Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
VANGA
Proprietario
Enrico Macioci, autore di "Terremoto" (Terre di mezzo, 2010)


Prezzo

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1200 €
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A proposito di questo oggetto...
Un triangolo
di Enrico Macioci


L’uomo e la coppia s’incontrarono a mezza costa, laddove il sentiero si faceva ripido. Il ragazzo guardò l’uomo dal basso e mise su dietro gli occhialini metallici un’espressione tesa e protettiva, un’espressione, pensò l’uomo, antica e quasi preistorica, colma di fuochi, clave, strangolamenti e possesso. Secoli e millenni di civiltà non l’hanno cancellata perché le situazioni basiche – due maschi e una femmina nel bosco, per esempio – non si sono dissolte neppure nell’era del web, pensò l’uomo. Anche il corpo del ragazzo, basso ed esile, s’atteggiò a impercettibile difesa della ragazza mora che lo seguiva; e l’uomo sorrise al potere erotico che indirettamente gli si accreditava.
«Salve» brontolò il ragazzo facendo per superarlo; ma l’uomo si mise di traverso lungo il sentiero, tirò fuori un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni da montagna e cominciò a tergersi il volto abbronzato con calma olimpica.
Il ragazzo fu costretto a fermarsi, e lo stesso fece la ragazza. Era attraente; poteva avere venticinque, trent’anni al massimo. «Buonasera» salutò. Sovrastava il ragazzo d’una spanna; alzò le braccia nude a ravviarsi i capelli; indossava una tuta nera, una maglietta smanicata nera e scarpe da ginnastica bianche.
«A voi» replicò l’uomo.
L’uomo e la ragazza si fissarono per un paio di secondi e il ragazzo disse con voce malcerta, non si capì bene a chi: «Adesso andiamo.»
«Dove siete diretti?» domandò l’uomo senza spostarsi e senza smettere d’asciugarsi il volto col fazzoletto e puntare gli occhi sulla ragazza.
«Alla Crocetta» spiegò lei.
«In cima?» s’informò l’uomo.
«Certo» mise bocca il ragazzo con le guance arrossate. La ragazza gli teneva entrambe le mani poggiate sulle spalle, e l’uomo notò che aveva dita lunghe senza anelli.
«Beh, state sbagliando strada» disse l’uomo riponendo il fazzoletto e accendendosi una sigaretta. Le sue movenze possedevano una tranquilla autorevolezza.
«Eppure ci hanno indirizzato qua» si lamentò il ragazzo; a ogni frase la sua voce diventava più querula.
«Vi hanno indirizzato male» replicò l’uomo.
«Abbiamo visto altra gente salire» puntualizzò la ragazza.
L’uomo assunse un tono più amichevole, quasi spiritoso. «Volete saperla una cosa?» domandò alla coppia, anche se fissava soltanto lei.
«Cosa» digrignò il ragazzo. Il suo volto privo di barba si storceva in una smorfia infantile, anche se probabilmente aveva più anni di quanti ne dimostrasse. Doveva trattarsi d’un professionista scrupoloso al limite della pedanteria, pensò l’uomo. Un secchione coi polpacci glabri e un principio d’alopecia, pensò l’uomo. Un avvocato o un commercialista, oppure un professore. Un supplente di matematica, pensò l’uomo.
«Facendo questa strada allungherete un bel po’» spiegò l’uomo emanando veli di fumo. La ragazza lo guardava con attenzione e lui se ne avvide. Le caviglie della ragazza erano atletiche ma non grosse. Sul suo petto in parte nascosto dalle spalle del ragazzo precipitavano luce e ombra.
«Però arriveremo» precisò il ragazzo in atto d’incamminarsi. Sembrava intenzionato a passare sul bordo del sentiero o a scansare l’uomo a viva forza, se fosse stato necessario.
L’uomo notò che il ragazzo era in preda a una gran rabbia. L’ho interrotti mentre lui ci stava provando, pensò l’uomo. Lei non è la sua compagna, pensò. Si stanno conoscendo e lui l’ha portata quassù per starsene tranquilli, pensò. Lei gli dirà di no, pensò. «Arriverete in cima a sera e tornerete giù in città a notte fonda» asserì l’uomo. «Niente di male beninteso, se questi sono i vostri programmi» e fece per scansarsi.
«No, non sono questi i nostri programmi» spiegò la ragazza.
«Perché devi dirlo a lui?» le soffiò il ragazzo come una biscia.
«Che ti prende?» reagì lei stupita.
Non soltanto gli dirà no, ma nemmeno sta pensando che dovrà dirglielo, pensò l’uomo. È talmente al di sotto dei suoi gusti che nemmeno lo valuterà. Lo considera un amico, pensò l’uomo. Buono per riempire un pomeriggio sonnacchioso. Buono come un bicchiere alla menta, pensò. Povero scemo, pensò.
«Vogliamo andare?» quasi gridò il ragazzo alla ragazza con la sua voce chioccia.
«Se vi va» intervenne l’uomo finendo la sigaretta «v’accompagno lungo la strada migliore. È più bella e più breve.» Spense la sigaretta su un tronco di pino e gettò la cicca fra i rovi.
Dopo un istante d’interdetto silenzio la ragazza anticipò il ragazzo: «Non la disturba tornare indietro?»
«Dammi del tu.»
«Non ti disturba?»
«Penso che andremo per i fatti nostri.»
«No. Non mi disturba.»
«Se è così…»
«Facciamo da noi, grazie.»
«Vi porterò sin dove la cima è di nuovo visibile, in modo che non possiate perdervi. Poi tolgo l’incomodo.» L’uomo sorrise al ragazzo.
«Lei sta già incomodando.»
«Ma che maniere sono? Non ci faccia… non ci far caso.»
Forse questa non ha nemmeno venticinque anni, pensò l’uomo. Forse ne ha ventitrè. Ventidue? «Non c’è problema.»
«C’è invece, eccome.»
«Seguitemi.»
«Perché ride?»
«Non rido.»
«Lei sta ridendo.»
«Affatto.»
«Sta ridendo di me.»
«La finisci?»
«È che sei buffo.»
«Buffo?» Il ragazzo divenne paonazzo.
«Prendertela così per la storia del sentiero. Mi sembra esagerato.»
«Il signore ha ragione.»
«Mi dai del tu e mi chiami signore?»
«Come ti chiami?»
«Tu non capisci.» Il ragazzo si voltò e afferrò la ragazza per le spalle. Le spalle di lei erano troppo vaste per le mani di lui.
«Cosa.» Ma lei capiva benissimo, e l’uomo sapeva che lei capiva e che sapeva che lui, l’uomo, sapeva.
Il ragazzo si trovò in una posizione scomoda. Se si fosse trattato di tre bambini non ci sarebbe stato problema, ma da adulti la verità diventa una specie di tabù, una maledizione. Nessun adulto vuol dire la verità e nessun adulto vuol sentirla, specie se si tratta d’una verità fra uomini e donne. Su, povero scemo che altro non sei, pensò l’uomo. Prova a dirlo se ci riesci. Prova a dirglielo e vedrai come ti riduce, pensò. Dillo e ti ridurrà a un colabrodo, e perderai quella poca mascolinità che ti resta, pensò.
Il ragazzo strinse le spalle della ragazza e affondò le dita nella carne sino a che vi sparirono. Sulle spalle della ragazza il colorito defluì lasciando il posto a due chiazze pallide, ma lei non batté ciglio. Guardava il ragazzo dall’alto con paziente neutralità, aspettando che cedesse. E cederà, pensò l’uomo. Quelli come lui sono fatti apposta per cedere, pensò. Quelli come lui sono fatti apposta perché quelli come me possano esistere, pensò. Che senso ha un mascalzone se non ci sono i bravi diavoli in giro? Tutto è relativo, pensò. Un farabutto è un fenomeno di sfondo e prospettiva, pensò. Una messa a fuoco. Un contrasto.
Il ragazzo mollò la presa e sospirò. «E va bene» finse d’acconsentire. «Veniamo con lei.»
«Perfetto» concluse l’uomo liberando il sentiero. Sentì gli occhi scuri della ragazza percorrergli la schiena e le natiche, studiargli il sudore lungo la spina dorsale e sotto le ascelle, gli avambracci scuri, pelosi. Tu credi di stare rimandando, pensò l’uomo. Credi che ne riparlerete, che riparlerete di ciò di cui stavate parlando prima, pensò. Credi di sapere ciò che lei desidera, e credi che lei desideri qualcosa da te, pensò. Credi nella peggiore delle ipotesi che prima o dopo potrebbe desiderarlo, pensò. Ma sei un cretino, e non ne riparlerete mai.
L’uomo s’incamminò seguito dai ragazzi. Salirono per un centinaio di metri e poi l’uomo imboccò sulla destra un sentiero più piccolo che s’inoltrava in un folto di ginestre.
«È stretto» si lamentò il ragazzo.
«Appunto si farà prima» commentò la ragazza.
«Vero» disse l’uomo.
Avanzarono fino a perdere di vista la strada precedente. Il bosco s’infittì a tal punto che il giorno ne rimase fuori. L’aria era ferma e calda. Pochi uccelli cantavano nascosti. I cespugli s’intenebrarono. Rade pietre bianche fluttuavano. Il vento si tuffava nei valloni con un rombo lontano. L’uomo girò attorno a un gruppo d’aceri, si fermò, si lasciò superare dai ragazzi e disse: «Da qui in avanti potete andare soli. Sempre dritto.» Sorrideva.
«Ma il sentiero finisce» sbraitò il ragazzo.
«È vero» ammise l’uomo. «Allora forse mi sono sbagliato.»
«Lei l’ha fatto apposta!»
«Perché continui ad aggredire? Perché non ti calmi?»
«Devo essermi confuso all’altezza del primo bivio» rifletteva l’uomo sempre sorridendo. Si tolse la camicia restando in canottiera. Gettò la camicia su un mucchio di radici divelte.
«Ci ha fatto perdere!»
«Sta’ calmo!»
«Vi va di sederci e chiacchierare un po’? Sentite che bell’aria. Che quiete. Vi piace la quiete?» L’uomo tirò fuori la canottiera dall’orlo dei pantaloni con piccoli gesti eleganti. La ragazza occhieggiò un lembo piatto di pancia.
«Lei ci sta prendendo in giro» masticò il ragazzo, ingobbito.
Quanti anni avrà?, pensò l’uomo. Sembrerà mai un uomo?, pensò. Somiglia a un adolescente già vecchio, come se avesse saltato la maturità, pensò. Fa quasi schifo, pensò. «Avanti, sedetevi» disse.
«No!»
«Mettiamoci qui seduti a parlare di filosofia» disse l’uomo sorridendo. «Vi va?» S’avvicinò.
«Noi ce ne andiamo» ripeté per l’ennesima volta il ragazzo.
La ragazza non parlò.
L’uomo colpì il ragazzo con un pugno in faccia. Gli frantumò l’occhiale, lo zigomo sinistro e parte della mascella. Il ragazzo andò giù nel muschio senza neppure urlare. Provò a rialzarsi e non ci riuscì. Gli girava la testa e vedeva squarci di sereno tra le fronde immobili. In uno degli squarci passò un aereo di linea, minuscolo e muto, coi lampeggianti accesi. Sentì la ragazza opporre poca resistenza. Provò a chiamarla e non ci riuscì. Ondate rossastre andavano e venivano. Li sentì giacere dietro una siepe di rosa canina. Sentì lui grugnire e lei gridare. Pensò che lei si stesse sacrificando per entrambi e l’amò definitivamente.
Finirono dopo un’ora. Li vide incombere su di lui, giganteschi e perenni. Lei aveva i capelli in disordine e le labbra umide. Lui non era cambiato d’una virgola, pure gli si leggeva in volto una sazietà eccessiva, da pitone. L’uomo disse alla ragazza: «Aspettami dietro l’angolo. Voglio occuparmi del tuo amico.»
«Non gli farai altro male, vero?» replicò lei. Se ne andò senza attendere risposta.
Fu la fiducia cieca e immotivata della ragazza nei riguardi dell’uomo a far capire al ragazzo ch’era la fine.
L’uomo in piedi su di lui sollevò una vecchia vanga rugginosa e sorridendo gliela piantò nel cuore.


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