Antologia - Orbite vuote

Antologia

Orbite vuote
17 storie selezionate dal sito!








 

Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
CACCIAVITE
Proprietario
Alberto Lavoradori lettore.


Prezzo

Acquista ora!


177 €
scarica racconto pdf

A proposito di questo oggetto...
Uncity
di Alberto Lavoradori



«L’ombra mi copre e mi soffoca. Nessuno conosce l’ombra come il sottoscritto. Al lavoro, al cesso, in vacanza e quando l’ombra cresce, quando il suo peso diventa ossessivo, insopportabile, pericoloso, chiamo subito l’agenzia sotto casa e prenoto un posto per Uncity.»
«No. Per me non è così.»
«Non capisco.»
Mr Kubrik sorrise. «Cerco emozioni!»
«Lei è qui per divertirsi?» Borbottò Mr. Stanley, raffreddando i toni confidenziali instaurati fino a quel punto.
«Già!»
«Hmm…»
«Non voglio farmi mancare nulla.»
«Ha…»
«Insomma, la fobia che affligge tanti, per me non è un problema.»
Mr Stanley squadrò l’omino dalla testa ai piedi. L’altro rispose secco. «Le sembro troppo diretto?»
«Fa strano. Uncity esiste per uno scopo preciso, pensare che qualcuno lo usi come divertimento, sconcerta.»
«Esiste un biglietto.»
«Già.»
«Chi paga consuma! Uncity e un’attività commerciale come altre.»
L’omone aprì le mani in segno di resa. «Ha ragione Mr Kubrik. Io sono un sempliciotto, ammalato. Vedo tutto attraverso la mia lente distorta e offuscata. Lasciamo stare e cominciamo da capo, se possibile.»
«Certo! Lei è un veterano. I veterani meritano comprensione e rispetto.»
Dieci minuti dopo la corriera parcheggiò in un’ampia piazzola circondata da hangar. I passeggeri ordinati e silenziosi iniziarono a smontare. Mr Kubrik affiancava scrupoloso il veterano. Passarono i primi check-point. Poi, finalmente, apparve il perimetro d’accesso ad Uncity, in pratica la periferia d’una grossa città. Ad accogliere il drappello, armati fino ai denti, c’erano quattro uomini della sorveglianza. Questi, instradarono il gruppo in un’anonima palazzina. All’interno, il drappello fu fatto accomodare in uno spogliatoio. Per ogni tizio un armadietto. Per ogni armadietto abiti anonimi.
Un tecnico entrò nella stanza e, chiamando il nickname, consegnò ad ogni singola persona una busta. Prima d’andarsene il tecnico comunicò che, a minuti, in una stanza attigua c’era una breve riunione.
«Signori, benvenuti. Mi chiamo Ross, sono un tecnico Uncity. Il tempo a disposizione per voi è poco, sessanta minuti, pertanto andiamo al sodo. In spogliatoio vi è stata consegnata una busta. Dentro ci sono i vostri documenti, la mappa del vostro condotto d’entrata Cde, d’uscita Cdu, più le istruzioni tecniche del sistema Uncity.
Per un paio di secondi Ross squadrò in silenzio i clienti, intuendo a pelle chi sarebbe tornato e chi no. «Leggete tutto con scrupolo! Non avrete bonus. I rischi sono veri! Uncity non simula nulla. Uncity è reale. Solo conoscendo le regole potrete prevenire danni seri. Un’ultima cosa. Compiuto l’intervento, il vostro residuo s’azzererà. Entro sei minuti dovrete uscire dal vostro settore e dalla città.»

Mr Stanley sussurrò a Mr Kubrick. «Perdoni la curiosità…»
«Cosa.»
«Kubrik, che nome è?»
L’omino osservò perplesso il collega. «Kubrik!»
Mr Stanley rifletté un attimo. «Embé?»
Mr Kubrik osservò perplesso l’omone. «Quando siamo saliti in corriera ho sentito il suo nickname, e non sapendo della regola, dell’uso del nome fittizio, ho sparato la prima cosa che mi è saltata in mente.»
«Cioè?»
«Come cioè?»
«Non capisco.»
«Lei ha usato Mr Stanley. Io ho detto Mr Kubrik!»
«Embé?»
Mr Kubrik osservò imbarazzato la montagna senza proferire parola. L’altro piegò la busta dei suoi documenti, la infilò in tasca e si rivolse piatto al collega. «Ho detto Stanley!»
«Ha…»
«Solo Stanley. L’aggiungono loro il mister.»
«Sì.»
«Non vorrei essere offensivo Mr Kubrick, questo è un posto poco adatto ai giochetti e ai sofismi.»
«Ma Stanley, allora, nel suo caso… sta per cosa?»
«In onore degli utensili.»
«Utensili?»
«La mia ossessione. Venero quei preziosi attrezzi. Amo il colore giallo e nero della loro impugnatura. Amo la levigatezza di quell’acciaio. Semplicità, efficienza e compattezza!»
«Capisco.»
«Anonimi quanto utili!»
«Sì.»
«Li conosce?»
«No. Non sopporto il bricolage.»

Cde, condotto d’entrata.
Per due chilometri camminò nell’oscurità, alla fine del condotto una lama di luce. Mr Stanley osservò l’apertura, era illuminata dall’alto, la luce filtrava dalla ghiera d’un tombino. L’uomo sistemò a tracolla il borsone e iniziò a salire. Alzò la griglia e osservò fuori. Il vicolo, deserto, era ingolfato da ciarpame e rifiuti vari. Una volta all’esterno, spazzolò meticoloso i vestiti. Le istruzioni tecniche generali del sistema Uncity, al terzo punto, evidenziavano un atteggiamento basico, profilo basso. Il soggetto anonimo era il modello ideale. Con passo spedito s’infilò in una strada molto frequentata. I passanti sfilavano veloci. Mr. Stanley li osservava e li pregustava. L’osservazione innescò qualcosa di sopito.
Il consueto traffico d’auto. Stradini al lavoro tra i fumi puzzolenti del bitume. Un lussuoso negozio d’abbigliamento servito da commesse appariscenti. Una caffetteria stracolma di gioventù sprizzante folate ormonali. L’ambulante con varie risme di biglietti della lotteria. Insomma, sotto gli occhi luccicanti di Mr Kubrik sfilava la normalità d’Uncity.
Mr. Stanley sentì battere la spalla. Un Bobby, sguardo duro, gli indicò la borsa a tracolla. La patta della sacca era aperta e ciondolante al vento. Mr Stanley ringraziò dell’attenzione e chiuse il gancio. Il Bobby voltò le spalle e proseguì controllando severo la folla in quella fermata della metropolitana.
Mr Kubrik passò la strada e aspettò che dalla caffetteria uscisse una ragazza amabile, bionda, fisico asciutto. L’aveva notata da un pezzo. L’aveva scelta. Era impossibile non sceglierla. Quella ragazza, se paragonata alle coetanee, splendeva come un raggio di sole.
Quello era il momento! Il treno ripartì portandosi via tutti. Solo una persona era rimasta là in pedana con lui. Era una signora di mezza età, elegante, con la borsa dello shopping. Il sangue gli turbinava in testa come un gorgo di rapida. L’ombra aveva preso completo sopravvento. Mr Stanley avvicinò la preda, infilò la mano nella borsa, sfilò un cacciavite Stanley punta stretta da 14.08 cm, caricò il braccio e partì con furia cieca.
Un affondo. Poi un secondo, e un terzo. Tutti gli affondi effettuati in rapidissima successione. Al quarto fendente il coltello stoppò la corsa. La ragazza si accasciò a terra, con gli occhi vuoti. Solo per un secondo, Mr Kubrik osservò il corpo, il cappotto imbevuto di sangue, le labbra boccheggianti. Poi corse via animato da un nuovo e incomprensibile stato d’eccitazione.
Schizzi di sangue sul mento, la bava gli usciva dalla bocca, in viso uno sguardo inumano. Mr Stanley alzò la testa e si accorse d’essere inquadrato, dritto in faccia, da una telecamera della metropolitana.
Due auto della polizia passarono a sirene spiegate lacerando l’aria. Mr Kubrik andò in tilt. Erano là per lui? A due minuti dall’omicidio? Non era possibile. Forse qualcuno l’aveva visto. Il cuore gli batteva come se infilato tra le tempie. Istintivamente girò le spalle e camminò verso un chiosco di giornali. Comprò un quotidiano. Le pattuglie scheggiarono nel traffico, dirette verso il centro. Mr Kubrik respirò a fondo, varie volte. Lo sguardo gli cadde sulla prima pagina del quotidiano.

Uncity Gazzette.
Uncity, la città più violenta del regno!
Tragico primato.
Ieri 96 omicidi.

Mr. Kubrik piegò il giornale, controllò l’orologio, gli restavano ancora cinque minuti per scovare l’uscita. Il resto dell’articolo l’avrebbe letto a casa.

Stop


altri articoli horror
acquista oggetto horror