Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
PESCE SPECCHIO
Proprietario
Andrea Malabaila, autore di "Bambole cattive a Green Park" (Marsilio, 2003) e "L'amore ci farà a pezzi" (Azimut, 2009)


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799 €
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A proposito di questo oggetto...
Il pesce specchio
di Andrea Malabaila


Era la sua ultima volta in mare. L'aveva promesso alla moglie, ai figli e soprattutto a se stesso: non sarebbe invecchiato su una barca traballante, a farsi trascinare per chilometri da pesci che ogni giorno sembravano diventare sempre più forti e ostinati. Ma prima di abbandonare gli attrezzi sulla spiaggia, prima di rassegnarsi a guardare le onde dall'altra parte, voleva chiudere alla sua maniera, alla maniera di Pablo Hernandez.
La sua leggenda era iniziata trent'anni prima, quando i vecchi del paese l'avevano visto tornare con un pesce che era almeno il doppio di lui – questa leggenda potrebbe essere facilmente smontata se si tiene presente che Pablo all'epoca era un ragazzino magro magro e molto più piccolo di tutti quelli della sua età: accanto a lui un banalissimo tonno sarebbe sembrato una balena. In poco tempo in tutta la costa s'erano diffuse la storie più strane: una volta Pablo aveva pescato l'orrido pesce dalle squame piumate, un'altra volta aveva preso i famigerati pesci siamesi attaccati tra loro dalla coda, un'altra volta ancora aveva trascinato a riva l'ultimo esemplare di plesosauro che si nascondeva da millenni in un anfratto profondissimo. Pablo, a differenza di tanti altri pescatori, non doveva fare sforzi di fantasia: solo una volta s'era inventato di aver visto l'ineffabile pesce specchio e di essere riuscito a distogliere lo sguardo appena in tempo – secondo una vecchia diceria il pesce specchio, riflettendo la tua immagine, ti rendeva immediatamente pazzo. Per il resto ci pensava la gente ad alimentare il suo mito e lo faceva con un'innocenza che molti avrebbero creduto di aver perso insieme all'infanzia e che invece rispuntava sotto forma di inconscio collettivo. C'era bisogno di eroi e soprattutto di belle storie da raccontare, e le avventure di Pablo soddisfacevano questa necessità. Non importava quanto ci fosse di vero, in tutto questo.
Pablo la viveva tranquillamente. Sapeva che molti di quelli che parlavano di lui non l'avrebbero nemmeno riconosciuto. Per questo aveva continuato a frequentare le solite persone, i pochi amici che c'erano sempre stati e quelli che non avevano preso a invidiarlo troppo. Si era irrobustito un poco e al momento giusto si era sposato con una ragazza del paese che odiava il pesce e per tutta la vita si sarebbe rifiutata di cucinarglielo. Ma ogni mattina, all'alba, Pablo prendeva la sua barca e andava ad alimentare la sua leggenda. Ormai la sua fama era così consolidata che se fosse tornato a mani vuote per un anno di fila, tutti avrebbero continuato a dire che un altro come Pablo non c'era e non ci sarebbe più stato.
Quella mattina, dicevamo, era l'ultima. Pablo aveva ripetuto i soliti gesti di tutta una vita, ma questa volta pensandoci un po' sopra. Di solito non ci pensava affatto, era qualcosa di automatico, ma sapere che stai facendo una cosa per l'ultima vota la riempie di significati diversi e anticipatamente nostalgici. Cosa c'era di più bello del silenzio dell'alba, ritmato solo dalle onde? Gli sarebbe mancato, tutto questo. Lo sapeva già.
Sembrava una buona giornata, per pescare. Nelle stesse condizioni, Pablo aveva sempre avuto successo – magari non nei modi iperbolici dei racconti della gente, ma comunque abbastanza da poter essere considerato un pescatore affidabile e consistente. Decise di lasciar stare le reti, troppo banale concludere così. A Pablo interessava prendere un solo pesce, ma che valesse tutta la sua carriera, tutta la sua vita spesa in mare. Preparò quindi la canna, che era una canna normalissima perché – come lui amava sempre ripetere – “i pesci sono esseri intelligenti e non decidono di morire solo perché vedono una bella canna che costa un sacco di soldi”. L'esca, quella sì, era importante. E Pablo ormai conosceva bene i gusti di ogni abitante marino (in alcuni casi non faticava a condividerli più di quelli di sua moglie).
Per tutta la mattinata non si avvicinò nessun pesce. Pablo si stupì ma sapeva che era ancora presto per allarmarsi. Con la sua esperienza, di sicuro non sarebbe tornato a casa a mani vuote. Ma le ore passavano e non succedeva niente. Pensò che forse era diventato troppo vecchio, ma poi ricordò di essersi trovato spesso nella stessa situazione e adesso ci faceva più caso solo perché sapeva che era l'ultima volta. Gli dispiaceva soprattutto non riuscire a godersi quell'addio. Se avesse pescato subito, poi si sarebbe lasciato trascinare un po' dalla corrente, e dai ricordi. Invece così doveva continuare la sua sfida fino all'ultimo secondo e concentrare tutte le energie su quel pesce che non voleva arrivare.
Anche il pomeriggio stava passando e il sole stava per tuffarsi all'orizzonte. Non gli era mai capitata una giornata così storta. Avesse smesso il giorno prima, sarebbe stato un ritiro dalle scene adeguato al suo nome. Ma così era una fine davvero ingloriosa. Per un attimo fissò le reti: con quelle non avrebbe faticato a tirare su un po' di pesci. Ma distolse subito lo sguardo. Sarebbe rimasto in mare fino a quando non fosse riuscito a prendere il pesce, quello che aveva aspettato per tutto il giorno.
Appena fu buio, si alzò un vento freddo che lo fece rabbrividire. Pablo era molto stanco e l'attesa poteva proseguire ancora a lungo. Non riusciva a spiegarsi quella sfortuna improvvisa, lui che era stato baciato dalla buona sorte fin dalla sua prima uscita in mare. Certo, non aveva mai pescato plesosauri o pesci dalle squame piumate, però se l'era sempre cavata in modo brillante, anche nelle situazioni meno favorevoli. Ma questa volta sembrava tutto dannatamente complicato. Mentre si fermò a pensare a immagini perse nel tempo, di quando era un ragazzino magro magro, sentì le forze venirgli meno e si addormentò. E cominciò a sognare di un pesce enorme che lo strattonava e non voleva farsi catturare. Il sogno gli sembrò molto reale per il fatto che davvero un pesce aveva abboccato e ora stava cercando di strappare la canna dalle sue mani. Pablo si svegliò di soprassalto, infreddolito. «Ci siamo» disse tra i denti. Cercò di concentrare le sue forze per contrastare la forza del pesce. Fu una lotta durissima, che durò diversi minuti. Pablo temeva che la lenza si sarebbe spezzata. Ma alla fine ebbe la meglio e con un colpo secco fece vibrare in aria l'enorme pesce – questa volta era davvero enorme e sarebbe bastato a giustificare tutta la sua leggenda.
Quel che vide Pablo, però, fu terrificante. Il pesce con cui aveva combattuto e che adesso si trovava di fronte a lui aveva la sua stessa faccia. O meglio: Pablo si vide riflesso nel pesce morente e nel medesimo istante impazzì. Perse l'equilibrio e cadde in mare. Nessuno se ne accorse perché tutti ormai erano rincasati.
La mattina dopo il corpo di Pablo venne ritrovato sulla spiaggia, con un amo in bocca. «Un modo ben strano di lasciare questo mondo!» commentò qualcuno, passando di lì. Non lo riconobbe nemmeno.



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