Antologia - Orbite vuote

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Orbite vuote
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Marco Candida - Il mostro della piscina

Marco Candida

Il mostro della piscina








titolo horror
COLTELLO
Proprietario
Loredana Lucchin, lettrice


Prezzo

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3,30 €
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A proposito di questo oggetto...
Metamorfosi
di Loredana Lucchin

Ora lei è stesa sul letto.
La penombra della stanza la culla in un abbraccio ovattato, mentre vede danzare la polvere nelle strisce di luce che filtrano dalle persiane chiuse, come minuscoli insetti volanti.

Non ricorda l'ultima volta che si è sentita così.

Si muove pigramente tra le coltri, lì dove fino a qualche ora prima lui l'aveva riscaldata con la sua pelle.
Chiude gli occhi per un momento, cercando di evocare di nuovo quel calore, quell'abbraccio.
C'è il suo odore nelle lenzuola ancora umide di loro.

Istintivamente la sua mano scende lungo il suo ventre, più in basso.
Dolcemente sfiora quelle labbra, tra le quali ci sono ancora gocce del suo seme caldo.
Aveva goduto in lei, con lei... l'aveva fatta vibrare, fremere, urlare...

Le sembra ancora di sentire la sua bocca calda sul collo, e da dietro le palpebre chiuse vede la brace ardente dei suoi occhi, così scuri, così intensi , così belli mentre la guardano durante quell'amplesso di corpi, di
sensi, di umori.

Si ritrova a pensare che probabilmente è stato il miglior amante che abbia mai avuto.

Aveva incontrato molti uomini nella sua vita, molti uomini egoisti che pensavano solo al proprio piacere, riducendo l'amore ad una sessione di ginnastica.
Ma lui no. Non quel bellissimo ragazzo dai lineamenti fini, che aveva saputo dirle esattamente ciò che lei voleva sentirsi dire e aveva saputo toccarla proprio come le piaceva essere toccata...

Era stato facile averlo.
Nel locale dove lo aveva visto la sera prima lui spiccava per la sua bellezza selvaggia, con quell'aria un po' trasandata, la barba di qualche giorno e i capelli lunghi che gli incorniciavano l'ovale del viso.
Lei aveva deciso che lo avrebbe avuto quella sera stessa.

Per lei non era un problema conquistare un uomo...
Aveva una particolare arte nel guardarli, un modo un po' obliquo di fissarli con i suoi occhi verdi, occhi da gatta, occhi da predatore.

Lui era caduto in quell'ipnosi e sembrava rapito mentre le fissava le labbra voluttuose, con le quali lei amava provocare la sua vittima.
Aveva giocato così un po' con lui, mentre beveva il drink che le aveva offerto.

Le aveva detto il suo nome?
In questo momento lei non ricorda e non le importa.

Sa solo che mentre la accompagnava a casa lei sentiva forte il suo odore di uomo e la mente si ottenebrava in quella sensazione.
I suoi sensi erano così accesi che poteva quasi sentirgli pulsare il sangue nelle vene.

Ancora non avevano richiuso la porta alle loro spalle che lui aveva già cominciato a spogliarla.
L'aveva poi sollevata agevolmente e spinta con la schiena contro il muro dell'ingresso, mentre la baciava avido.

Si solleva un po' sui gomiti e si guarda intorno nella stanza; ci sono ancora le tracce di quella passione violenta, i suoi vestiti sono sparsi ovunque sul pavimento.

Vede la sua immagine riflessa nello specchio alla sua destra.
Nella debole luce la sua pelle bianchissima risalta netta sotto la cascata nera dei suoi capelli.
Una goccia scura le è scesa dall'angolo delle labbra carnose, giù lungo la curva dolce della gola, lasciandole una sottile scia, come una lacrima rossa.

Pensa che, ancora una volta, adesso ha qualcosa di importante di cui si dovrà occupare.

Guarda alla sua sinistra, nel letto.
Lui è ancora lì.
Solo che, attorno a lui, le lenzuola hanno cambiato colore.

E' steso su un fianco, dandole le spalle.
Ma il suo viso la guarda, i bellissimi occhi vuoti sono ormai persi nel buio.
I suoi capelli sono intrisi del sangue sgorgato dallo squarcio che gli devasta la gola, fino quasi a decapitarlo.

"E' un peccato" pensa lei, mentre ripulisce la lama del coltello e si prepara a far sparire anche quel corpo.
"Un vero peccato".


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