?
di Valter Binaghi

Bastardi maledetti, vi ucciderò uno a uno, schifose chiaviche incartate in recensioni di terza pagina, le marchette che elargite a chi vi nominerà come becchini strapagati al prossimo funerale della letteratura, dove sceglierete come finalisti i libercoli degli amici degli amici proprio come avete fatto stasera, rottinculo: Il feto nella bottiglia, Pantecane a colazione, La mano destra di Azazel, e via così a spalmare merda in copertina per nascondere scritture insulse da liceali, mentre chi intinge la penna nel sangue della lingua viva è condannato alla fame, voglio vedervi morti e pisciare sul vostro cadavere, cornuti.

Filava sparato a centossanta all’ora sull’autostrada quasi deserta, masticando bestemmie con la voce arrochita dai molti martini ingollati al ricevimento offerto dagli sponsor del Premio Letteratura Noir Rocco Scerlocco (una banca e un industriale di conserve alimentari), dopo aver incassato con signorile nonchalance l’esclusione dalla terzina dei finalisti, strette una decina di mani sudate e buttato lì un complimento discreto a una cronista di coscialunga. Adesso aveva sete, di nuovo.
Venti chilometri all’uscita, appena tre all’Autogrill.
Pigiò ancor più sull’acceleratore, maledicendo la carretta che aveva sperato di cambiare con i soldi del premio (“E’ praticamente tuo” aveva assicurato il suo agente, e lui gli aveva pure creduto, prima di scoprire che l’egregio aveva un altro autore di scuderia tra gli aspiranti finalisti, cui aveva garantito il medesimo successo). Adesso la gamba rigida sul pedale gli faceva quasi male, e un accenno di nausea gli schiudeva la gola ma avrebbe bevuto ancora, qualcosa di fresco però, una birra, ecco, e poi vomitato magari, sì, vomitato come un cornuto qualsiasi nel cesso dell’autogrill. Finalmente il cartello.
L’autore di Inferni culturali spalancò la portiera e attese qualche secondo prima di mettere le gambe fuori. L’autogrill vegliava nella notte come uno di quei cani di casa che dormono con un occhio solo, imbelle e indifferente: bar tabacchi e pompe di benzina, due auto appena parcheggiate e un’altra che arrivava proprio in quel momento, si arrestò a pochi metri dalla sua. Nessuno scese, peccato, avrebbe fatto volentieri due chiacchiere, e poi a quell’ora quale automobilista non sogna una tardona in cerca d’amore? Dalla sua posizione non poteva vedere nemmeno se l’autista fosse maschio o femmina. Quello spense le luci e non diede segno di vita: probabilmente voleva solo farsi una dormita.
Bevve una birra alla spina e masticò patatine mollicce da una ciotola, residuo dell’aperitivo di sei ore prima. Vomitò compostamente nel water del locale, uscì.
Il passo era malcerto, ma lo stomaco aveva smesso di roteare come una centrifuga.
Pensò che avrebbe dormito due giorni almeno, e arrivato all’auto armeggiò con la chiave prima di centrare la serratura. Era talmente concentrato in quell’incombenza divenuta improvvisamente difficile, che non udì la portira aprirsi e chiudersi, e l’autista dell’altra auto venire verso di lui, finchè l’ebbe di fronte.
Aveva una pistola in mano, di grosso calibro.
Un colpo solo, in faccia, ridusse il suo volto a una maschera ripugnante, come se l’assassino avesse obbedito alle indicazioni splatter di uno scenografo di quart’ordine.

Niente indizi sul luogo del delitto. L'assassino poteva essere chiunque, e non necessariamente legato all'ambiente letterario (un collega invidioso, un editore truffato, un debitore insoluto), ma, molto semplicemente, un lettore, che aveva interpretato alla lettera una delle sue pagine peggiori: “Esecuzione all’autogrill”
Raschiato il barile del noir, strizzate le mammelle alla cronaca nera per l’ultima goccia di siero spacciabile, l’autore aveva finito con lo scrivere la sceneggiatura del proprio omicidio. In quel caso il lettore – uno squinternato, ma chi oggi non lo è? – si sarebbe limitato a realizzare.
Perchè tutta quella gente aveva proprio ragione: lui era uno scrittore di merda, e a furia di spalmare merda sulla pagina si regalano strane idee alla brutta gente.


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