Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
MANGANELLO
Proprietario
Marco Candida, autore del romanzo "La mania per l'alfabeto" (Sironi, 2007) e "Il diario dei sogni" (Las Vegas, 2008)


Prezzo

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A proposito di questo oggetto...
CRIPPLE
(BASATO SU UN FATTO REALMENTE ACCADUTO)

di Marco Candida


Se chiedete a Attilio come mai in paese sia conosciuto con il soprannome di Cripple lui incomincera' a raccontarvi tutta una faccenda che gli e' occorsa a migliaia di chilometri di distanza, oltre oceano, negli Stati Uniti d'America, anni e anni fa, in uno staterello nella parte centrale del continente, a due passi dal confine col Canada, dove era stato quando ancora qualcuno lo considerava un ragazzo che con la penna in mano sapesse il fatto suo e non soltanto uno dei tanti imbecilli piu' raccomandati che bravi che imbrattavano carta e vi dira' che nello staterello, che e' il North Dakota, nella citta', che e' Grand Forks, lui era andato per farci qualcosa d'importante e poi ridera' catarrosamente e scuotera' la testa e si mettera' a favoleggiare di questo e quello che li' lui ha fatto e di come fosse rispettato, e insomma, di tempo ne perderete con tutte le parentesi che Cripple ci ficchera' prima di arrivare a raccontare la storia che in paese tutti sanno, e vi dira' certo che lui l'inglese era arrivato al punto di saperlo parlare che era un piacere ascoltarlo, anche se poi con un'occhiata probabilmente vi piazzera' qualche verso di Enzo Taverna come Csa gh'uman mai da di incura par ra Tur ormai l'a' stat dit tütt gloria, passa' e unur o Da quand ch'uma no incura miss i dent u latt l'e' sempar stat un aliment cumplèt par tütt i'età, tanto per farvi capire che lui e' un italiano, anzi che lui e' uno del paese, e che quel tempo li', anzi la', e' lontano, ormai, passato, e magari vi tirera' fuori dalla tasca interna della giacca marrone, polverosa, un libretto stazzonato, un'edizione imbibita di La luna e i falo', del Pavese, e si mettera' a leggervi qualche brano, proprio sull'America, oppure vi sputacchiera' a memoria le parole di un dialogo di una storiella, sempre quella, potete star certi, di Hemingway, Neve fra due paesi, “Andrete mai a sciare negli Stati?” chiese George, “Non so” disse Nick, “Non son gran che le montagne” disse George, “No - disse Nick – Sono troppo rocciose. Ci sono troppi alberi e sono troppo lontane”, “Si' – disse George – Cosi' e' in California”, “Si' – Nick disse – Cosi' e' dovunque sono stato io”, “Si' – disse George – Cosi' e'”, e poi vi fara' il suo commento, perche' il vizio della linguaccia, quello, anche se la penna l'ha rimessa nel taschino senza piu' toglierla da li' ormai da molto, bene, quel viziaccio non ci e' finito, invece, nel taschino, e vi dira', probabilmente, che Hemingway, e Pavese, nei loro libri hanno scritto le opinioni che un qualsiasi turista, e nemmeno un viaggiatore, poteva avere, e ci erano passati alla storia, con quella fuffa, e poi passera', invece, alla sua, di storia, e finalmente vi dira' che il giorno sciagurato che i poliziotti d'America gli avevano sparato una gamba rendendolo zoppo lui era uscito solo per farsi due passi per le strade di Grand Forks, e che era inverno, e che quel giorno particolare ci fossero quaranta gradi sotto zero, si', quaranta, avete capito bene, e che eppure lo stesso quel giornaccio maledetto lui avesse deciso di mettersi la berretta e uscire fuori a farsi i suoi due passi giusto per sgranchirsi, respirare un poco, che' altrimenti le cervella in mezzo alle orecchie gli sarebbero bollite, aveva bisogno dei suoi due passi, far due passi non si nega nemmeno ai detenuti, ma questa non e' una cosa cosi' scontata in un posto dove per tre mesi l'anno la temperatura sta sempre sotto zero e a volte dopo tre o quattro minuti che siete fuori dalla porta di casa i baffi e i peli della barba diventano bianchi di ghiaccio e se si apre la bocca l'aria e' tanto gelida che si prende a mandar colpi di tosse che sembra escano bossoli dalla bocca tanto sono forti, e insomma Cripple vi dira' che quel giorno erano le dieci e mezzo di sera e per farsi i suoi due passi lui era uscito da una casa grande di due piani con le assi di legno pitturate di verde ospite di una signorinella alla quale versava un affittuccolo di poco conto che copriva facilmente con quel che l'universita' gli passava al solo scopo di sentirlo parlare dei suoi libretti, che lui chiama libretti, ma che invece eran opere che se ci fosse stato uno che ci avesse posato un poco meglio la lente sopra subito si sarebbe accorto quanto importanti fossero dai tempi del Verga, di Pirandello, Sciascia, e poi riprendera' con la sua storia, e vi dira' che insomma era la' fuori, quel giornaccio maledetto, in gennaio, con quaranta sotto zero, e per affrontare le intemperie si era messo una berretta e infilato un cappotto, non si era nemmeno messo i due maglioni che di solito indossava, si era messo solo il cappotto, e sotto aveva una maglia, ma troppo leggera, non si era nemmeno coperto le mani, non aveva nemmeno messo i guanti, cosa imperdonabile con un tempaccio tagliente e gelido come quello, le mani se le ficcava in tasca mentre metteva i piedi uno davanti all'altro e si prendeva i suoi cinque minuti d'aria sentendo il freddo becchettargli le carni del volto, ghiacciargli le narici, pungerlo, anche se vi dira' che si trattava soltanto di cinque minuti cinque e ormai dopo mesi e mesi il suo corpo si era temprato a quel freddo secco, e non umido, che ti arrossava gli occhi come niente e ti faceva sentire la scossa elettrica alle mani quasi a ogni momento, e, insomma cinque minuti, e poi subito in casa, anche quel giorno avendo sfidato le intemperie della natura, che era uno dei piaceri di un luogo impervio come quello dove lui aveva abitato anni e anni prima, oltreoceano, al confine col Canada, percio' anche stavolta potendosi dire proprio soddisfatto, solo che invece stavolta a soli cinquanta metri dalla sua abitazione ecco una pattuglia di sbirri fermarlo, e un paio di poliziotti dentro giubbottoni imbottiti di pelo dirgli qualcosa che lui non riesce a afferrare, e ecco Cripple portarsi di riflesso una mano alla tasca del cappotto per estrarre il passaporto, che e' un elemento dal quale non si separa mai, e subito uno dei poliziotti intimargli di tenere le mani lontane dalle tasche e di non muoversi, avvicinarglisi, farlo voltare, metterlo in posizione d'arresto, con le mani dietro la schiena, pronto a ammanettarlo, e a questo punto Cripple vi dira' che a lui sembrava solo di sognare, non poteva crederci, mai gli era successa in vita sua una cosa tanto disonorevole, sentiva il freddo morsicargli i polpastrelli, mangiargli l'epidermide, aveva provato a dire qualcosa ma il poliziotto gli aveva solo chiesto i documenti, lui li aveva tirati fuori e li aveva passati all'altro poliziotto, che era avvolto dal giubbotto, col pelo dell'imbottitura che gli usciva dal cappuccio facendolo somigliare a una specie di agghiacciante mostro delle nevi come se attorno non ci fosse gia' abbastanza neve e il freddo non facesse gia' abbastanza ghiacciare, un dannato freddo secco che rendeva la neve cosi' polverosa che non potevi nemmeno metterla assieme per farci le palle, tutta quella neve e niente palle, da non credere, vi dira' Cripple, e voi dovrete ridere perche' quello sara' il suo modo di dimostrarvi che lui ancora ha tutto lo smalto del raccontatore, e poi vi dira' che i due, lui li ha visti, i due si sono guardati, e avevano una strana luce negli occhi, e uno e' rimasto con lui mentre l'altro si e' allontanato per controllare meglio il passaporto, chissa' cosa cazzo da controllare c'era mai, forse qualcuno aveva avvisato i due poliziotti che c'era stato l'ennesimo furto con scasso da quelle parti, ultimamente i ladri si introducevano nella case di Grand Forks di continuo e allora i poliziotti erano innervositi, fermavano chiunque, ad ogni modo adesso il poliziotto e' entrato nell'abitacolo della sua auto e Cripple si trova li', in posizione d'arresto, con le mani in vista, senza poterle mettere in tasca, se non vuole che succeda qualcosa di brutto, e sono gia' trascorsi tre o quattro minuti, il freddo lo sta artigliando alle mani, in North Dakota la natura e' cattivissima, e' come una specie di granchio invisibile che ti chiude le chele su qualunque centimetro di carne scoperta, e allora Cripple che ha capelli lunghi, barba lunga, baffi lunghi, e quante volte avra' poi pensato che e' stato per quello che gli sbirracci lo avevano fermato, solo perche' aveva un aspetto troppo selvaggio, comincia a dire qualcosa, dice “I'm freezing here, sir” e poi “Sir, I'm really cold” e anche “Please, sir, my hands are freezing” e “It's dangerous here”, ma niente, un minuto, due minuti, tre minuti, il poliziotto all'interno dell'abitacolo illuminato da una lampadina non muove la testa dal passaporto, “I don't have gloves, sir”, “Please, sir”, “Please!”, e poiche' Cripple alza troppo la voce il poliziotto che gli sta davanti e lo guarda impassibile prende paura, alza a sua volta il tono di voce, gli dice qualcosa che Cripple non capisce, Cripple sente solo il freddo aggredirlo e sa cosa succedera' alle sue mani se non le mettera' in tasca, lui le perdera' le sue cazze mani, e ci finira' stecchito sul terreno gelato, ghiacciato e innevato di quel posto di merda di nome Grand Forks, e tutto questo in nome della letteratura, in nome di un qualche pezzo di poltrona, di un po' di soldi, di un lavoro, e poi ci sara' un qualche trafiletto su qualche giornale e lui sara' solo un altro caso di vittima di violenza gratuita della polizia americana, e allora Cripple manda giu' un po' di saliva e lo fa: si mette le mani in tasca, e al diavolo le conseguenze, e quello stronzo di poliziotto altro non aspetta, grida, slaccia la fondina della pistola, grida, lui supplica di capire “Sir, please!”, “Sir, understand me!”, e poi Cripple fa la cosa che arma la pistola del suo destino, si trova a solo cinquanta metri dalla porta di casa, cinquanta metri, cinquanta, cosi' Cripple si mette a correre, svelto, corre, poi sente come un treno merci che lo raggiunge alla schiena, lo travolge e lo schiaccia, e lui casca a terra, c'e' sangue, e un dolore lancinante, e insomma, vi dira' che il poliziotto gli ha piantato una pallottola nella gamba e gliel'ha messa fuori uso e cosi' da quel giorno gli e' toccato andare in giro con quel bastone di merda che si porta appresso, e se e' in vena di conversari Cripple vi spieghera' come quei due stronzi di poliziotti americani alla fine al processo l'abbiano anche fatta franca sostenendo che loro stavano soltanto facendo il loro dannato mestiere e che Cripple avrebbe dovuto pensarci due volte a coprirsi bene le manine prima di uscire di casa se gli friggevano tanto facilmente a quaranta sotto zero, questo Cripple vi dira', ma arrivato a questo punto probabile che perdera' ogni voglia di proseguire e comincera' a guardarvi storto, proprio torvamente, e voi dovrete essere gentili con lui, capire senza dire una parola, salutarlo e spostarvi altrove, senza nemmeno offrirgli da bere o altro, solo andare via, il piu' silenziosi possibile.


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