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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
FUMETTO
Proprietario
Fabio Centamore, lettore


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75 €
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A proposito di questo oggetto...
Goblin
di Fabio F. Centamore


Santo Lo Presti dette una debole grattata al mento ispido e concluse che doveva assolutamente fare la barba dopo cena quella sera. Si mise comodo sul trespolo di resina dura. Infine, chiedendosi perché negli uffici le sedie dovessero essere necessariamente scomode, si slacciò il cappotto, se lo tolse e lo appoggiò sul piano della piccola scrivania.
«Conosce la saga di Spiderman?»
«Molto superficialmente, dottore» sorrise la signora sfoggiando un'invidiabile cascata di vaporosi riccioli bruni color ambra. «Sa, non sono molto appassionata.»
«Naturale» commentò Lo Presti facendo un gesto all'indietro con la mano, come a voler buttar via la risposta della donna. «Probabilmente saprà che il peggior nemico di Spiderman si chiama Goblin. Mi ha sempre colpito questo personaggio, è un esempio più che unico di sentimento avverso. Egli odia Spiderman al punto che non gli basta mai ucciderlo, vuole anche distruggerlo psicologicamente e fa sempre di tutto per metterne in pericolo l'equilibrio mentale. Una cosa alquanto innaturale, non trova? Forse addirittura non del tutto motivata.»
«Semplice odio da fumetto, dottore.»
«In che senso, Margherita? Le dispiace se la chiamo per nome?»
«Perché no? A patto che io possa chiamarla Santo, però.»
«Ma certo!» Stavolta toccò all'uomo sorridere allargando un faccino sottile e scarno, tutto costellato da una barba appena accennata ma ispida e nera come pece.
«Ebbene, Santo, dovrebbe sapere che nei fumetti i contrasti sono sempre fin troppo evidenziati. Il buono è troppo buono, il cattivo esageratamente cattivo. Nel mondo delle nuvolette tutto dev'essere facilmente identificabile, smaccato, come un marchio a fuoco. La realtà è ben diversa direi.»
«Diversa? Questo mi incuriosisce. In che senso?»
«L'odio che la colpisce tanto, per esempio, raramente è così netto ed esplicito. Piuttosto, si tratta di qualcosa di strisciante, vago, appena avvertibile.»
«Strisciante e vago... quindi, secondo lei, è difficile rendersi conto di essere odiati.»
«Sì, anche. Il vero odio agisce di sotterfugio, nell'ombra. A volte perfino chi odia fatica a rendersene conto. Direi proprio che il vero odio ti sorprende quasi come un ladro di notte.»
«Ah! Curioso. Un ladro di notte. Eppure il Goblin del fumetto agisce molto spesso nell'ombra, si ammanta del sotterfugio anche lui lasciando che i suoi scopi finali emergano da tortuosi complotti.»
«Davvero? Se è così, allora, Goblin incarna forse la reale concezione dell'odio. Lei, Santo, ama leggere molti fumetti?»
«Di più, signora mia. Di più... penso che nei fumetti, come in tutte le forme di arte popolare, sia contenuta l'esemplificazione della quotidiana realtà. Badi bene, non una realtà teorica o semplicemente pensata. Parlo di quello che viviamo giorno per giorno.»
«Che esagerazione!»
«Non lo crede?»
«Dico che è davvero esagerato. Se così fosse...»
«Sì? Completi la frase.»
«Se così fosse, le basterebbe leggere un fumetto per vedervi spiegato ogni fatto quotidiano.»
«Sì, è così.»
«Impossibile.»
«Non è d'accordo? E perché mai?»
«Troppo facile, Santo. Così il quotidiano non avrebbe più alcun mistero, non trova?»
«In verità è così, Margherita. Il quotidiano è intriso di banalità e davvero pochissimo mistero.»
«Non sono d'accordo.»
«Allora mettiamo, ad esempio, la morte di suo fratello Arturo.»
«Cosa c'entra Arturo?»si irrigidì la donna. La luce pallida che sembrava emanare dagli occhi castani si fece improvvisamente buia. «Mi avete fatto venire per questo? Sono ormai tre anni che è morto.»
«Ecco qua» continuò Santo Lo Presti aprendo una cartellina di cartoncino colorato. «Arturo Campisi, quarantadue anni, ingegnere elettronico, fondatore della Domotica Campisi S.r.l.»
«Perché non mi dice chiaramente dove vuole arrivare?»
«Ma non voglio arrivare da nessuna parte, Margherita. Stiamo facendo solo una chiacchierata.»
«Mi ha fatta venire in questura solo per una chiacchierata amichevole? Curioso davvero.»
«Lo so, può sembrarle privo di senso. Ma non vedo che male ci sia. Sono appena arrivato in questo paese, mi fa piacere calarmi nella vostra piccola realtà.»
«Come Goblin?»
«Deve aver sofferto molto per la morte di suo fratello, se la cosa la tocca così profondamente.»
«Non può immaginare. Arturo mi aveva fatto da padre e madre dopo la scomparsa dei nostri genitori.»
«Ah, ecco... ‒ esclamò Lo Presti sfogliando i documenti nella sua cartella ‒ incidente aereo. Sì. Continui pure, la prego.»
«Non c'è molto da dire. Era d'estate, all'ufficio postale per delle spedizioni di natura burocratica. Tutto scritto nel suo fascicolo. Una rapina. Spararono a caso, credo. Me lo portarono via.»
«Mi dispiace moltissimo. Le faccio portare un po' d'acqua.»
«Non voglio niente, vorrei solo tornare a casa.»
«Ma certo!» proruppe Lo Presti alzandosi in piedi. Il faccino sottile gli si era tutto piegato verso il basso, come se la forza di gravità gli avesse sconfitto i muscoli facciali. «Ha ragione lei, Margherita. Sono stato sciocco a farla venire fin qui, pensavo solo che le avrebbe fatto piacere saperlo.»
«Sapere? Cosa dovrei sapere?»
«Lo abbiamo arrestato. Il delinquente che ha sparato a suo fratello, è in cella.»
«Da quando?»
«Stamattina, verso le sei.»
«Oh!» proruppe la donna crollando sulla propria sedia.
«Vede? Proprio come le dicevo, la quotidianità è banale: un delinquentucolo rapina l'ufficio postale, uccide una persona, viene arrestato nemmeno tre anni dopo. I giornali sono stracolmi di storie del genere.»
«Lo avete interrogato?»
«Lo faremo nel pomeriggio, appena il commissario sarà disponibile. Mi faceva piacere farglielo sapere di persona, oggi chiuderemo il caso della morte di suo fratello.»
«Certo, una buona notizia.»
«Ne ero sicuro.»

Annuirono ancora. Stavolta cadde un silenzio greve, quasi imbarazzato. Era come quando si entra a notte fonda in camera da letto, in punta di piedi per non svegliare la moglie o i propri figli. I fogli contenuti nella carpetta di cartoncino frusciarono per infiniti secondi, foglie di un autunno che si vorrebbe dimenticare e buttare alle spalle. Eppure tornano sempre sotto la tua porta di casa, sospinte da un vento che non ha più nulla di casuale o naturale.
«Da quanto tempo è sposata, Margherita?»
«Come scusi?»
«Non mi ha sentito? Quando tempo fa si è sposata?»
«Mi perdoni, stavo pensando. Sono sposata da poco, quasi due anni.»
«Strano. Qui mi risulta due anni e sei mesi, invece. C'è un errore?»
«Che sciocca! Santo, ha ragione lei: sono sposata da due anni e poco più. Davvero, chissà a cosa pensavo.»
«Forse pensava a “Cannolicchio”.»
«Chi?» La voce della donna, sempre ferma e sicura, scaturì come una specie di pigolio d'acqua dolce.
«Stavolta sono io a chiederle perdono, Margherita. Antonio Spano detto “Cannolicchio”, l'uomo che ha sparato a suo fratello.»
«Oh!»
«Sa, mi piace immaginare. Ho pensato che al suo posto, sapendo dell'arresto, mi sarei fatto un mucchio di domande. Non si formalizzi dunque, sono a sua completa disposizione.»
«La ringrazio.»

L'uomo sorrise. Rimase così, a sorridere al vuoto silenzio che si era nuovamente creato. La donna stirò le labbra in una mala imitazione di sorriso, quasi per riflesso condizionato.
«Ho molte domande in effetti ‒ disse alla fine ‒ forse troppe. Da dove comincio? Povera me, devo sembrarle alquanto confusa.»
«Non si preoccupi, Margherita. Essere confusi è umano, specialmente nel suo caso, sapendo che proprio quell'Antonio le ha ucciso il fratello.»
«Non la seguo.»
«Come sarebbe?»
«Giudice, non capisco cosa voglia dire adesso. Che significa “quell'Antonio”?»
«Margherita, davvero questo mi incuriosisce. Dunque lei non si ricorda di Antonio Spano?»
«Spano... Spano...»
«Ecco qua!» proruppe Santo Lo Presti aprendo una seconda cartellina di cartoncino magenta pallido. «Spano Antonio, nato a Valguarnera il diciassette di ottobre millenovecentosettantadue. Diplomato con trentadue sessantesimi presso l'Istituto Tecnico per Ragionieri “A. Militto” di Modica il sette luglio millenovecentonovanta... non le dice nulla?»
«Si è diplomato il mio stesso anno.»
«Nella sua stessa scuola anche, perfino nella sua stessa classe. Qui risulta proprio così dagli archivi scolastici, non lo trova inquietante?»
«Ne sono addirittura sconvolta, signor giudice.»
«Santo. Avevamo convenuto di lasciar perdere i titoli, non ricorda?»
«Certo, naturale. Che orribile gioco del destino! Compagni di classe... non ricordavo affatto.»
«Eppure qui risulta che vi siete diplomati perfino lo stesso giorno.»
«Assurdo a credersi. Purtroppo non ho mai avuto un gran rapporto con i miei compagni di classe, poi eravamo davvero tanti.»
«Capisco.»
«Adesso, però, è lei che sta pensando.»
«Io? Davvero?»
«O sì, caro. Sento il frullio del suo cervello da inquisitore fin da quaggiù.»
«Non riesco a nasconderle nulla, Margherita. In effetti pensavo di nuovo a Goblin e Spiderman.»
«Mio Dio!»
«O sì, è così. Goblin, il peggior nemico, l'uomo che più odia Spiderman, è anche il suo miglior amico. L'odio più intenso viene spesso dalle persone a noi più vicine. Come nel suo caso: suo fratello ucciso dal suo ex compagno di classe, la persona a cui ha suggerito una risposta, magari lo stesso tipo un po' inconcludente a cui ha passato la soluzione del compito.»
«Lei ha troppa fantasia, Santo.»
«Non è d'accordo con me?»
«Non ricordo affatto questo “Cannolicchio”. Inoltre, non credo che abbia ucciso mio fratello per odio.»
«Come può esserne così sicura? In fondo non ne sappiamo ancora abbastanza, non crede?»
«Eppure i fatti sono noti. Un rapinatore tenta di svaligiare la posta, spara a caso, mio fratello rimane ucciso. Dov'è l'odio?»
«Ci sono anche altri fatti, cara la mia Margherita. Fatto numero uno: colta da improvviso lutto, lei si sposa quasi subito dopo l'uccisione. Fatto numero due: l'uccisore risulta essere un suo ex compagno di scuola.»
«Lo dicevo io che lei lavora troppo di fantasia.»
«Si fa presto a diradare i fumi della fantasia. Potrò oggi stesso interrogare il nostro “Cannolicchio”, cosa ne verrà fuori?»
«Inizia a non piacermi il discorso.»
«Eppure anche questo è un fatto: Antonio Spano avrà qualcosa da dire sul vostro passato rapporto, non crede?»
«Credo che la nostra discussione stia volgendo al termine, signor giudice.»
«Cimitero di San Rocco, ore ventidue, cinque aprile, giusto un anno dopo il suo diploma. Questo lo ricorda?»

La donna si fece pallidissima. Era scattata in piedi, pronta ad inforcare la porta. Ricadde sulla dura sedia di resina, un masso che rotolava dritto dal passato.
«Quelle cose non si possono dimenticare. Mi ha rovinato la vita quella cosa, rovinata per sempre.»
«Ho qui la sua denuncia di stupro, infatti. Lei all'epoca dichiarò che il fatto avvenne davanti al cimitero, ad opera di due ignoti.»
«Era una serata calda e molto umida. Non si muoveva una sola foglia e c'era un silenzio così pesante da schiacciare perfino l'aria. Gridai ma nessuno passò da quelle parti.»
«Nessuno a parte suo fratello. Leggo dal verbale che fu proprio lui a soccorrerla per primo, appena dopo la fuga dei suoi aggressori.»
«Trova forse curioso anche questo?»
«Di più, trovo che sia l'ennesima coincidenza degna di approfondimento.»
«Finalmente getta la maschera, dunque. Lei mi ha fatta venire qui solo per scavare, trivellare, smuovere un terreno ormai indurito da anni.»
«Suvvia, Margherita, facciamo solo due chiacchiere su una vecchia storia. Sa cosa ho scoperto parlando con qualche suo ex compagno di classe?»
«Me lo dica Santo, non vedo l'ora di saperlo.»
«Pare che all'epoca Antonio Spano fosse uno studente modello, nessuno si sognava di chiamarlo “Cannolicchio”.»
«Interessante davvero. E immagino che adesso avrà da aggiungere un altro particolare cruciale.»
«Margherita, lo sa benissimo quale particolare manca al nostro quadro: lei e Spano eravate inseparabili, sempre insieme come secchio e corda.»
«Chiacchiere, parole in libertà.»
«Però, secondo gli archivi universitari, il rendimento scolastico di Spano ha cominciato a peggiorare proprio dopo la sua aggressione. Si direbbe quasi l'effetto di un trauma.»
«Coincidenze, fantasie...»
«Di più, cara signora. Casualmente ho qui il verbale del primo arresto di Spano, l'inizio della sua carriera criminale: un mese esatto dalla sua sventura. Ma non sente profumo di destino?»
«Santo, lei fa frullare ancora troppo la fantasia. Adesso di quale personaggio dei fumetti mi parlerà?»
«Ma, in fondo, dove sarebbe il problema? Presto potremo interrogare Spano. Credo che avremmo tutte le possibili conferme.»
«Antonio non farà mai una cosa del genere, mi vuole troppo bene.»
«La capisco, Margherita. Lei si sente al sicuro, protetta. Ma rifletta, cosa può fare quel pover'uomo per evitare l'ergastolo? Dovrà raccontarci la verità, lo farà prima o poi.»
«La verità ha poco senso in fondo, non riuscireste nemmeno a riconoscerla.»
«Mi metta alla prova, la dica a me ora.»
«E perché mai? Certe verità sono troppo dolorose per venire a galla, come nel suo personaggio di Goblin.»
«Si riferisce all'inconfessabile identità di Goblin?»
«O sì, proprio a quella. Il vero volto di Goblin è quello di un mite imprenditore, padre di famiglia, marito devoto. Il mondo si rifiuterebbe di credere che dietro una facciata così rispettabile e onesta possa nascondersi il male puro, il genio del crimine che vuole solo distruggere Spiderman.»
«Meglio, dunque, nascondere il tutto? Combattere silenziosamente, a modo proprio, la battaglia contro il male?»
«Non è questa la soluzione di Spiderman? Alla fine lui sceglie di portare il peso della verità solo sulle sue spalle e di combattere segretamente la sua battaglia contro Goblin.»
«L'ha scoperto solo dopo quella tragica sera di suo fratello, vero?»

Santo Lo presti fece una pausa. Si alzò in piedi per gettare uno sguardo analitico, dall'alto in basso, verso la donna. Margherita Campisi, però, non parve fare la minima piega. Rimase immobile, occhio perso nel nulla, labbra stirate verso l'infinito, leggero pallore diffuso su un bel volto di marmo. Il giudice istruttore, allora, riprese a coniugare fatti, coincidenze e metafore.
«Sì, è successo davvero quella sera. Suo fratello la portò dalle parti del vecchio cimitero, eravate soli, non c'erano sospetti e non potevano certo essercene. Eppure...» Le sottili sopracciglia della donna iniziarono a tremolare come foglie autunnali. «Ecco, giù la maschera, Goblin si rivela. Suo fratello è un mostro, lo è sempre stato. La aggredisce.» Le labbra vagamente rosate si serrarono, assunsero una piega che non faceva più parte di un bel volto. «Da quanto, Margherita? Da quanto tempo desiderava farle quella cosa? Si è mai chiesta quanto l'avrà pensata, pianificata, immaginata quell'orrenda aggressione?»
«Sì» esplose la donna spalancando improvvisamente due occhi così profondi e scuri da inghiottire la luce dei neon. «Sì! Me lo sono chiesto tutte le notti e in ogni momento di depressione che ho dovuto affrontare. Me lo sono chiesto ad ogni volta che la vergogna e il dolore diventavano così assurdi e insopportabili da desiderare la morte. Alla fine gliel'ho chiesto perfino.»
«A chi l'ha chiesto? A suo fratello, a Goblin in persona?»
«E chi altri avrebbe potuto rispondermi? Chi altri se non lui, il mostro? Mi ha guardata con gli occhi di quella stessa maledetta sera, con quel desiderio morboso e sordido che ti fa vergognare di essere donna. “Da molti anni, sorellina. Da quando hai cominciato a metterti quelle gonne così corte e provocanti, da quando hai cominciato a usare quei tuoi trucchi così sensuali, con quella tua bocca così invitante. Sai, penso che sia stato un bene lasciar andare il desiderio l'altra sera: ora fra noi non ci possono essere più equivoci, ora puoi essere solo mia”, mi ha risposto.»
«E lì ha capito che l'avrebbe rifatto, vero?»
«Ne sono stata sicura. L'avrebbe rifatto tutte le volte che voleva, il mio incubo sarebbe stato solo all'inizio. E così fu. Durò per anni. Violava le mie notti, la mia stanza da letto, come e quando voleva.»
«Ora mi è tutto chiaro. Chi avrebbe agito diversamente al suo posto? Ha pensato ad Antonio, in fondo suo fratello aveva rovinato anche lui.»
«Antonio aveva avuto occhi solo per me, prima che il mostro mi segnasse a vita. Dopo il primo stupro non aveva retto, non aveva sopportato la verità. Si era allontanato da me il più possibile, era diventato un debosciato, un poco di buono.»
«Forse un altro Goblin?»
«Ma certo! E cos'altro? Anche la sua natura si era ormai corrotta al punto da trasformarsi in un altro mostro.»
«Lo ha contattato?»
«Forse, chissà.»

Lo Presti si alzò nuovamente. Fece un mezzo giro attorno al tavolo per fermarsi dietro le spalle, esili eppure ben ferme, della donna. Le appoggiò le mani calde e gentili accanto alla base del collo.
«In fondo le sarebbe stato facile, no? L'ha chiamato, gli ha fatto credere di amarlo ancora, gli ha parlato delle violenze ed i soprusi che suo fratello le propinava quotidianamente. Povero Antonio, il cervello ormai tutto svuotato dalla droga, aspirato come un cannolicchio ripieno.»
«Antonio, ha sempre avuto la tendenza a pendere dalle mie labbra.»
«Ovviamente. Per lei è stato facile aizzarlo contro suo fratello, forse gli ha perfino suggerito il piano.»
«Tutte fantasie, Santo. Idee in piena libertà.»
«Eppure, quanti vantaggi le son venuti da questo assassinio! Ha sposato uno degli uomini più ricchi del paese, si è liberata dai soprusi sessuali di suo fratello, ha punito perfino il povero “Cannolicchio” per averla abbandonata.»
«Basta. Lei ha una fantasia troppo fervida, me ne vado.»
«Eppure ha appena ammesso le violenze subite da suo fratello, per inciso avrebbe anche ammesso di aver denunciato il falso al tempo del primo stupro.»
«Mi vergognavo troppo. Se avessi denunciato mio fratello nessuno mi avrebbe creduta. In fondo la vittima sono stata io, non crede?»
«Forse lo è stata, Margherita. Temo, però, che a sua volta si sia trasformata anche lei in un Goblin.»

Margherita Campisi aprì la porta gettando uno sguardo buio verso il piccolo viso irsuto del giudice. Era rimasto seduto, la piccola testa incassata fra le spalle, la giacca spiegazzata, le mani inerti sul tavolo. Eppure non smetteva di scrutarla dritta negli occhi, come se fra i due la sconfitta davvero fosse lei.
«Arrivederci, giudice Spiderman. Temo che ci rivedremo presto.»

Si richiuse la porta alle spalle lasciando che si confondesse con il giallo smorto della parete. L'uomo, rimasto come immobile nella stessa identica posizione, sorrise fissando quell'infinito smorto e piatto. Sussurrò piegando appena le labbra.
«Lo temo anch'io, signora Goblin.»


FINE


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