Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
DENTINO
Proprietario
Jacopo Marocco, lettore.


Prezzo

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10 €
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A proposito di questo oggetto...
La fatina dei denti
di Jacopo Marocco


Tom guardava la TV, guardava Willie il coyote che inseguiva Road Runner, l'uccello azzurro che faceva quello strano verso, bip bip, e che tutti pensavano fosse uno struzzo e che invece no, non era uno struzzo, ma – gli aveva spiegato una volta suo padre – un uccello dei deserti americani, chiamato volgarmente Roadrunner, corridore della strada.
Sua madre gli venne vicino, gli mise davanti una fetta di pane con sopra spalmato del burro d'arachidi e disse: «Ecco la merenda, io vado, ci vediamo dopo.»
Tom annuì e, senza distogliere gli occhi dal televisore, prese la fetta di pane in mano. Distrattamente gli diede un morso. Pochi istanti e diede un altro morso, e poi un altro, sempre con lo sguardo posato sulla Tv, su quel coyote che faceva di tutto per acchiappare quell'uccello, senza mai riuscirci. Bip Bip.
Si destò da quella specie di ipnosi dal cartone animato solo quando, dopo aver dato un altro morso alla fetta di pane, sentì un lieve dolore alla bocca. Lì per lì non capì. Ingoiò il boccone, e iniziò ad indagare con la lingua nella bocca. Pochi istanti e capì: il dente che gli dondolava da un po' di giorni dall'arcata superiore sinistra, non c'era più.
Sentì un sapore dolciastro, diverso da quello del burro d'arachidi. È il sapore del sangue, si disse tra sé. Lo aveva già sentito altre volte, quando gli erano caduti altri denti.
Guardò la fetta di pane, incuriosito.
Scese dal divano e corse verso lo specchio dell'ingresso, quello basso, dove riusciva a specchiarsi pure lui.
Una volta lì davanti, spalancò la bocca: sì, il dente non c'era più, era caduto, ma era sparito. Ci pensò su un po', e alla fine dedusse che se lo doveva esser mangiato.
Guardo di nuovo la fetta di pane che aveva ancora in mano, ma stavolta la guardò quasi spaventato: non gli era mai successo che un dente gli cadesse col cibo, erano sempre caduti grazie alla sua pazienza di star lì a stuzzicarli ore intere con le dita e con la lingua, e al pizzico di coraggio che serviva per strappare l'ultimo pezzetto di radice che ancora li teneva alla gengiva.
Buttò la fetta di pane al burro d'arachidi nel secchio e si rimise sul divano, a vedere i cartoni animati, senza mai smettere di passare la lingua sulla parte liscia della gengiva dove, fino a poco prima, c'era il dente. Ma ora Tom, non era spensierato come prima, ora era preoccupato.

Quando tornò sua madre, Tom le corse incontro e le raccontò l'accaduto.
«Non è successo mica niente Tom, il dentino farà lo stesso percorso del cibo e uscirà» gli disse sua madre per tranquillizzarlo.
«Sì ma...la Fatina?» rispose lui ancora preoccupato.
«Ohhh Tom, la Fatina dei denti verrà a trovarti ugualmente! Non ti devi mica preoccupare per questo.»
«Ma come fa a lasciarmi il soldino se il dentino ce l'ho nella pancia?»
«Tom, non preoccuparti, vedrai che la Fatina dei denti troverà una soluzione, magari aspetta che fai la cacca...» disse lei, lasciandosi scappare una risata.
Tom non rise. Era ancora preoccupato.
Lei, vedendolo così, cercò di correggersi:
«Dai scherzavo, stasera vai a letto tranquillo e vedrai che domani mattina sotto al cuscino troverai un bel soldino... vedi, ho fatto anche la rima: cuscino-soldino... ah ah ah.»

La sera Tom, in camera sua, dopo essersi messo il pigiama, aprì il cassetto della scrivania e prese sulle mani le banconote: erano quaranta dollari, quattro pezzi da dieci.
Aveva perso quattro denti finora e la Fatina dei denti, ogni volta, gli aveva lasciato una carta da dieci dollari sotto al cuscino: la sera metteva il dente caduto sotto il guanciale e la mattina dopo ci trovava i soldi. Era sempre andata così, ma ora? Ora che il dente era nella sua pancia?
Si mise a letto pensieroso Tom. Soprattutto pensava al fatto che gli servivano altri dieci dollari che, messi insieme agli altri, gli avrebbero permesso di comperare finalmente una nuova macchinina radiocomandata ‒ ma che sua madre non voleva comprargli perché, a suo avviso, ne aveva già troppe.
Maledetta fetta di pane! Pensò. Domattina avrei avuto i miei dieci dollari, e invece come fa la Fatina a prendersi il dente e a lasciarmi i soldi ora che il dente me lo sono mangiato?
Chiuse gli occhi, cercando di tranquillizzarsi con le parole della madre:
...vedrai che la Fatina dei denti troverà una soluzione...

La madre di Tom aveva già chiamato due volte suo figlio dalla cucina, ma lui non si era ancora presentato al tavolo per fare colazione, così, dopo aver dato un bacio sulla guancia al marito che usciva per andare al lavoro, decise di andare a svegliare Tom direttamente in camera.
Bussò.
Silenzio.
Lentamente aprì la porta.
Silenzio.
Tom sta ancora dormendo, pensò.
Entrò.
La prima cosa che vide fu la finestra aperta.
La seconda cosa che vide fu una grossa macchia rosso scuro sulle coperte del letto che coprivano suo figlio.
Nonostante la luce del sole che entrava dalla finestra aperta, non riusciva a vedere suo figlio in faccia.
«Tom!?!» disse lei, con la voce che iniziava ad assumere un tono disperato.
Nessuno rispose.
Col sangue gelato nelle vene, prese ad avvicinarsi al letto.
Uno, due, tre, quattro passi.
Finalmente riuscì a vedere la faccia di suo figlio: era di un colore innaturale, violacea, e ferma in una smorfia di dolore.
Si gettò sul figlio. Prese a scuoterlo:
Tom! Tom! Tom!
Ma Tom non rispondeva. Il suo corpo era duro. E freddo.
Tirò giù le coperte che coprivano il figlio, lo scoprì: il sopra del pigiama, tirato su fino allo sterno, permetteva di vedere in modo diretto e senza filtri la pancia di Tom: sventrata, un cratere di carne e sangue. Le budella erano tutte di fuori e ora, liberate dalla pressione delle coperte, colavano giù dai lati del letto, come anguille libere.
Sua madre prese ad urlare fino a svenire.

Un caso difficile quello del piccolo Tom per la polizia. Un caso comunque chiuso con la condanna della madre ‒ “affetta da una grave forma di depressione” ‒ all'ergastolo.
L'ispettore O' Quinn ancora ci pensa ogni tanto: che era stata la madre ad uccidere quel povero ragazzino, era palese, ma non si è mai spiegato due cose riguardo a quel caso. Due cose che a distanza di anni ancora torna a chiedersi. Due cose che in sede di giudizio furono appena esaminate, tanto era palese la colpevolezza della madre. Due cose: O'Quinn non si è mai spiegato cosa fossero quelle minuscole orme di forma umanoide, fatte col sangue, rilevate dalla scientifica, che dal letto andavano verso la finestra; né si è mai spiegato perché sotto al cuscino del ragazzino, durante i rilievi, i ragazzi della sua squadra trovarono dieci dollari.


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