Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
VIDEOCAMERA
Proprietario
Fabrizio Pizzuto, autore di "La radice quadrata di Ralph" (Midgard, 2006)


Prezzo

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477 €
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A proposito di questo oggetto...
Horror movie
di Fabrizio Pizzuto

Nella prima scena vediamo lo zombie davanti alla macchina da presa:
«Più a destra!» strilla il regista «devi apparire da dietro l’albero, un po’ in penombra…»
Lo zombie mette le mani sui fianchi.
«Rifacciamo».
Si avvicina una donna per il trucco «ti è colata un po’ di faccia…»
«Che potrebbe non essere male…»
«Sì ma così si vede che è finta, aspetta un momento.»

Nella scena seguente lo zombie è molto diverso dal precedente, sembra più alto e più grigio.
«È perfetto...»
«Non è lui!» sostiene l'aiuto regista.
«Ma sì, è lui, ed è perfetto.»
«Dico di no.»
«Trucco perfetto.»
Lo zombie entra perfettamente in scena da dietro l’albero, appare dalla penombra.
«Perfetto!»
Si getta verso la donna bionda. Lei corre. La camera li segue. Lui le si avvicina pericolosamente. Lei inciampa. Lui inciampa.
«Stop! Che succede? Non dovevi cadere!»
Lei si alza, si sistema il vestito. Lui le si avventa.
«Ma che fai?» lui le monta adesso, con foga.
«Fermo!»
«Stop!» Lui le strappa un lembo di pelle con un morso.
«Accidenti, ma come hai fatto a fare questo… gira.. riprendi! Poi montiamo…»
Lei strilla forte.
«Non capisco…» dice la costumista appena giunta all’aiuto-regista «cosa succede? Non è lui.»
Il grido della donna è ora lancinante.
«Continua a girare!»
«Ma che cazz…»
«Che cazzo succede?»
Costumista e aiuto regista sono sbigottiti.
Lo zombie si scaglia con foga sulla donna e ne divora lembi di pelle.
Da dietro l’albero entra l’attore, simile a come lo abbiamo visto prima… ma gli mancano lembi di pelle sulle braccia… si lamenta con un mugolo feroce che parte dalla gola.
«Riprendi tutto!»
Lo zombie alto e grigio si avvicina alla telecamera, lo vediamo da vicino.

Zoom verso l’esterno. Lo schermo delle tv riprende lo zombie in primo piano mentre quattro persone commentano, sorseggiando bevande incolore e tirando da sigari marroni.
Il regista è seduto tra queste ed ha un braccio fasciato.
«Capisco» dice il più anziano «la necessità di far apparire tutta la scena come vera… ed è molto forte in effetti… non nuovissima come trovata, ma molto forte… dove avete girato?»
«Haiti!»

Flash back aeroporto di Roma. Volo per Haiti. L’attore, l’attrice, l’addetta al trucco, l’aiuto e il regista si parlano. Si guardano. Grosse valigie da spedire.
Il trolley rosa di lei è enorme e di tanto in tanto cade in avanti.

«Dove abita questo tuo cugino stregone?»
«Oh, non lo so di preciso, so che si farà trovare in aeroporto…»
«Ma che vuol dire stregone?…»
«Teoricamente è un uomo-medicina… uno shamano, sì, ecco… guarisce la gente…»
«Se la guarisce è un dottore…»
«Sì ma usa metodi meno convenzionali… meno scientifici, ecco…»
«Uno stregone, capito…»

In uno studio due persone che non abbiamo mai visto prima.
«La scena parte dall’aeroporto, volo per Tahiti per andare a trovare uno shamano, tu interpreterai lo shamano…»
«Ci sono cose che sono vere, man, io non so se posso giocare con queste cose, nella mia cultura sarebbe sacrilego…»
«Ma dai, lo sarebbe davvero…»
«Beh, io sono nato qui in occidente, ma credo che lo sarebbe, non lo so… non voglio scherzare con gli spiriti o con i riti antichi…»
«Ma di quali spiriti parli?»

Siamo di nuovo sul primo scenario, la telecamera manda l’inquadratura verso l’alto, direttore e produttore di la dallo schermo commentano la trovata.
«Come se lo zombie avesse attaccato il cameraman, molto interessante.»
«Aumenta l’effetto di realismo.»
Poi la telecamera interviene di nuovo… la voce del regista… «Gira, gira, continua a girare.»
La camera inquadra lo zombie che sbrana il cameraman.
«Chi ha preso la camera qui?»
«Uno della trouppe»
«Uno generico?»
«Si chiama Tommaso»
Lo zombie addenta il braccio del regista che si libera e si divincola.
Vediamo che il produttore guarda la fasciatura del regista.
«Suggestivo» dice.
«Mi sono fatto male la sera a casa, cadendo nel bagno… un caso fortunato!»

L’inquadratura si allarga, esce dalla stanza sfondando il soffitto e sale su tutta la città: inquadrando tutta la città abbiamo l’obbligo di pensare che tra poco arriverà l’immagine della regione, dello stato della terra e capiremo dove eravamo, invece la città è disposta a forma di ELLE, a fianco alla elle c’è la a, allargando c’è una penna e un uomo che scrive…
Non sono io.
È un attore che interpreta Jorge Luis Borges che scrive il diciassettesimo Haiku.
«La vecchia mano ancora scrive versi per dimenticare.»
Poi si alzò e andò via.
Di nuovo l’inquadratura partì verso l’alto.



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