Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
PALLONE DA CALCIO
Proprietario
Fabrizio Pizzuto, autore di "La radice quadrata di Ralph" (Midgard, 2006)


Prezzo

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800 €
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A proposito di questo oggetto...
Mercoledì di coppa
di Fabrizio Pizzuto

Mercoledì, ore 20. Roma. Piove.
Bella novità... quest’anno a Roma piove sempre.
Io ho l’abbonamento della Roma e oggi si recupera la partita con la Sampdoria, sospesa per pioggia... ma io al mercoledì lavoro. Alla domenica non lavoro. È questa la differenza tra un giorno lavorativo e uno no... che in quello lavorativo lavoro, in quell’altro mi vedo le partite.
“Sì, pronto… ciao tesoro… sì piove ancora ho visto... sono sul bus, lo sto portando al deposito, tra poco stacco e torno… che fa la Roma? Ah, sì… che hai preparato? Sì mangiate pure… non lo so a che ora mi sbrigo, ma un’altra oretta almeno… ok, sì... ssì.. un bacio”
Dunque, dov’ero? Sì, ecco…wooooow che bella….
“Mi scusi so che non siamo proprio alla fermata…”
“Signorina io sto andando al deposito…”
“Posso salire... piove...”
“È già salita mi sembra...”
“Eheheh”
Che dolce…
“Dove deve arrivare?”
“A casa mia… a via di Bravetta”
“È una piccola deviazione… la porto io, a quest’ora non se ne accorgerà nessuno... sono pure in anticipo” (e gioca la Roma)
“Come passi le giornate? Posso darti del tu?”
“Gino”
“Ti do del Gino allora, eheheheh”.
Che carina. “Guardi signorina, io lavoro tutti i giorni, quando non lavoro mi vedo le partite di calcio, oppure sto un po’ con mia figlia... adesso ha 5 anni, li fa martedì… le facciamo la festa di domenica così ci posso stare io”
“E come si chiama?”
“Luisa si chiama… Luisella”
“Sei un padre apprensivo Gino?”
“Nsomma… io lo so che i bambini devono vivere e sperimentare… ecco, va in balcone ad esempio io resto tutto il tempo a guardare che non si sporge giù… già me vedo quand’è grande, i ragazzetti a casa… mamma mia, nun ce posso pensà…”
“Ecco, io abito qui, c’è proprio la fermata... perché non vieni a prendere un tè una volta… per sdebitarmi, è molto generoso che sei arrivato fino qui…”
“Si figuri è stato un piacere… Ma ecco, se volessi venire davvero, mica so come trovarla…”
“Questo è il mio biglietto da visita, faccio l’antiquario, mi chiamo Duilia… è stato gentile, sarà un piacere… in fondo è un tè, non si senta colpevole…”
Non si senta colpevole… e chi se sente più niente, se mi vede mi moglie con sto ghigno… devo smetterla, piove, ho lavorato fino a tardi e me perdo la Roma, se rido se vede…

Giovedì ore 20. Roma. Piove. Piove sempre st’anno, cazzo…
Io guido.
“Ciaooo!”
“Duilia!”
“Hai buona memoria”
“Eh, si nun me scordo niente.. almeno non 24 ore dopo…”
“Eheheh”
“Che facciamo? Tutto il giro e ti porto a casa?”
“Eheheh, ma no, scendo come gli altri... casomai vieni a cena…”
Amme quasi me puzza così…
“Niente di speciale, un piatto, un bicchiere, poi rientri”

“Pronto, cara… mangiate voi, devo fa altre du' corse, mangio un panino coi colleghi... sì, sì… non mi aspettate, ma non torno tardi... almeno penso”
Il citofono mica lo so... vediamo nel biglietto… ma 'ndo sta… cazzo come si chiama? Il biglietto era questo… no, non c’è scritto Duilia... Luisa, Luisa Bontempo, via del Governo Vecchio… ma che è… fanculo.”

“Mi scusi cercavo una certa Duilia…”
“No, ha sbagliato”
“Sa dove abita?”
“Non conosco nessuno con quel nome…”
“Mi scusi cercavo una certa Duilia”
“No, ha sbagliato...”
“Sei tu? Sono l’autista dell’autobus, Gino…”
“Le dico che ha sbagliato!”
“Pronto cara, mi sono liberato... c’è ancora un piatto… no va bene va bene… mi prendo un panino e torno”
Ma porc… mica posso citofonare a tutto lo stabile… stabile.. uno stabile instabile.. mah.

Venerdì, ore 20. Roma. Piove.
“A Gino, o sai che dicono che piove più a Roma che a Londra?”
“Te credo, piove sempre... ma st’anno!”
“No, dice sempre... ma perché a Londra piove sempre, ma poco... è la quantità d’acqua, qua fa gli acquazzoni”
“Boh, po esse”
“Dice che vai in deposito, te sbrighi presto oggi..”

“Cara, sono al deposito… sì , sì… sto rientrando….”
Inquadratura della lama, un viso forse di donna vi è riflesso, gesto veloce, schizzo rosso, Gino, mano al collo, ansima, non riesce a parlare… il telefono per terra, dalla gola scende sangue, non riesce a gridare, nessuno dentro al bus... qualcuno per strada corre via… inquadratura del bus sempre più dall’alto finché non diventa distinguibile… Roma!”


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